16 aprile 2016

Confessioni di un Sicario sui Panama Papers


Le Carte di Panama non dovrebbero essere una sorpresa. Io ero lì nel 1970, quando fu messo in moto il sistema ora rivelato. Come Sicario dell’Economia (SE), ho contribuito a forgiare questa economia globale che si basa su crimini legalizzati. Si tratta di un sistema in cui 62 persone possiedono tanta ricchezza quanta la metà della popolazione mondiale, e una manciata di super-ricchi controlla governi in tutto il mondo. Le grandi multinazionali beneficiano di infrastrutture e servizi sociali senza pagare il conto. Il cittadino medio statunitense li paga con le tasse sui suoi sudati introiti, mentre i più ricchi e le loro imprese nascondono i loro redditi in paradisi fiscali come Panama.

Le origini di Panama come scudo fiscale risalgono al 1903, quando il presidente Theodore Roosevelt fomentò una ribellione per strappare Panama alla Colombia in modo che gli USA potessero costruire il Canale di Panama. J.P. Morgan e la sua banca divennero l’agente fiscale ufficiale del nuovo paese. Presto Panama approvò leggi che permisero alla Standard Oil Company di John D. Rockefeller di registrare le sue navi lì, evitando le tasse e i regolamenti degli Stati Uniti – così sono nati i paradisi fiscali panamensi.

Io fui inviato a Panama per convincere l’allora capo di stato Omar Torrijos a smetterla di insistere che gli Stati Uniti restituissero la proprietà del canale a Panama, e per ammorbidire il suo sostegno ai movimenti nazionalisti dell’America Latina. Torrijos non cedette sul canale, ma lasciò che il suo paese diventasse un paradiso fiscale per le multinazionali. Mi disse: “Se il vostro paese è determinato a sfruttare il mio, il minimo che posso fare è aiutare le multinazionali a non pagare le tasse che supportano la CIA e il Pentagono!”

Torrijos morì nel 1981 in un incidente aereo che molti credono sia stato orchestrato dalla CIA. Da allora, le amministrazioni panamensi sono state un pupazzo degli interessi commerciali USA, e il paese è uno scudo fiscale per i super ricchi. Nel corso degli ultimi 12 anni, il sistema che ha contribuito a crearlo si è diffuso dai paesi in via di sviluppo agli Stati Uniti, all’Europa e al resto del mondo. Il risultato è un’economia globale fallita: due miliardi e mezzo di persone vivono al di sotto della soglia di povertà, con meno di 2 dollari al giorno. Sette persone su 10 vivono in paesi con diseguaglianze peggiori rispetto a 30 anni fa. Meno del 5% della popolazione mondiale vive negli Stati Uniti, ma consuma il 25% delle risorse del pianeta. Meno dell’1% di quel 5% detta non solo le politiche statunitensi, ma anche quelle di massima parte degli altri paesi. E’ un sistema economico basato sul debito, sulla paura, sulla militarizzazione e sull’estrazione delle risorse per sostenersi, consumandosi fino all’estinzione.

Qui c’è una lezione. In questo anno di elezioni, dobbiamo capire che il prossimo presidente degli Stati Uniti ha poteri molto limitati. I veri poteri stanno nelle grandi multinazionali e nelle persone che le gestiscono. Quando i miliardari sono in grado di far approvare leggi come l’accordo di promozione commerciale Stati Uniti-Panama del 2012 e il NAFTA, dando più potere alle loro imprese che alle nazioni sovrane, è il momento di cambiare. Dobbiamo creare un’economia dedita a ripulire l’inquinamento, a sviluppare nuove tecnologie che riciclino i rifiuti e risparmino il pianeta, a creare sistemi che allevino la disperazione, la povertà, la fame, e le cause della violenza e del terrorismo. Questo sistema deve includere una tassazione equa: chi beneficia delle infrastrutture deve contribuire a pagarle.

Le rivelazioni delle Carte di Panama sono un altro atto d’accusa di un sistema fallito che conosco fin troppo bene. Molto probabilmente queste ultime rivelazioni saranno la proverbiale goccia che fa traboccare il vaso e ci aiuta a capire che abbiamo la responsabilità, verso noi stessi e le future generazioni, di invertire questo corso terribilmente distruttivo.

Può essere invertito? Guardate il Vermont. In uno stato con meno dello 0,2% della popolazione degli Stati Uniti, un piccolo gruppo di attivisti e blogger ha messo sotto pressione con successo alcuni dei più grandi produttori di cibo del paese – Kellogg, General Mills, Campbell Soup, Mars, e ConAgri – perché cambino le loro politiche e si impegnino a etichettare gli OGM. Davide può sconfiggere Golia.

Molti vorranno concentrarsi sugli “arcinemici” rivelati dalle Carte di Panama, come Putin, e sulle celebrità e gli atleti strapagati. Cerchiamo di non farci distrarre. Cerchiamo invece di concentrarci sui super ricchi – quelli che finanziano le campagne politiche di chi sostiene i loro interessi, che promettono lauti ingaggi di consulenza quando quei politici perdono il loro mandato, e nascondono le loro fortune in paradisi fiscali come Panama.

Le Carte di Panama sono un monito: non si può chiudere un occhio sui crimini legalizzati. Che la gente del Vermont incoraggi tutti noi a passare all’azione.

Per concessione di ProMosaik
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