20 aprile 2016

Libertà di stampa, Italia crolla ancora adesso siamo al 77° posto: dietro Nicaragua e Moldavia


La cosa bella è che la notizia è stata ripresa da tutte le testate giornalistiche main stream, proprio coloro che dovrebbero garantire un’informazione pulita e libera. Invece i filtri spesso avvengono proprio a livello editoriale, o per non disturbare il padrone o per manipolare subdolamente la popolazione al fine di divulgare ideologie vicine al gruppo.

La libertà di stampa è regredita in tutte le regioni del mondo nel 2015, specialmente nelle Americhe che per la prima volta sono state superate dall’Africa: lo riferisce Reporter senza frontiere nella sua classifica annuale. L’Italia si trova al 77esimo posto, avendo perso quattro posizioni rispetto allo scorso anno, davanti al Benin e alla Guinea Bisseau e dietro la Moldova. Il Paese più virtuoso è la Finlandia, seguita sul podio da Olanda e Norvegia. La classifica è chiusa da Vietnam (175), Cina (176), Siria (177), Turkmenistan (178), Corea del Nord (179) ed Eritrea (180).


“Tutti gli indicatori della classifica testimoniano un regresso. Molte autorità pubbliche stanno cercando di riprendere il controllo del loro Paese, temendo grandi aperture del dibattito pubblico”, ha commentato Christophe Deloire, segretario generale di Rsf.


Se la situazione si è aggravata in tutte le aree geografiche, il continente americano – in particolare – ha fatto registrare un grande passo indietro soprattutto a causa dell’uccisione di numerosi giornalisti nell’America centrale. In America latina, “la violenza istituzionale (in Venezuela, 139esimo, ed Ecuador, 109) e quella del crimine organizzato (Honduras, 137), l’impunità (Colombia, 134), la corruzione (Brasile, 104), la concentrazione dei media (Argentina, 54) rappresentano i principali ostacoli alla libertà di stampa”, ha spiegato Reporter senza frontiere. In America del Nord, gli Stati uniti (41) soffrono invece la cyber-sorveglianza e il Canada – che perde dieci posizioni, al 18esimo posto – ha visto la sua situazione degradarsi “durante la fine del mandato dell’ex primo ministro Stephen Harper”.



E così, le Americhe sono finite dietro l’Africa, anche se la zona dell’Africa del Nord e del Medio Oriente resta la regione del mondo in cui i giornalisti sono “più sottoposti a pressioni di ogni sorta”. In alcuni paesi in crisi, come Iraq (158), Libia (164) e Yemen (170), “esercitare la professione di giornalista denota coraggio”, ha sottolineato Rsf, che ha accolto con favore il miglioramento della situazione in Tunisia (96esima, dopo aver guadagnato 30 posizioni), dove si registra “un consolidamento degli effetti positivi della rivoluzione”.


Fonte: www.today.it
Posta un commento

Facebook Seguimi