03 aprile 2016

BLOOMBERG DEMOLISCE LA FUSIONE BANCO POPOLARE - BPM. NESSUN VERO BENEFICIO E AVVISA: E I 360 MILIARDI DI CREDITI MARCI?


NEW YORK - L'Italia sembra finalmente in procinto di assistere a una fusione tra istituti bancari, ma resta ancora molto da fare per risolvere le gravi storture del settore bancario italiano, scrive Duncan Mavin in un editoriale per l'agenzia "Bloomberg", e su tutto grava un macigno costituito da centinaia di miliardi di euro di crediti concessi dalle banche italiane alla clientela e diventati inesigibili.

"La fusione tra Banco popolare Sc e Banca popolare di Milano Scarl (Bpm) - scrive l'agenzia Bloomberg - unisce una banca dal bilancio relativamente debole a una che invece gode di una posizione di relativa forza. In aggiunta, Banco popolare progetta un aumento di capitale da un miliardo di euro: i due istituti sostengono che l'entita' combinata avra' un healthy capital ratio del 13,7 per cento, mentre il monte delle sofferenze bancarie verra' portato in linea con quelli degli altri grandi istituti di credito del paese".

La riuscita della fusione potrebbe anche costituire l'innesco per un ulteriore consolidamento del settore bancario italiano, afferma di conserva il governo e il ministero dell'Economia.

Ma secondo l'editoriale scittto da Mavin, che rappresenta la posizione di Bloomberg, la più importante agenzia finanziaria del mondo, "queste aspettative vanno prese con la dovuta dose di scetticismo".

"Anzitutto - prosegue l'editoriale - non e' chiaro se e come un singolo accordo spianerà davvero la strada a una serie di altre iniziative simili. E' vero che lo scorso anno il governo è intervenuto per rimuovere alcuni degli ostacoli al consolidamento bancario, ma Banco Popolare e Bpm ancora non soddisfano i criteri di governance e capitale fissati dalla Banca centrale europea per un istituto bancario post-fusione. L'Eurotower, insomma, e' stata flessibile, ma non è detto lo sarà anche in futuro".

"In secondo luogo, qualora si verificassero davvero altri accordi tra banche italiane, non è detto che questi produrrebbero necessariamente guadagni in termini di efficienza auspicati dai regolatori. Popolare e Bpm, ad esempio, affermano di poter conseguire un risparmio pari al 10% dei loro costi combinati. Si tratta di un dato significativo, che però è soltanto ipotetico. Quanto al beneficio apportato dalle sinergie all'utile combinato, invece, la previsione e' di un deludente 1%, non del 10%".

"Ma anche al di là della mera questione delle fusioni - conclude l'editoriale - il settore bancario italiano resta soggetto a un problema enorme e irrisolto: quello costituito dai circa 360 miliardi di euro di crediti deteriorati che gravano sui bilanci degli istituti di credito".

Redazione Milano.



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