04 febbraio 2016

Tutte le contraddizioni di chi critica il Family Day

Tutte le contraddizioni di chi critica il Family Day

Si è svolta la tanto attesa manifestazione del comitato “Difendiamo i nostri figli”, schierata contro la riforma Cirinnà sulle unioni civili e la stepchild adoption. Ma come al solito si gioca con i numeri in piazza per non ammettere che esiste buona fetta dell’opinione pubblica contraria a un certo tipo di concessione di diritti.
Lo avevano promesso e alla fine ci sono riusciti: gli organizzatori del Family Day odierno hanno raggiunto l’obiettivo di riempire il Circo Massimo. Secondo Massimo Gandolfini, portavoce del “Comitato difendiamo i nostri figli”, sarebbero due milioni i manifestanti scesi in piazza.  Numeri contestati dalla solita stampa progressista costretta a sbattere in prima pagina il successo dell’evento dopo averne snobbato o addirittura criticato l’organizzazione fino a questa mattina. Eppure era nell’aria; si sapeva essere la vigilia di una di quelle manifestazioni capaci, se non di cambiarne il corso, quantomeno di ritagliarsi un posto nella storia dell’Italia repubblicana.
Dapprima, si è cercato di disturbare l’organizzazione dell’evento strumentalizzando l’adesione di due gruppi di estrema destra.  Mentre nel panegirico sullo scorso sabato arcobaleno  sono state rimosse le partecipazioni di centri sociali ed antagonisti. E dire che qualche problema lo hanno creato viste le contestazioni anche violente di cui sono state vittime le Sentinelle in Piedi in quasi tutti i centri della penisola.
Poi, come novelli ingegner Cane, ecco che in tanti, nelle redazioni che contano, si sono armati di righello e si sono affrettati a calcolare la capienza dell’antico loco romano che ha ospitato l’evento. Centimetro dopo centimetro, finito il duro lavoro ed appurato che più di 300 mila persone il Circo Massimo non li può contenere, eccoli  ingobbiti a ticchettare sulle tastiere per gridare alla “bufala” e sgonfiare i dati entusiastici di Gandolfini.
Certo, verrebbe da chiedersi perché non sono state mosse le stesse pertinenti osservazioni all’indomani della manifestazione della CGIL per difendere l’articolo 18 nel 2002 o nel 2008 in occasione del lancio del nuovo Partito Democratico.  Sulla “Stampa”, lo stesso quotidiano che oggi titola “Il Family Day e la “bufala” dei due milioni” ed è il più meticoloso nel fare le pulci ai numeri dichiarati da Gandolfini, di Cofferati si parla ancora come dell’uomo che“portò in piazza tre milioni di persone”. Come ha fatto il Circo Massimo, che secondo i conti del quotidiano torinese, può contenere al massimo 299.500 persone, ad ospitarne quasi sette volte tante quel 23 Marzo di quattordici anni fa?Che si sia allargato miracolosamente per quell’occasione e poi ancora sei anni dopo per Veltroni?
“Il Post” è l’organo più appassionato al gioco del pallottoliere su quelli che chiamano “conservatori cattolici”. Quello che scrivono oggi del Circo Massimo lo avevano già detto di San Giovanni in occasione del Family Day svolto il 20 Giugno 2015 nell’altra piazza romana.
Titolavano, quasi arrabbiati: “Ci stanno un milione di persone in Piazza San Giovanni a Roma? Una volta per tutte, NO, al di là di quello che dicono gli organizzatori del Family Day”. Anche allora si contestava il milione di persone che, secondo gli organizzatori, avrebbe riempito la piazza. Ma se in un luogo che ” può ospitare al massimo qualche decina di migliaia di manifestanti” non poteva  entrare un milione di “conservatori cattolici”, verrebbe da chiedere come poteva stare, invece, il milione di partecipanti al Gay Pride del 2007.
Ai numeri si aggrappano anche quelli di Gaynet Italia, sottovalutando – veridica o meno la stima di due milioni di partecipanti –  la portata storica della manifestazione. Le piazze arcobaleno della settimana scorsa tanto pomposamente pubblicizzate,  hanno visto – indiscutibilmente –  una partecipazione nettamente inferiore rispetto al Family day.  Le grandi testate che hanno smentito quasi in tempo reale i numeri sulla manifestazione di oggi senza neppure aspettare il verdetto neutrale della questura, hanno accettato senza batter ciglio il milione di partecipanti “sparato” dall’Arcigay per i cortei della settimana precedente. Eppure le fotografie delle piazze arcobaleno raccontano un’altra storia.
Con la giornata di oggi cade il totem della “società italiana più evoluta della sua classe politica” in fatto di unioni civili. A distanza di una settimana si è potuto constatare ad occhio nudo, facendo un paragone tra il Family day e la somma delle piazze arcobaleno,  da che parte pende la bilancia nel nostro paese. O almeno, in quel pezzo di paese che ha deciso di scendere in piazza, dall’una o dall’altra parte, per esprimere la propria voce sul ddl Cirinnà.
Se proprio non si ritiene abbastanza rappresentativo il confronto delle due manifestazioni e se non si vuole escludere – giustamente – la stragrande maggioranza rimasta a casa, allora non è meglio aspettare l’esito di un referendum piuttosto che approvare questa legge a colpi di maggioranza rimaneggiata?
Disco verde o rosso per il ddl Cirinnà, il Family Day ha in ogni caso il merito di aver palesato il forte dissenso che questo provvedimento riscontra in buona parte degli italiani e che, grazie ad un bombardamento mediatico senza precedenti, si è cercato di nascondere ed ignorare finora.
Nico Spuntoni

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