11 febbraio 2016

Schopenhauer e Nietzsche, i due filosofi che ispirarono Adolf Hitler

Schopenhauer e Nietzsche, i due filosofi che ispirarono Adolf Hitler

- di Francesco Agnoli –
Adolf Hitler era un lettore vorace, e disordinato. Prendeva di qua e di là e metteva insieme, anche a modo suo. Ma nella tradizione tedesca aveva molti luoghi dove pescare, parecchi pensatori affermati a cui attingere idee che poi metterà in pratica. Eppure esiste una sorta di rimozione. I suoi ispiratori vengono quasi sempre assolti, con il risultato che se ne devono inventare di falsi. Quanto c’è di Lutero, in Hitler? E di Voltaire e dello spirito anticristiano di certo illuminismo? Dello scientismo positivista in voga nell’Ottocento? Delle idee sulla morale e sullo Stato di Hegel? Dell’odio di Nietzsche verso l’ebreo Cristo? Evidentemente moltissimo.
In un dialogo su Facebook, un signore cattolico mi spiegava le origini dell’antisemitismo andando a pescare nel Codice Teodoriciano. Cioè parecchi secoli fa, in una cultura totalmente altra rispetto a quella tedesca. L’incredibilequantità di menzogne raccontate da decenni permette questo: che si ignori il contributo dei filosofi tedeschi al nazismo germanico, e si cerchino di conseguenza le origini dell’antisemitismo dove non ci sono. Certo, cristiani ed ebrei sono stati spesso in contrasto tra loro. Ma collegare antisemitismo e cattolicesimo, come avviene spesso, non è solo una falsificazione in positivo, ma anche in negativo. Richiede appunto una amnesia selettiva, voluta, studiata.
Quella che fa sì che si faccia finta di ignorare che per l’illuminista Immanuel Kant – che rieccheggia il succo di un testo di Martin Lutero, intitolatoDegli ebrei e delle loro menzogne, edito nel 1543 e ristampato abbondantemente durante il nazismo – gli ebrei sono «una nazione di ingannatori». Così per il “tollerante” Voltaire, il nemico, l’“infame” da schiacciare non è solo la Chiesa cattolica, ma anche gli ebrei (vedi il suo pamphlet Juifs), menzogneri, intolleranti, barbari, ignoranti, animaleschi… come i negri… Leggendo i grandi filosofi tedeschi, compresi Fichte e Hegel, l’avversione verso gli ebrei è una costante. Tutto il Settecento e l’Ottocento, in Occidente, sono pervasi di una polemica antiebraica che è anche antibiblica e anticattolica.
Scriverà Sigmund Freud riguardo ai tedeschi: «Il loro odio per gli ebrei è al fondo odio per i cristiani, e non vi è di che meravigliarsi se nella rivoluzione nazional-socialista tedesca questa intima relazione tra le due religioni monoteistiche trova così chiara espressione nel trattamento ostile riservato ad entrambe» (Sigmund Freud, L’uomo Mosè e il monoteismo. Terzo saggio, in Opere, vol. IX, Bollati Boringhieri, Torino, 1979, p. 413). Anche nel teorico del superuomo e della morte di Dio, Friedrich Wilhelm Nietzsche, ebraismo biblico e cristianesimo sono responsabili di aver introdotto nel mondo dogmi nefasti e assurdi: la presenza di un Dio trascendente e personale, la creazione, l’esistenza della colpa e del peccato, dell’aldilà e di un giudizio finale, il decalogo mosaico. Ma soprattutto Nietzsche propagandò l’odio verso l’ebreo Cristo, responsabile di aver introdotto nel mondo la peggiore delle nefandezze, cioè l’“ama il prossimo tuo come te stesso”. Come ha recentemente ricordato il filosofo cattolicoVittorio Possenti, in Nietzsche è esplicita l’idea che l’amore cristiano per il prossimo sia nato da ciò che Nietzsche definisce «il più puro odio giudaico».
Sentite con quale delirio Nietzsche perviene a questa follia e, supponiamo, con che folle deliquio antiebraico e anticristiano il nazismo la farà propria:«Dal tronco di quell’albero della vendetta e dell’odio, dell’odio giudaico – dell’odio più profondo e più sublime e perciò stesso creatore di ideali, e sovvertitore di valori, di cui sulla terra non si è mai dato l’uguale – da questo tronco è nato qualcosa di altrettanto incomparabile, un “nuovo amore”, un amore più profondo e sublime di tutti gli altri – e da quale tronco sarebbe mai potuto nascere? (…). Non si creda però che esso sia cresciuto come vera e propria negazione di quella sete di vendetta, come l’antitesi dell’odio giudaico! No, è vero piuttosto il contrario! L’amore sbocciò dall’odio, come sua corona, corona trionfale, che alla luce più pura e chiara e forte del sole si allargava sempre di più; e tesa agli stessi fini di quell’odio, cerca nel regno della luce e dell’altezza la vittoria, la preda, la seduzione, con lo stesso impeto con cui le radici di quell’odio affondavano sempre più profondamente e avidamente in tutto ciò che era profondo e malvagio» (Friedrich Nietzsche, Genealogia della morale, Adelphi, Milano, 1988, p. 23).
Non solo Nietzsche. Avrà presente molti pensatori precedenti a lui, Hitler, quando, ripetendo accuse ormai classiche sugli ebrei (menzogneri e intolleranti), affermerà: «Il colpo più duro che l’umanità abbia ricevuto è l’avvento del cristianesimo. Il bolscevismo è figlio illegittimo del cristianesimo. L’uno e l’altro sono una invenzione degli ebrei. È dal cristianesimo che la menzogna cosciente in fatto di religione è stata introdotta nel mondo. Si tratta di una menzogna della stessa natura di quella che pratica il bolscevismo quando pretende di apportare la libertà agli uomini, mentre in realtà vuol far di loro solo degli schiavi… Il cristianesimo è stata la prima religione a sterminare i suoi avversari in nome dell’amore. Il suo segno è l’intolleranza» (Adolf Hitler, Conversazioni a tavola di Hitler, Goriziana, Gorizia, 2010, p. 45).
Ma qual era il filosofo prediletto da Hitler? Certamente, prima ancora di Nietzsche, che il Führer ammira e legge, il predileto èArthur Schopenhauer. Lo conosceva bene, talora lo citava alla lettera, a parole e negli scritti. Il suo nome lo troviamo per esempio sia nel Mein Kampf(«nell’esistenza dell’ebreo… vi è una caratteristica che spinse Schopenhauer a pronunciare la famosa frase: l’ebreo è un gran maestro di menzogne») sia nei citati Discorsi a tavola. Pensiamo soltanto ad alcune evidenze macroscopiche. La prima: Schopenhauer è colui che più di tutti porta in Occidente le religioni orientali. A diciassette anni, infatti, secondo le sue stesse parole, «la verità che del mondo mi parlava chiaro e tondo ebbe il sopravvento sui dogmi ebraici che mi erano stati inculcati; e la mia conclusione fu che questo mondo non poteva essere l’opera di un ente assolutamente buono… Verrà un tempo in cui la dottrina di un Dio creatore sarà considerata in metafisica come ora in astronomia si considera la dottrina degli epicicli» (Il mio Oriente, Adelphi, Milano, 2007). Mentre ne Il Mondo come volontà e rappresentazione (par. 63) si augura che la sapienza indiana fluisca «verso l’Europa» producendo una «fondamentale mutazione del nostro sapere e pensare» e soppiantando gli«accidenti successi in Galilea» (cioè la terra di Cristo).
Ebbene, Hitler attinge dall’Oriente nientemeno che il simbolo della sua ideologia, la svastica, per sostituire la croce. La svastica, che compare negli stessi anni nei testi di teosofia, è un simbolo che indica il tempo circolare, in contrasto con il tempo lineare, introdotto nella storia dell’umanità proprio con il libro ebraico del Genesi. Hitler non credeva in un universo creato, finito nello spazio e nel tempo, come indica la Bibbia, ma, come nell’induismo, in un universo infinito, eterno, divino, in cui tutto si ripete (in questo senso l’“eterno ritorno” non è solo in Nietzsche, ma anche nell’orientalismo di Schopenhauer, e appunto, in Hitler, come necessità logica in un sistema panteistico). Anche per questa concezione del tempo il nazismo non apprezzerà l’universo finito ma illimitato diEinstein (bollato come «fisica ebraica»), e neppure l’ipotesi del sacerdote Georges Edouard Lemaîtresull’origine dell’universo dal Big Bang (un universo che nasce, che inizia, può suggerire proprio l’odiata idea della creazione ex nihilo, dal nulla, e del tempo lineare).
La seconda evidenza: Hitler professa la credenza nella reincarnazione, è animalista e rigidamente vegetariano, sino a vietare, in alcuni casi, la vivisezione; attacca sovente la Bibbia della quale trova assurdi il concetto di creazione, quello di aldilà, l’idea di un premio e di un castigo, e la distinzione tra uomini e animali. Ebbene, tutte queste idee le troviamo già in Schopenhauer, volgarizzatore in Germania delle dottrine orientali, e convinto che il cristianesimo, deprecabile, sia una «intricata, arruffata, anzi bitorzoluta mitologia» (Hitler lo bolla invece come«invenzione di cervelli malati»).
Per il filosofo la creazione dal nulla, esattamente come per Hitler, è una «porcheria»; le espressioni contenute in Genesi sulla bontà del creato sono una «beffa atroce»; il monoteismo ebraico è portatore di «intolleranza»; Mosè è un «assassino»; la «morale naturale» è un’invenzione; l’eguaglianza e l’idea della pari dignità degli uomini, derivazione del concetto biblico di Dio Padre, esattamente come in Nietzsche, sono menzogne, perché«un’assemblea di mille imbecilli non fa una persona intelligente»Quanto all’uomo – che nei Discorsi di Hitler è «il microbo più pericoloso» in quanto«sfrutta il suolo che ha sotto i piedi» originando le «catastrofi che si verificano periodicamente sulla faccia della terra» – per Schopenhauer, lungi dall’essere a immagine e somiglianza di Dio, è«l’essere menzognero e carnivoro per eccellenza», un «mostro la cui vista è ripugnante» (a differenza degli animali); il matrimonio monogamico, invece, è «contro natura», e ad esso è preferibile la poligamia (si pensi a quanto il nazismo farà, in tempo di guerra, per convincere le donne a stare con più uomini per figliare di più).
Quanto a una presunta negazione dei “diritti animali”, essa deriva per Schopenhauer da una «dottrina ributtante che appartiene alla brutalità e alla barbarie dell’Occidente e ha la sua fonte nel giudaismo»; gli ebrei sono un«miserabile popolino»«maestri di menzogne», mentre la Sacre Scritture sono contro la ragione; quanto alle donne, nobilitate dal cristianesimo e dal romanticismo (anche questa una accusa condivisa con Nietzsche), sono in tutto e per tutto «il secondo sesso, che da ogni punto di vista è inferiore al sesso maschile» (Schopenhauer arriva addirittura a dire che la tradizione orientale del “sati”, il mandare al rogo le vedove, è ripugnante, ma lo è anche il fatto che i«beni accumulati dal marito» vengano poi «dilapidati dalla vedova» – vedi Arthur Schopenhauer, L’arte di insultare, Adelphi).
Si capisce dunque perché Hitler avesse un busto dello spettinato filosofo sopra un tavolo del suo studio al Berghof, “il nido dell’aquila” del Führer.

Fonte: Tempi
Tratto da: UCCR
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