01 marzo 2016

L’immenso male dei preti pedofili. Noi cattolici, cosa diciamo?


«E’ sbagliato difendere l’indifendibile», ha detto, con ragione, il card. australiano George Pell, che in questi giornista deponendo davanti alla Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse, accusato di avere coperto dei pedofili negli anni Settanta e Ottanta. Evento di grande risalto mediatico a livello internazionale, unito all’uscita del film Il caso Spotlight sui preti pedofili di Boston.

Sentiamo il disagio nostro e di molti cattolici davanti a questo, davanti all’immenso male compiuto da questi sacerdoti. Molti ci scrivono, scoraggiati, e noi rispondiamo, come possiamo. Potremmo fare un lungo elenco di sacerdoti accusati e poi completamente assolti, dopo che, però, il loro nome era circolato su tutti i principali quotidiani. Potremmo elencare gli ingiusti accanimenti mediatici verso vescovi accusati di aver coperto atti di pedofilia, ed invece innocenti. Si potrebbe ricordare che i preti pedofili sono lo 0,8% dei sacerdoti in attività negli ultimi 10 anni (di cui il 60% ha compiuto atti di efebofilia e non pedofilia).

Si dovrebbe ricordare che è sbagliato cercare una responsabilità diretta di qualche Pontefice o del Vaticano, perché non sono i datori di lavoro dei preti (come è stato dimostrato). Occorrerebbe far presente che i numeri non sono più alti degli insegnanti pedofili, degli allenatori pedofili, dei ministri di altre chiese (sposati) pedofili o degli abusi che avvengono all’interno delle famiglie, da parte di zii, nonni, genitori. Potremmo far notare che la maggior parte dei casi di pedofilia nella Chiesa cattolica riguarda gli anni dal 1960 al 1980, dopo il boom della rivoluzione sessualesessantottina, quando effettivamente la pedofilia era socialmente sottovalutata e, addirittura, sostenuta. Si pensi al manifesto a favore del diritto sessuale dei bambini, firmato dai più celebri intellettuali laicisti (da Jean Paul Sartre a Michel Foucault), o allo stretto e pubblico sodalizio tral’International Lesbian and Gay Association (ILGA) con la North American Man/Boy Love Association, l’associazione di omosessuali pedofili.

Sarebbe giusto far presente le migliaia di sacerdoti, religiosi e religiose santi, che dedicano la loro vita ai loro parrocchiani, in ogni parte del mondo, al servizio dei fedeli, dei poveri, dei malati. Quelli che non guadagnano i titoli di giornale e non fanno rumore. Bisognerebbe citare le parole di Papa Francesco: «La Chiesa su questa strada ha fatto tanto. Forse più di tutti. Le statistiche sul fenomeno della violenza dei bambini sono impressionanti, ma mostrano anche con chiarezza che la grande maggioranza degli abusi avviene in ambiente familiare e di vicinato. La Chiesa cattolica è forsel’unica istituzione pubblica ad essersi mossa con trasparenza e responsabilità. Nessun altro ha fatto di più. Eppure la Chiesa è la sola ad essere attaccata». Doveroso sarebbe ricordare che questa continua accusa verso il cattolicesimo rivela, come spiegato da Vittorio Messori, che «chi considera più gravi le colpe “romane“, rispetto a ogni altra, è perché vengono da una Chiesa da cui ben altro si aspettava. Chi denuncia indignato le bassezze, è perché misura l’altezza del messaggio che da lì viene annunciato al mondo e che, credenti o no che si sia, non si vorrebbe infangato».


Potremmo dire tutto questo, sono cose che abbiamo scritto e continueremo a scrivere. Ma, a volte, viene proprio meno la volontà di dirle, di chiarire, di puntualizzare che un solo bambino abusato è un crimine orrendo, che i colpevoli devono pagare tutto, senza sconti, ma che non si può generalizzare. Quando, dopo tutto quello che è emerso pubblicamente in questi anni, compaiono notizie di numerosi preti che ancora oggi si macchiano di pedofilia, che si drogano, che partecipano a party omosessuali, che vanno a caccia di bambini o adulti gay sulle chat…allora vien vogliadi darla vinta a chi ingiustamente generalizza, sperando che l’accusa alla Chiesa di essere il “covo dei pedofili” abbia almeno la forza di scuotere le coscienze, se ancora esistono, di queste persone e dei vescovi che le coprono, o le hanno coperte.

E, a volte, non si riesce davvero a frenare il pensiero che bisognerebbe letteralmente applicare le parole di Gesù:«Chi scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare» (Mt 18,6). Oltre all’orribile crimine di cui sono colpevoli verso i bambini, questi preti stanno creando la più grande generazione di atei della storia, un pugno -grande o piccolo, che sia- di sacerdoti è riuscito ad allontanare più persone dalla Chiesa di quante ne abbiano avvicinate i loro colleghi.

Cosa diciamo, come rispondiamo a chi sente minata la propria fede? Quasi tutte sono persone poco coinvolte nella loro realtà parrocchiale, comprensibilmente si scoraggiano perché non hanno davanti agli occhi esempi positivi di sacerdoti, di religiosi e religiose, di testimoni di Cristo. Sono in balìa dei titoli di giornale o dei preti anticattoliciassoldati dai quotidiani laicisti per attaccare la Chiesa, o dei solitari e vuoti sacerdoti narcisi, che sfruttano internet per cercare consenso personale. E’ ovvio che poi ci si scoraggia. Invece, occorre coinvolgersi, o farlo ancora di più, con la realtà parrocchiale del quartiere, del paese (o di quello accanto, è uguale) o con qualche movimento ecclesiale, mettersi a disposizione, farsi indicare un bravo confessore, una guida spirituale. Bisognosi di stare con chi ha davvero negli occhi il Vangelo (e qualcuno il Signore lo dona sempre).

Perché il cristianesimo non è lo sforzo spirituale del singolo, ma lo si vive sempre all’interno di una comunità, di una compagnia umana. Allo stesso modo, soltanto facendo esperienza concreta, personale, diretta con una realtà di Chiesa, di comunità cristiana positiva ed illuminante è possibile star di fronte, senza cedimenti, all’immenso Male commesso da persone chiamate da Dio a mostrare il Bene. Ecco, questo è il nostro consiglio.


Fonte: UCCR
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