02 marzo 2016

Il Consiglio di Stato manda al tappeto Renzi e Poletti


L’indennità di accompagnamento per i disabili è un sostegno e non una fonte di reddito.

Le indennità di accompagnamento e le pensioni legate a situazioni di disabilità non possono essere considerate nel reddito disponibile ai fini del calcolo dell’Isee. Sono un sostegno e non una fonte di reddito.
A mettere la parola fine al contenzioso è stato il Consiglio di Stato, depositando una sentenza che dà torto a Renzi e Poletti, per i quali era cosa buona e giusta chiedere a un cittadino disabile di inserire nell’Isee il suo assegno di accompagnamento.
Secondo il Consiglio di Stato, “l’indennità di accompagnamento e tutte le forme risarcitorie servono non a remunerare alcunché, né certo all’accumulo del patrimonio personale, bensì a compensare un’oggettiva ed ontologica situazione d’inabilità che provoca in sé e per sé disagi e diminuzione di capacità reddituale. Tali indennità o il risarcimento sono accordati a chi si trova già così com’è in uno svantaggio, al fine di pervenire in una posizione uguale rispetto a chi non soffre di quest’ultimo ed a ristabilire una parità morale e competitiva. Essi non determinano infatti una migliore situazione economica del disabile rispetto al non disabile, al più mirando a colmare tal situazione di svantaggio subita da chi richiede la prestazione assistenziale, prima o anche in assenza di essa”.

Esattamente il contrario della teoria Renzi-Polettiana sul presunto arricchimento di una famiglia con un disabile a carico a cui venga erogato l’assegno di accompagnamento. E’ stato dunque respinto il ricorso dell’Esecutivo contro una sentenza del Tar del Lazio dell’11 febbraio 2015, che aveva giudicato illegittima la riforma dell’Isee (indicatore della situazione economica equivalente, che costituisce il riferimento per l’accesso ad aiuti e a prestazioni sociali agevolate), entrata in vigore a inizio 2015, nella parte in cui si dispone il “conteggio” nel reddito disponibile anche le pensioni legate a situazioni di disabilità, le indennità di accompagnamento e gli indennizzi Inail. Il ricorso al Tar era stato a sua volta presentato da familiari di persone disabili.
Incassa e porta a casa il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Giuliano Poletti, che in una nota fa sapere che “come Governo non possiamo che prendere atto della sentenza appena depositata dal Consiglio di Stato e provvederemo ad agire in coerenza con questa decisione”.

Una figuraccia che il suo politichese non può certo ridimensionare.
Esulta Luigi Di Maio, del M5S: “Con la sentenza di ieri del Consiglio di Stato, che ha bocciato il provvedimento del governo Renzi, le famiglie italiane con a carico un disabile hanno vinto questa battaglia e ripristinato un principio di giustizia che il governo stava cercando di calpestare”.

“Nel gennaio 2014, ricorda il vicepresidente della Camera dei Deputati, il Tar del Lazio aveva già negato la possibilità di inserire le provvidenze assistenziali tra le voci del reddito per il calcolo dell’‪#‎Isee‬, ma il governo aveva fatto ricorso al Consiglio di Stato e così oggi ne esce doppiamente sconfitto”.

“Renzi, Poletti, Biondelli e gli altri parlamentari che hanno difeso l’indifendibile, conclude Di Maio, devono scusarsi con gli italiani e adesso cambiare subito la Legge”.

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