26 aprile 2016

Ha trascorso 28 anni di carcere per la sua fede. E il Papa compie un gesto inaspettato


Nell’Udienza Generale il Pontefice si è commosso di fronte a un sacerdote perseguitato dal comunismo. Ed esprime così il suo sentimento…

Papa Francesco ha baciato le mani di Ernest Simoni, sacerdote albanese che ha trascorso 28 anni in prigione. La sua colpa? Essere fedele alla Chiesa durante il regime comunista.

Il gesto del Vescovo di Roma, commosso, ha avuto luogo in piazza San Pietro dopo l’udienza generale di questo mercoledì 20 aprile.

“È un martire albanese”, ha detto il Papa. Ancora una volta “si sono incontrati faccia a faccia, con le teste unite. Come capitato già la prima volte in quel novembre 2014 a Tirana, quando il Papa ha pianto dopo aver ascoltato le torture subite dal sacerdote per non voler rinnegare Cristo”.

“Il Papa ha immediatamente accolto padre Ernest, che lo ha chiamato col suo nome: ‘Simoni’. E ha mostrato di ricordare la storia della sua persecuzione, raccontata nella cattedrale di Tirana nel 2014 ad Aleteia dal giornalista italiano Mimmo Muolo.

“Ovviamente padre Ernest ha fatto di tutto affinché il Santo Padre non gli baciasse le mani. A sua volta ha tentato di baciare quelle del Papa”, ha dichiarato Muolo, vaticanista diAvvenire, che ha scritto il libro Don Ernest Simoni. Dalla persecuzione all’incontro con Francesco (ed. San Paoline, 2016).

Sono stati anni di terrore sotto il regime comunista in Albania, unica nazione dichiarata “atea” per costituzione nel 1973. ” Per 11 giorni padre Ernest ha subito torture”, ha raccontato Muolo.

Al suo compagno di cella hanno ordinato di rilasciare una confessione. Ha provocato il religioso per suscitare in lui rabbia e fargli parlar male del regime per poterlo infine farlo andare al patibolo.

Tuttavia don Ernest ha trovato soltanto parole di perdono e di preghiera per i suoi carnefici. E così la pena di morte è stata trasformata in 25 anni di lavori forzati nelle miniere e nelle fogne di Scutari.

“Tutto è iniziato la notte di Natale del 1963, quando sono stato arrestato per il fatto di essere un ‘semplice sacerdote’, portato in una cella isolata, torturato e condannato a morte”, ha raccontato ad Aleteia padre Ernest Simoni.

Il 5 settembre 1990 per padre Simoni è arrivata la libertà, e da allora ha mantenuto una vita pastorale molto attiva. È come se, parlando della conversione del mondo, abbia recuperato vigore.

La sua seconda vita dopo il carcere: evangelizzare


Come hai fatto a sopravvivere 28 anni in carcere? “Io non ho fatto niente, ha fatto tutto Gesù”.

Nessuna domanda riesce a scalfire più di tanto la passione di questo sacerdote di 89 anni, che non è mai stanco di evangelizzare.

Confessare e fare la comunione ai contadini: questa è la sua missione pastorale, che lo porta a percorrere chilometri raggiungendo marciapiedi e villaggi sperduti dell’Albania, oltre a viaggiare per il mondo per dare testimonianza agli emigrati del suo paese.

“Riposati, padre Ernest”, insiste il suo vescovo Angelo Massafra, arcivescovo di Scutari-Pult, conscio del peso fisico che porta sulle sue spalle in seguito ad anni di duro lavoro in una miniera e di torture dei fedeli al dittatore Enver Hoxha. Tutto ciò senza arrivare ad odiare nessuno.

“Gesù ha detto a Gloria Polo, che l’ha resuscitata a 21 anni in Colombia: ‘Io ti consegno alla vita’. Ma questa beatitudine, questa felicità nel vedere il paradiso è la stessa di tutti i popoli e di tutto il mondo”, ha dichiarato.

Il secondo abbraccio con Papa Francesco




Di questo incontro col Papa, il sacerdote ha confessato di essere stato colpito soprattutto dal fatto che “tutti osservano sapendo che il Santo Padre, come dice Gesù, è perfettamente in connessione con la parola di Dio”.

E questo di trague in “amare e perdonare ogni giorno, aiutare spiritualmente e materialmente agli orfani, ai poveri”.

“Gesù è morto per salvare tutti gli uomini, non soltanto i cattolici”; ha continuato il sacerdote, che da prigioniero ha ricordato a memoria la messa in latino e ha distribuito l’ostia per dare speranza eterna”

Padre Ernest ha ammesso che nei suoi due incontri con Papa Francesco ciò che lo ha sorpreso è che lui è “un padre di tutti coloro che vivono in difficoltà”. Dopo una breve pausa ha continuato, qualificandolo come una “immagine fondamentale di Gesù”.

Mantiene inoltre il suo impegno a favore “della conversione, amando Gesù con le opere, aiutando tutti i poveri, sperando nella resurrezione che solo Gesù può dare al mondo intero”.

La morte contrapposta alla fede

“Senza Gesù non si può fare nulla, con Lui facciamo ogni cosa; che viviamo o che moriamo, siamo viventi in Gesù – citando San Paolo – perché per coloro che credono non esiste la morte”.

Poi ha ribadito che lo spirito prevale su tutto il corpo. “La morte è il peccato”; ha detto sottolineando il valore della penitenza e del digiuno, raccomandando di pregare il “santissimo rosario donatoci dalla Santissima Vergine”.

In questo modo “la famiglia, la società e il mondo intero potranno essere salvati”; ha aggiunto”.

La conversione

Infine la testimonianza della vita di questo sacerdote chiama al perdono dei nemici, alla riconciliazione, all’umiliazione per un bene superiore.

E chiede “amore, carità conversione e santità del matrimonio, perché ciò che è legato in terra è legato nel cielo”, come insegnamento per tutti.

La conversione di tutti gli uomini a “Gesù onnipotente”, ha suggerito, non è un aspetto “ideologico o filosofico”.

“Con Dio non si contratta. Ego sum qui sum (io sono ciò che sono). Io ti ho creato, chi non è con me è contro di me”; ha aggiunto.

E poi, “la salvezza di Gesù con il suo amore e verità è un dono per il mondo”.

Il potere dell’amore

“In tutti i presidenti, i milionari, gli imperatori da Nerone a Costantino (l’imperatore che si è convertito al cristianesimo), nel doge (la massima autorità della repubblica di Venezia), Gesù regna sopra ogni cosa attraverso il potere dell’amore”, ha dichiarato.

“Prostriamoci davanti a Gesù e a Maria Santissima, cercando perdono affinché la loro misericordia regni in tutto il mondo, sopra tutti i peccatori, in modo che ognuno si possa salvare”, ha concluso.

I martiri

Nel luglio 2015 è e stata consegnata la Positio alla Congregazione delle cause dei santi – due volumi di 2500 pagine – che mostra il sacrifico di 38 martiri durante l’epoca comunista in Albania.

Si è ora in attesa della fase finale, che potrebbe avvenire prima della fine dell’Anno della Misericordia.

Padre Ernest è carne vivente di questa pagina della storia dei moderni martiri cristiani, scritta in pochi decenni. Bisogna ricordare che è la stessa storia di un libro che si sta scrivendo adesso con il sangue innocente in Medio Oriente e in altre parti del mondo.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Valerio Evangelista]

Fonte: Aleteia
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