24 aprile 2016

Gli Usa: “Daremo una lezione alla Russia”


“Dobbiamo inviargli un chiaro messaggio, devono capire che ad ogni azione corrisponde una reazione”. L’ormai prossimo nuovo comandante delle forze armate americane in Europa, il generale Curtis “Mike” Scaparrotti, nella sua prima audizione alla Commissione Servizi Armati del Senato, ha tracciato la linea che intende seguire alla guida di EUCOM.

“Chi mette a rischio le nostre navi o i nostri aerei, riceverà una risposta in linea con la minaccia. I voli in prossimità delle nostre navi, i pattugliamenti sottomarini, la costante minaccia per gli Stati Baltici, l’Ucraina e la Crimea: è chiaro che Putin sta cercando di contrastare la NATO. Stiamo già lavorando per elaborare le migliori contromisure tattiche per la guerra ibrida che la Russia sta attuando in Ucraina”.

Con il termine “guerra ibrida” ci si riferisce ad un supporto informatico di ultima generazione combinato alle forze convenzionali che non dispongono di tale asset.

“La NATO deve essere una forza agile così da contrastare le minacce che provengono dai fianchi orientali e a sud, una capacità che adesso ci manca. Dobbiamo evolvere il nostro asset in base alle esigenze, ecco perché ritengo che una brigata corazzata permanente in Europa sia assolutamente necessaria”.

L’attuale strategia Usa in Europa elaborata nella European Reassurance Initiative, prevede la rotazione di tre brigate corazzate.

“Dobbiamo sviluppare relazioni e procedure operative, creando anche meno disagio nelle famiglie dei militari”.

Il nuovo comandante di EUCOM si è poi soffermato sull’Ucraina. La proposta di Scaparrotti è quella di fornire equipaggiamento anticarro all’esercito regolare ucraino per arginare una possibile offensiva blindata russa.

“Dobbiamo capire di cosa hanno bisogno ed in questo momento hanno necessità di armi anti-carro. Credo potremmo fornire loro i sistemi Javelin”.

Scaparrotti precisa che gli Stati Uniti dovrebbero fornire l’equipaggiamento di immediato impiego, rilevando che i militari ucraini hanno faticato a trasformarsi in una moderna forza di combattimento.

Lo scorso dicembre, la Lituania avanzò al Pentagono una richiesta ufficiale per la vendita dei sistemi Javelin per contrastare una potenziale avanzata russa.

“La Russia continuerà ad espandersi nei prossimi anni, il Congresso non può permettersi di tagliare altri fondi alle forze armate che limiterebbero la capacità di reazione ad un’invasione”.

Le dichiarazioni di Scaparrotti vanno lette in chiave tattica. Se scoppiasse una guerra contro i russi, questi ultimi potrebbero raggiungere Tallin, capitale dell’Estonia, in 36 ore. In un nuovo rapporto pubblicato su WarOntheRocks, si evidenziano le principali criticità delle forze della NATO.

“Mentre l’esercito russo è una piccola frazione di quello sovietico, abbiamo scoperto che potrebbe schierare in dieci giorni 27 battaglioni completamente equipaggiati (30- 50.000 soldati) per un attacco contro i baltici, pur mantenendo la sua campagna coercitiva contro l’Ucraina. I battaglioni sarebbero supportati da veicoli blindati leggeri e pesanti. La NATO, intanto, sarebbe in grado di contrattaccare con mezzi leggermente blindati. Ottimisticamente parlando, la NATO potrebbe schierare tre brigate di fanteria, una brigata Stryker ed un brigata pesante. Forze che non bilancerebbero il vantaggio iniziale russo con una proporzione di 7 a 1 per le truppe sul campo, di 5 a 1 per gli elicotteri, 4 a 1 per l’artiglieria da campo. La proporzione sale a 16 a 1 per le brigate lanciarazzi a lungo raggio e di 24 a 1 per i caccia”.

Nel rapporto si rileva che i russi hanno in linea artiglieria e razzi con una gittata maggiore rispetto ai loro omologhi statunitensi. Ed in effetti, analizzando gli attuali numeri, gli Stati Uniti non hanno schierato in Europa sistemi MLRS. Paragonando la gittata massima, i Multiple-Launch Rocket americani potrebbero colpire obiettivi a 70 km di distanza contro quelli russi in grado di raggiungere bersagli a 90 km.

“Possiamo certamente affermare che la dotazione anti-carro russa sarebbe in grado di penetrare la corazza delle nostre migliori piattaforme, M1 compresi. La prima ondata russa, probabilmente formata da 450 carri armati pesanti, travolgerebbe i carri statunitensi di guardia presenti in Europa tra le 20 e le 30 unità”.

“Una sfilza di altre questioni aggravano il problema. In primo luogo, gli alleati della NATO dovrebbero compensare immediatamente questi svantaggi, ritirando le truppe all’estero ed ottimizzandole per impieghi di prossimità”.

Stati Uniti e partner hanno anche costantemente ridotto le infrastrutture necessarie per supportare qualsiasi tipo di deterrente sostanziale o sforzo difensivo in Europa. Oggi, non ci sono brigate logistiche operative. Senza una logistica adeguata, un avversario meglio preparato potrebbe sopraffare la NATO.

“In secondo luogo la forza aerea, a lungo considerata la carta vincente degli Stati Uniti. Grazie a questa sicurezza, sono state ritirate le forze di artiglieria che avrebbero dovuto rappresentare la difesa organica della NATO. La Russia dispone probabilmente della migliore linea di difesa aerea del mondo. Operando da posizioni all’interno del territorio russo, i SAM farebbero strage di caccia alleati”.

A differenza delle recenti guerre americane, nei primi giorni cruciali di un qualsiasi conflitto contro i russi, le forze di terra alleate avrebbero limitato supporto aereo ed in ridotte finestre di tempo e spazio. Mosca, invece, potrebbe fare alzare centinaia di piattaforme aeree.

“Queste ultime sono qualitativamente inferiori a quelle dell’Alleanza, ma combinate con i sistemi di difesa rappresentano una minaccia reale. In cima a tutti questi problemi, la geografia giocherà una ruolo determinante. 130 miglia: questa la distanza dal confine russo a Riga. Un tratto che le forze corazzate moderne possono attraversare in ore”.

Ad oggi, non ci sarebbe il tempo per infliggere danni sufficiente per fermare un attacco russo, con le attuali forze della NATO.

“Aggiungete il fatto che a partire dal 2019, le forze statunitensi non potranno più usare armi a grappolo. Una decisione ammirevole dal punto di vista umanitario, ma non a livello tattico. I russi non avranno di questi problemi. Data la debolezza della NATO, questa non è una concessione banale”.

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