28 aprile 2016

La Grecia di nuovo a corto di liquidità. Il Governo sequestra i soldi degli ospedali


Il ministero della Salute chiede con una lettera ai direttori sanitari di girare tutti i contanti a disposizione su un conto corrente della Banca centrale. Per “Kathimerini” senza un’intesa con i creditori i soldi in cassa finiranno a metà maggio, poi il paese potrà raccogliere capitali solo indebitandosi sul mercato.

La Grecia è (di nuovo) a corto di liquidità e senza un’intesa con i creditori che sblocchi una nuova tranche di aiuti – scrive il quotidiano “Kathimerini” – i soldi nelle casse dello Stato potrebbero finire a metà maggio. Il Governo Tsipras ha provato sin da gennaio a limitare le uscite lavorando di lima: nel primo trimestre le spese primarie pubbliche sono state di 1,34 miliardi inferiori rispetto al budget previsto di 10,5 miliardi. L’esecutivo ha pagato regolarmente pensioni e stipendi ma ha risparmiato su tutto il resto, compreso i pagamenti alle strutture sanitarie. La prudenza però non è bastata: il 21 aprile il ministero della Salute ha inviato agli ospedali una lettera nella quale chiede di spostare tutta la loro liquidità su un conto speciale della Banca Centrale. E’ la stessa strategia utilizzata lo scorso anno tra maggio e giugno, quando – con i negoziati con i creditori in stallo e con il paese sull’orlo del default – Atene ha obbligato tutte le realtà statali a girare i soldi in cassa su un conto centralizzato, utilizzato poi come garanzia per raccogliere nuovi fondi a brevissimo termine sul mercato obbligazionario e per tenere in piedi la macchina pubblica.

L’allarme sulla liquidità della Grecia è chiaro anche ai creditori. “La situazione è preoccupante – ha detto nei giorni scorsi Klaus Regling, il numero uno del Meccanismo europeo di stabilità -. C’è il serio rischio che il governo sia costretto di nuovo a indebitarsi sul mercato domestico”. La speranza di tutti è che le trattative di queste ore portino a un’intesa tra il Partenone e l’ex Troika che consenta di sbloccare una nuova tranche di aiuti da 5 miliardi, necessaria per pagare i 3,6 miliardi di prestiti in scadenza a giugno e dare un po’ di ossigeno alle casse dello stato. L’obiettivo resta quello di arrivare al redde rationem in un Eurogruppo straordinario che potrebbe essere convocato già per giovedì. Ma la strada è ancora in salita. Ue e Fmi hanno chiesto ad Atene di legislare una serie di misure di salvaguardia (leggi nuovi tagli) da 3 miliardi da far scattare nel 2018 in automatico se l’austerity allo studio in queste ore, oltre tre miliardi tra nuove tasse e risparmi sulle pensioni, non consentiranno di arrivare per quella data a un avanzo primario pari al 3,5% del pil.

Il ministro alle finanze Euclid Tsakalotos ha fatto presente che la legge ellenica non consente di approvare interventi preventivi di quel tipo, garantendo però che il governo cercherà una soluzione con i creditori. Il compito più difficile arriverà però dopo, quando il premier sarà costretto a far passare questi interventi in un Parlamento dove ha una maggioranza sottile (153 deputati su 300) e dove i mal di pancia all’interno di Syriza continuano a moltiplicarsi.

Posta un commento

Facebook Seguimi