19 marzo 2016

Vietato indagare sugli attentati di Parigi


Hicham Hamza è un giornalista francese indipendente che ha scoperto indizi impressionanti sugli attentati islamici a Charlie Hebdo e al Bataclàn. E’ stato arrestato e incriminato, ufficialmente per “violazione del segreto istruttorio e diffusioni di immagini gravemente lesive della dignità umana”. Effettivamente aveva postato, il 15 dicembre, una foto ripresa all’interno del Bataclàn pochi minuti dopo la strage, perché mostrava l’orribile scena di decine di corpi smembrati.

Il punto è che non è stato Hamza a scattare la foto (subito scomparsa per ordine giudiziario). L’ha trovata su un tweet – il cui webmaster è situato a Gerusalemme – firmato “Israel News Feed” “@IsraelHatzolah”.


Da Israele, la prima a sapere


Ora, “IsraelHatzola” è praticamente la stessa cosa diUnited Hatzolah, una ONG israeliana di paramedici che collabora con l’esercito di Israele. Il presidente di United Hatzolah è particolarmente interessante: trattasi di Mark Gerson, un ebreo americano che è stato direttore esecutivo del famos think-tank neocon Project for a New American Century (PNAC), quello che consigliava il presidente Usa Bush jr., nel 2000, di lanciare un grande riarmo, per il quale però sarebbe stata necessaria “una nuova Pearl Harbor”. L’11 Settembre, quando la nuova Pearl Harbor si verificò, membri importanti del PNAC erano nel governo Bush, e lanciarono le guerre l’invasione dell’Afghanistan e dell’Irak.


Gi inquirenti francesi, invece di indagare su questa pista, invece di chiedersi come mai un sito israeliano legato ai necon e al Mossad aveva le foto dell’interno del teatro, scattate pochi minuti dopo la strage, hanno perseguito Hamza. Varie personalità politiche e giornalisti lo hanno querelato per diffamazione, contando di rovinarlo economicamente (sul suo sito Panamza, il perseguitato chiede ai lettori 10 mila euro per pagare le spese legali).

Che la persecuzione sia originata dal governo non c’è dubbio: Gilles Clavreul, delegato interministeriale di Valls , addetto alla “Lotta contro il razzismo e l’antisemitismo”, s’è lasciato sfuggire durante un’intervista radio di stare cercando “degli inghippi giuridici per arrivare a perseguire” il giornalista.

Hamza è colui che ha scoperto una quantità di indizi che consentono di interpretare l’attentato islamico del 13 novembre un false flag con “segnatura” sionista. Eccone i più significativi:
Il teatro Bataclan apparteneva ad una famiglia ebraica fin al 1976. La famiglia Toutou ha venduto il teatro l’11 settembre, due mesi prima della strage, per trasferirsi definitivamente in Israele.


. “I responsabili della sicurezza della comunità ebraica erano stati avvertiti in anticipo dell’imminenza di un grosso attacco terroristico”; secondo il Times of Israele (che poi ha censurato la notizia). Da chi? Dal banchiere barone Edmund De Rotschild, nientemeno.
Il 13 novembre, giorno dell’attentato, era in corso una esercitazione del SAMU, il pronto soccorso municipale di Parigi, basata sullo scenario di tre attentati simultanei compiti da tre gruppi di terroristi, che prevedeva 50 morti e 150 feriti. SAMU sta per Services Médicales d’Urgence. Dispone di ambulanze ed elicotteri sanitari. Lo scenario è stato elaborato dal vice-capo del SAMU di Parigi, dottor Michel Nahon (J). L’esercitazione era stata programmata mesi prima.
La rivendicazione con cui Daesh si attribuiva gli attentati è stata diffusa – indovinate – dal SITE di Rita Katz, dagli Stati Uniti.
“I decreti per lo stato d’emergenza adottati anche prima dell’attentato al Bataclàn”: così ha annunciato France Télévision: il decreto fu promulgato alle 22.30 da Hollande, appena uscito dallo Stade de France dove assisteva alla partita Francia-Germania. Lo stadio era stato appena vittima di uno strano attentato senza senso, dove tre terroristi islamici si sono fatti saltare con le cinture esplosive, fuori dallo stadio, senza provocare vittime. La strage del Bataclàn non era ancora avvenuta. La bozza del decreto era pronta da tempo. Lo ha rivelato lo stesso funzionario, direttore degli affari giuridici del ministero dell’Interno, che ha stilato la bozza. Si chiama Thomas Andreu, “legato attraverso la moglie alla comunità ebraica e Israle” (la moglie si chiama Marguerite Berard ed è cognata di Marie-Hélène Bérard, tesoriera della Camera di Commercio Francia-Israele e membro del direttivo del CRIF, Conseil représentatif des institutions juives de France.
Jesse Hughes è il cantante degli Eagles of Death Metal, il complesso che si esibiva al Bataclàn, davanti a 1500 spettatori, la sera tragica della strage islamista (90 morti). In una intervista rilasciata a Fox Business Network quattro mesi dopo, Hughes ha rivelato che quella sera del 13 novembre aveva scoperto che ben sei uomini addetti alla sicurezza delle quinte, erano inspiegabilmente assenti. Ha aggiunto di non volersi sostituire ai poliziotti inquirenti, ma che per lui era evidente che quei sei “avevano una ragione di non venire”, ventilando cioè possibili alte complicità ai terroristi al più alto livello.
Hamza ha ricevuto minacce di morte con la firma in vista: on te fume, e un mitra Uzi sulla bandiera israeliana

“Ti eliminiamo”

Per dare un’idea del clima che Hollande sta facendo imporre nella ex patria della libertà di opinione, ecco questa notizia.

PROFESSORE INDAGATO: PARLAVA BENE DI PUTIN

Pascal Geneste è un professore di storia in lingua bretone (sic) che insegna al collegio Saint-Anne d’Auray, in Francia. Dopo la strage del Bataclan (13 novembre) che ha tanto colpito i francesi e i suoi allievi, ha tenuto una lezione su “Vladimir Putin come un dei precursori della lotta al terrorismo islamico”, come dimostra l’intervento russo in Siria contro l’IS”, lotta in cui è di fatto alleato con lo stato francese (Hollande ha promesso bombardamenti in Siria, dopo l’attentato); un’alleanza che il docente ha auspicato si approfondisca, nella comune lotta all’islamismo fanatico. Su denuncia di un genitore che ha definito le frasi del professor “scandalose e islamofobe”, Geneste è stato convocato in gendarmeria e sottoposto a interrogatorio. Ha saputo che il procuratore della republica di Lorient aveva aperto una informazione giudiziaria su di lui,e ha dovuto rispondere a domande (“peraltro cortesi”) “per sapere se ero di destra o di sinistra. Mi è stato rimproverato di aver postato sul mio sito una canzone che fa’ riferimento al Front National. Ma il FN non è vietato in Francia, anzi è il primo partito di Francia… Mi hanno chiesto se ero un nazionalista francese. Se amare il mio paese, la Bretagna, l’Europa dall’Atlantico agli Urali è nazionalismo, allora accetto l’aggettivo”.



Il 17 febbraio, sei dei suoi allievi sono stati convocati in gendarmeria dove hanno subito un interrogatorio sul che cosa aveva detto il professore “riguardo alla Russia e a Vladimir Putin”.

CENSURA SUL WEB, LO CHIEDE IL CRIF

CRIF sta per Conseil représentatif des institutions juives de France. Nel corso dell’annuale cena per raccolta fondi, il suo presidente, Roger Cukierman, ha denunciato la crescita “esponenziale” di “espressioni razziste su Internet”, e ha reclamato che anche alla Rete si applichi lo “stato di emergenza”. Questo (état d’urgence) è il decreto, varato da Valls dopo l’eccidio del Bataclan, che dà poteri speciali allo stato per frugare appartamenti, intercettare telefonate, ridurre le libertà personali e politiche senza precise accuse. Cukierman dimentica che l’etat d’urgence contiene già misure repressive applicabili ad Internet: lo Stato può bloccare l’accesso a determinati siti, vietare ad una persona tutte le comunicazioni via web, copiare tutti i dati trovati sui terminali, smartphone e computers durante un’irruzione di polizia, compresi quelli sul cloud. Al CRIF non basta. Vuole siano punti e censurati “messaggi di odio”.

Alla cena partecipava (ovviamente) il primo ministro Manuel Valls. Ha annunciato “Misure forti conto l’antisionismo”, che naturalmente ha detto non è che una maschera dell’antisemitismo.

Infine:

Il governo ha aperto a Bordeaux il primo “Centro per la prevenzione della radicalizzazione”: trenta giovani vi sono già ospitati. Hanno cominciato la rieducazione e la disintossicazione dall’islamismo violento.

Ma la Francia non è la sola a vivere il nuovo clima. Ecco:
LO HACKER ROMENO CHE HA RIVELATO LE MAIL DELLA CLINTON ESTRADATO IN USA


“Guccifer”

Si chiama Marcel Lazar Lehal, ma come hacker si è dato il nome di Guccifer. Tassista disoccupato, 42 anni, ha carpito e pubblicato mail di Leonardo di Caprio, Muriel Hemingway, George Bush jr., dell’amante romena (Corina Cretu) dell’ex segretario di stato Colin Powell. Ma il vero scoop l’ha fatto rivelando l’uso improprio di un conto e-mail privato da parte di Hillary Clinton quando era segretaria di Stato, su cui l’FBI ha aperto un’indagine che si sta mettendo male per la candidata democratica. Sono quattro appunti che la Clinton ha inviato al suo consigliere politico Sidney Blumenthal (J) e riguardano la tragedia di Bengasi, in cui è stato ucciso l’ambasciatore americano e i Marines di scorta. Condannato a 4 anni dalla giustizia romena, Guccifer è stato reclamato dalla magistratura americana. L’estradizione è stata concessa anche perché lui non si è opposto.


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