01 marzo 2016

Caro Vendola, se ti vedesse la buonanima di Marx…


Non ci sono più i comunisti di una volta. Tobia Antonio, “figlio” di Nichi Vendola, è cresciuto nel grembo di una donna indonesiana che si è prestata alla surrogazione probabilmente per rimpinguare le sue scarne finanze; grazie agli ovuli donati da una donna statunitense (non sia mai che il bimbo avesse acquisito la piccola statura tipica degli asiatici del sud-est o la carnagione olivastra); e con il seme del compagno del politico italiano che è italo-canadese e spendendo 135000 euro per portare a termine la gestazione in una lussuosa clinica californiana.

Sembra essere proprio questa la “lotta di classe” del compagno Nichi: sfrenato turbo-capitalismo di marca yankee, mercificazione del corpo umano (e le femministe che si sono sempre stracciate le vesti per rivendicare un ruolo della donna nella società che non la riducesse a “donna-oggetto”?) e sfruttamento della povertà. Vendola sarà sicuramente un progressista scampato alla rigidità della monolitica struttura del PCI ma ci siamo chiesti, ipotizzando un viaggio nel tempo, cosa avrebbe potuto pensare di questa barbarie il buonPeppone che negli anni ‘50 rivaleggiava con Don Camillo. Il sanguigno contadino romagnolo, dirigente locale del Partito Comunista, si starà rivoltando nella tomba, lui che in una delle gag più note
raccontava intimamente a Don Camillo, suo acerrimo nemico ma simbolo di quell’Italia ancora con delle fondamenta, che si commuoveva nel vedere la figlioletta cantare le canzoni di Natale nella consueta recita scolastica, lui che propugnava in ogni dove e con sfacciataggine il suo ateismo. Perché comunque facevano parte di una tradizione che cementificava la “collettività” e irrobustiva i legami di quel vasto mondo operaio che sembra essere definitivamente scomparso dall’agenda politica della sinistra nostrana.

Ma, ancor più significativo, ci siamo chiesti cosa avrebbe potuto pensare Marx dell’utero in affitto. Ebbene, il padre del comunismo avrebbe, ed ha, risposto così: “Venne infine un tempo in cui tutto ciò che gli uomini avevano considerato come inalienabile divenne oggetto di scambio, di traffico, e poteva essere alienato; il tempo in cui quelle stesse cose che fino allora erano state comunicate ma mai barattate, donate ma mai vendute, acquisite ma mai acquistate – virtú, amore, opinione, scienza, coscienza, ecc. – tutto divenne commercio. È il tempo della corruzione generale, della venalità universale, o, per parlare in termini di economia politica, il tempo in cui ogni realtà, morale e fisica, divenuta valore venale, viene portata al mercato per essere apprezzata al suo giusto valore”. Karl Marx –Miseria della filosofia (cap I) 1847.

Sedicenti comunisti d’oggi siete avvisati: i vostri orizzonti sono ormai il liberismo economico, lo sradicamento da qualsiasi tipo di cultura e idea fondante, mercificazione del corpo femminile e sfruttamento della povertà. Addio lotte per il lavoro e in difesa dei più deboli. Oggi si combatte in favore dei diritti dei gay, o meglio: dei diritti dei gay con i soldi.

Aurelio Pagani

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