02 marzo 2016

L’Italia in Libia: stesse linee di frattura della II guerra mondiale

Mentre l’opinione pubblica discute di temi etici legati ai diritti civili, al Quirinale il Consiglio Supremo di Difesa ha deliberato l’intervento militare italiano in Libia.

di Giuseppe Masala.

E mentre l’opinione pubblica italiana discute di temi etici e legati ai diritti civili, al Quirinale si è riunito il Consiglio Supremo di Difesa che ha deliberato l’intervento militare italiano in Libia anche con truppe di terra.

Nel frattempo gli inglesi hanno deciso di trasferire truppe in Tunisia, mentre in Libia già operano truppe specialiamericane, francesi, inglesi, italiane e – si dice – russe.

Ormai quell’arco di crisi teorizzato più di venti anni fa da Zbigniew Brezinski nel suo saggio “La grande scacchiera”assomiglia sempre di più ai fronti di guerra della seconda guerra mondiale: la linea di faglia parrebbe esattamente la stessa o comunque molto simile: dalle rive del Don, al Mar Nero e al Mar Egeo, alla Siria, alloYemen e ora ai deserti delle Tripolitania e della Cirenaica dove delle novelle Afrika Korpsdelle potenze si scontreranno probabilmente sotto la copertura e la mascheratura delle varie Al-Qa’ida e di fantomatici Califfati.

L’unica differenza che noto è l’utilizzo della distorsione dell’informazione e della disinformazione vera e propria allo scopo di non far vedere alle opinioni pubbliche europee le parti in causa dello scontro. Ormai si sta passando dalla famosa terza guerra mondiale a rate ad una vera terza guerra mondiale dove siamo noi che la vediamo a rate (e non capiamo manco chi e perché combatte) grazie agli strumenti disinformativi.

Ci aspettano tempi cupi, dove tra l’altro lo sforzo bellico sarà mascherato da “austerità” e dove – al solito – saremo convinti di andare in Libia a portare la pace.

Aveva ragione il buon Andreotti (cosa mi tocca dire), quando si oppose alla missione di “pace” in Libano: «Le missioni di pace le fanno i missionari, i medici e gli insegnanti. I militari fanno sempre missioni di guerra». Usassimo lo stesso buon senso avremmo tutti le idee più chiare.

Fonte: Megachip
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