12 marzo 2016

Italia, bengòdi di avvocati e giornalisti



Italia , bengodi di avvocati e giornalisti

Non è un caso che l’Italia sia descritta come la “Patria del Diritto”, a cura di avvocati e giornalisti.
Queste due corporazioni, completamente deresponsabilizzate , pullulano nel “Bel Paese”: in Parlamento,
ai vertici delle aziende pubbliche e private, ai vertici dell’editoria e dei mass-media. Quindi una “bengòdi “ di avvocati e giornalisti, estranei e lontani da istanze di giustizia e verità, con pochissime eccezioni.

Ogni regime autoritario , da Mussolini in poi, ha bisogno di “corporazioni o caste ” di supporto : quella dei militari, dei banchieri e dei mercanti, degli avvocati e dei giornalisti. Di queste ultime parliamo qui.
Non a caso, esse hanno superato il periodo fascista per arrivare, indenni, a quello attuale (costituzionale).
Si tratta di caste privilegiate e de-responsabililizzate che, in regime di monopolio, servono il ceto dominante o “l’uomo della provvidenza”. Gli avvocati scrivono e manovrano leggi e procedure (anche come parla- mentari) , i giornalisti (anche come parlamentari) mass-media e propaganda , entrambi al servizio dello stesso potere e per gli stessi interessi. Nessuno sospetta o denuncia che vi possa essere un forte “conflitto di interesse” nella doppia funzione monopolistica - professionale/istituzionale- di queste due figure.
Una volta che una legge è scritta ed approvata da avvocati-parlamentari e reclamizzata da giornalisti-parlamentari, anche i giudici devono accodarsi e rispettarla, talvolta in modo addirittura retroattivo (“interpretazione autentica”). Ovviamente ognuna delle due corporazioni ha solo vantaggi , senza danni, dall’esercizio del mestiere : se l’avvocato imposta una legge che ha conseguenze negative per la società e le persone, oppure se perde una sua vertenza legale (per colpa del giudice), è pagato e non ha danni. Lo stesso accade al giornalista che mente, censura o mistifica su giornali e TV (calunnie a parte).
Non è così per altre professioni o mestieri - ingegneri, medici, tecnici, operatori sanitari, operai,ecc.- che hanno solo compiti esecutivi-operativi di natura tecnica, con forti responsabilità personali.
Ogni cittadino deve conoscere le leggi , ma non può difendersi in proprio: deve delegare la sua difesa, a pagamento, all’avvocato. Allo stesso modo nessun cittadino, anche se evoluto ed informato, può mai accedere ai mass-media : sono i giornalisti accreditati che lo scelgono, lo invitano o lo “intepretano”.
Ecco allora che in Paesi civilmente e culturalmente arretrati, come l’Italia in Europa, avvocati e giornalisti pullulano; stanno in Parlamento oltre che ai vertici di aziende, Istituzioni, associazioni, fondazioni, ecc.


Quanti solo gli avvocati in Italia ? Almeno quelli “ufficiali” iscritti all’Albo professionale ?
Quantificare il loro numero reale non è facile, possiamo richiamare qualche numero per difetto (2008) : 247.000 (1 ogni 250 abitanti). A Roma sono 21.000 (1 ogni 109 ab.) più di quelli dell’intera Francia. Sono numero impressionanti per qualsiasi altro Paese europeo e del Mondo.
Quanti di loro siedono in Parlamento, svolgendo la doppia funzione , politica e professionale ?
Sono il 14% alla Camera e il 14,3% al Senato, quanto tutti gli altri deputati con lauree diverse (dati 2008).
Più del numero di esponenti di partito (13% e 7,3%) e di ogni altra categoria. Gli imprenditori sono il 10,6% e l’ 11,7%. Pochissimi gli impiegati e gli operai (4,9% e 4,1%). Per i giornalisti i dati non si trovano (chissà perchè ?), ma un gran numero di parlamentari e di politici ha la tessera di giornalista.
In Parlamento gli avvocati continuano ad esercitare la professione nei loro studi privati, per cui essi sono anche i parlamentari più ricchi . I loro redditi totali annui stanno tra 1.300.000 € e 2.300.000 €.
Ma gli avvocati stanno anche ai vertici di aziende , pubbliche e private, di istituzioni, fondazioni e associazioni di vario tipo. Godono tutti i vantaggi di un “giustizia” lenta, incerta, farraginosa, ingiusta.
I giornalisti , iscritti all’ordine , sono 100.000 in Italia , dei quali 1.373 in RAI (ultimi dati di bilancio).
Eppure pochi comunicatori - su Internet, via radio o giornali locali – informano molto più e molto meglio.
Siamo al 61^ posto della classifica mondiale sulla “libertà di stampa” (Freedom House). Significa che siamo un Paese in cui regnano censure, bugie, omissioni, chiacchiere, inganni semantici e di altro tipo. Lo possiamo verificare ogni giorno, comparando le notizie di giornali, radio e TV con la realtà locale, nazionale ed internazionale.

Ovviamente in una vera democrazia costituzionale la situazione potrebbe, e dovrebbe, essere ben diversa.
A parte una seria verifica sul conflitto di interesse istituzionale/professionale, molte altre misure dovrebbero essere adotatte. Per i giornalisti : la fine del loro monopolio anticostituzionale (Cost.art.21) e di privilegi salariali e normativi ingiustificati; l’applicazione di sanzioni certe nei casi di omissioni e imposture reiterate a mezzo stampa e TV, ai danni dei cittadini-utenti; l’obbligo di rettifica per menzogne e manipolazioni mediatiche, con la rimozione del responsabile da incarichi comunicativi ed informativi ...
Per gli avvocati, dopo aver semplificato ed accelerato l’iter dei processi, si tratta di concedere ai cittadini il diritto di difendersi in proprio, di non pagare nulla nei casi in cui la sentenza sia a loro favorevole (i costi di giudizio e di patrocinio legale vanno addebitati al perdente, ma con costi ed onorari massimi prestabiliti).
L’avvocato che perde la sua vertenza non dovrebbe essere pagato, in modo da spingerlo a selezionare con cura i clienti e le vertenze da patrocinare. Chi non trova avvocati disposti a difenderlo oppure non ha i mezzi per farlo, deve trovare un avvocato d’ufficio stipendiato dallo Stato, oppure difendersi di persona.
Si tratta anche di impedire che l’avvocato, da parlamentare, possa legiferare in modo da favorire le sue vertenze private, com’è accaduto ed accade nel caso dei legali-parlamentari di Berlusconi.
Sono riforme sociali possibili e necessarie di cui si parla pochissimo e , spesso, in modo strumentale e falso.

 

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