20 aprile 2016

Austerità per crescita ed occupazione: le contraddizioni di Padoan


Austerità, questa sconosciuta. Anzi, no. Se Renzi abbaia in Europa, Padoan in Italia tiene invece le redini ben strette. E lo fa sulla falsariga di quella che fu la drammatica – e palesemente inutile – ricetta di Mario Monti.

In audizione di fronte alle commissioni bilancio di Camera e Senato, il ministro ha spiegato che “il governo mantiene una politica fiscale rigorosa con misure espansive“, con obiettivi “il rilancio della crescita e dell’occupazione”. Da qui l’assenza di misure espansive, complice anche l’opposizione “austeritaria” da parte di Bruxelles, ma senza che dalle parti di via XX Settembre si sia comunque mostrato nemmeno un minimo di coraggio. La strada è sempre quella: alto livello di tassazione, revisione della spesa, concessioni quanto basta. Un combinato disposto che risulta del tutto insufficiente se davvero si vuole che l’Italia torni a crescere e ad offrire posti di lavoro. Obiettivi – quelli elencati da Padoan – pressoché irraggiungibili in misura soddisfacente fin tanto che si resterà nella morsa dell’austerità.

D’altra parte, senza un considerevole taglio delle tasse è difficile che il Pil riprenda a segnare i numeri di cui abbiamo disperato bisogno. E il taglio della spesa pubblica – che ultimamente va di moda chiamare con l’appellativo di spending review – non aiuterà in tal senso, se non altro perché ridurre la stessa significa incidere sul prodotto interno lordo dato che ne è parte integrante. Il problema è che, per poter parlare seriamente di crescita e di occupazione, abbiamo bisogno di almeno due punti di Pil in più ogni anno, gli unici che possono garantire un sensibile calo (almeno un punto) nel tasso di disoccupazione. Se però ad ogni Def le stime sulla cre
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