19 marzo 2016

La cultura dello scarto perde colpi, ecco le più recenti vittorie pro-life


Bisogna vincere «la sfida di contrastare la cultura dello scarto, che ha tante espressioni oggi, tra cui vi è il trattare gli embrioni umani come materiale scartabile, e così anche le persone malate e anziane che si avvicinano alla morte», ha detto Papa Francesco nel gennaio scorso. E ancora: «L’aborto non è un “male minore”. E’ un crimine. E’ fare fuori uno per salvare un altro, è un male assoluto».

La sfida del fermare la cultura dello scarto non è facile da vincere, certamente però ci sono dati incoraggianti che arrivano da ogni parte del mondo. Ci siamo impegnati a darne notizia in modo costante e oggi segnaliamo le notizie arrivate negli ultimi mesi.

In Repubblica Domenicana l’Alta Corte della Repubblica Dominicana ha impedito la revisione del codice penale e l’introduzione di un comma che avrebbe permesso l’aborto in caso di stupro, ripristinando il diritto costituzionale alla vita. Molto importanti, da questo punto di vista, sono le numerose voci di persone nate da uno stupro –come Kristi Hofferber- che chiedono di lasciar vivere questi bambini. Ma non solo, importante è anche il contributo delle femministe di “Feminists for Life”, come Joyce Ann McCauley-Benner, che ha dichiarato: «E’ normale voler cancellare la memoria del dolore dello stupro. Purtroppo, la dura verità è che, anche se vogliamo farlo, non possiamo. L’aborto non cancella niente. Cosa potrebbe cancellare dalla memoria quello che è successo l’11 settembre 2001? L’aborto è un secondo atto di violenza contro la donne violentata».

In Svezia un’inchiesta governativa spinta sopratutto dal mondo femminista, ha invitato in modo molto fermo ad approvare entro la fine dell’anno una legge che vieti l’utero in affitto sia su pagamento che come “donazione” di donne generose.

La Polonia e l’Ungheria si sono opposte al Consiglio dei ministri dell’Interno europei sull’accordo a riconoscere i diritti patrimoniali a tutti i tipi diunioni e matrimoni all’interno dell’Unione Europea, compresi quelli tra persone dello stesso sesso. L’opposizione dei due Stati, tuttavia, ha fatto saltare l’accordo, il quale avrebbe violato il principio fondamentale di sussidiarietà e la legittima autonomia degli Stati in materia di diritto di famiglia.

In Brasile, un sondaggio realizzato da Brazil’s Datafolha Institute ha rilevato che il 58% dei brasiliani rifiuta la pratica dell’aborto in caso di donne in gravidanza infettate con il virus Zika. Anche nei casi in cui il bambino sarebbe certamente nato con microcefalia, il 51% degli intervistati si è dichiarato contrario alla sua morte, contro il 39% che invece la approvava. Molto importanti in Brasile sono state le parole pronunciate da Papa Francesco contro l’aborto, è maturata anche la consapevolezza che non vi è reale collegamento tra il virus e la microcefalia e si tratta semplicemente di un grimaldello usato per introdurre l’aborto in America Latina. In generale, soltanto il 16% dei brasiliani è favorevole ad una legislazione abortista.

In Perù il 12 marzo 2016 si è svolta a Lima la nazionale Marcia in difesa della Vita, che ha visto la partecipazione di 750mila persone. Una folla oceanica ha inondato le strade della capitale e le immagini, pubblicate anche sullanostra pagina Facebook, lasciano davvero senza parole. Più sotto il video dell’evento. Il card. Juan Luis Cipriani ha dichiarato che Papa Francesco ha inviato la sua benedizione all’evento. In Perù il diritto alla vita è protetto costituzionalmente dal concepimento fino alla morte naturale e soltanto l’11% approva una legislazione abortista.

In Polonia il nuovo governo, eletto nell’ottobre 2015, ha interrotto il finanziamento statale ad programma sullafecondazione in vitro instaurato nella legislazione precedente, annullando così la sua applicazione che si sarebbe svolta per altri tre anni. Grande gioia per le associazioni polacche in difesa della vita, che hanno ricordato come la maggior parte dei feti umani prodotti tramite la fecondazione in vitro vengono scartati ed uccisi. Nel frattempo, oltre 100mila cittadini hanno già firmato per invitare il governo ad una discussione sul divieto assoluto dell’aborto aborto, “senza eccezioni”, la speranza è che con questa legislatura si potrà raggiungere una maggioranza in Parlamento per affrontare la tematica.

Nel Maryland è stata fermata anche l’ultima spinta per legalizzare il suicidio assistito per i malati terminali grazie alla sempre più forte coalizione di oppositori che si sta creando.

Negli Stati Uniti è stato verificato che dal 2011 sono state chiuse 162 cliniche abortiste, mentre ne sono state aperte 21. Un ritmo impressionante, sia in Stati guidati da Repubblicani che da Democratici, da quando nel 1973 è stato introdotta la legge sull’aborto. L’ultima clinica è stata chiusa il mese scorso subito in Kentucky, aperta soltanto a dicembre, poiché operava aborti chirurgici senza licenza medica. La notizia ha aperto nuovamente un grande dibattito sulle numerose cliniche che forniscono aborti senza rispettare la salute e la dignità delle donne, portando alla chiusura di cliniche abortiste anche in Virginia e Georgia.

In Messico è uscito il film Pink (qui il trailer) che, per la prima volta, mostra le conseguenze sociali, psicologiche e spirituali dei bambini cresciuti con coppie dello stesso sesso. Nonostante le ire e le pressioni della comunità gay, il National Council for the Prevention of Discrimination si è rifiutato di censurare il film. Il regista, Francisco del Toro,ha risposto alle critiche invitando a guardare il film piuttosto che ascoltare i detrattori, l’attore principale è l’omosessuale Pablo Cheng, che pubblicamente si è opposto all’adozione omosessuale da parte di coppie dello stesso sesso, spiegando che i bambini hanno bisogno «di un padre e una madre».

In Europa la Commissione Affari sociali del Consiglio europeo ha respinto una risoluzione che chiedevano l’avvio di una regolamentazione internazionale della pratica dell’utero in affitto. Una proposta oltretutto in contrasto con la posizione espressa dallo stesso Consiglio d’Europa nel dicembre del 2015, quando era arrivata netta e chiara la “condanna alla maternità surrogata“.

In Sierra Leone il presidente Ernest Bai Koroma ha rifiutato di firmare un disegno di legge sulla legalizzazione dell’aborto, affermando che dovrebbe essere sottoposto a referendum popolare e non sotto la pressione delle organizzazioni occidentali.

Nel North Carolina è accaduto un piccolo miracolo: un gruppo di giovani ha condotto una veglia di preghiera per la chiusura della clinica abortistadi Jacksonville, il proprietario della struttura, una settimana dopo la veglia, ha deciso di chiudere la clinica per “circostanze impreviste”.

In Ungheria il governo del premier Viktor Orban ha stabilito che alla nascita del terzo figlio i genitori riceveranno 32.000 euro e potranno pure richiedere un prestito della stessa cifra. Il portavoce del governo, Zoltan Kovacs, ha dichiarato che tale benefit – fornito a chi lavora a tempo pieno – sarà erogato quando il bambino avrà compiuto sei mesi, permettendo così ai genitori di tornare al lavoro al più presto. Inoltre, d’ora in poi, nei piccoli centri abitati, se almeno cinque famiglie faranno domanda per aprire un asilo nido, le istituzioni locali dovranno attivarsi perché ciò sia possibile a partire dall’anno successivo alla richiesta.

Qui sotto la Marcia per la Vita peruviana di pochi giorni fa
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