20 febbraio 2016

Reversibilità, addio anche ad assegno sociale, Anf e altri trattamenti


Il ddl Povertà potrebbe cancellare, oltre alla pensione di reversibilità, anche gli assegni sociali e familiari, le integrazioni al minimo e le maggiorazioni. 

Una vera e propria “cancellazione dello stato sociale” si nasconderebbe dietro quello che è stato considerato dal Governo come uno dei più massicci interventi a contrasto della povertà: il ddl di riordino delle prestazioni assistenziali, noto come ddl Povertà, difatti, se con una mano potrà elargire qualcosa ad alcuni italiani, con l’altra mano potrà togliere alla maggioranza degli italiani.

Non si tratta di polemiche infondate, ma il rischio concreto della perdita di numerosi trattamenti assistenziali emerge chiaramente dalla lettura del disegno di legge: in base al testo di legge ed alla relazione tecnica, a rischiare il taglio saranno, oltre alla pensione di reversibilità, l’assegno sociale, l’assegno al nucleo familiare, le integrazioni al minimo e le maggiorazioni sociali.

Ma andiamo per ordine, e cerchiamo di capire come le nuove disposizioni possono sottrarre tutti questi trattamenti agli italiani.

PRESTAZIONI DI ASSISTENZA LEGATE ALL’ISEE

Il disegno di legge stabilisce, in primo luogo, che tutte le prestazioni di assistenza saranno legate all’indice Isee: come abbiamo spiegato nei nostri precedenti articoli (vedi anche Reversibilità ed assegno sociale solo a chi ha un Isee basso), collegare un trattamento all’indice Isee significa, nella maggioranza dei casi, perderlo, poiché tale indicatore misura la ricchezza non soltanto in base al reddito, ma anche in base agli immobili posseduti (anche se non rendono niente) ed ai risparmi (poco importa se accumulati in tanti anni); inoltre, non misura reddito e patrimonio del singolo beneficiario delle prestazioni, ma di tutta la sua famiglia anagrafica.

La soglia Isee per fruire delle prestazioni di assistenza, poi, in base ad un criterio di riordino e razionalizzazione, sarà unica per tutti i trattamenti, con esclusione soltanto di alcune prestazioni particolari: è molto probabile, dunque, che la soglia universale stabilita risulti piuttosto bassa (basta vedere le soglie attualmente vigenti per la maggioranza dei trattamenti subordinati all’Isee).

QUALI PRESTAZIONI SARANNO TAGLIATE

Nel testo del ddl si legge che non solo le prestazioni di natura assistenziale, ma anche quelle di natura previdenzialesaranno subordinate al possesso di un indicatore Isee inferiore a una determinata soglia: il riferimento ai trattamenti previdenziali, dunque, sottomette all’Isee una gamma di prestazioni ancora più ampia. Per di più, la relazione tecnica al ddl indica esplicitamente i trattamenti da “razionalizzare”, cioè quelli che potranno essere tagliati:

– pensione di reversibilità (del taglio alla reversibilità abbiamo parlato in: Reversibilità addio, il governo vuole tagliare le pensioni);

– integrazione al minimo;

– assegno sociale;

– maggiorazione sociale del minimo;

– assegno al nucleo familiare (Anf) con tre o più figli minori.

PERCHÉ IL RISCHIO DI TAGLI È SEMPRE REALE

Dopo l’allarme lanciato dai sindacati sul taglio delle prestazioni, il Governo ha cercato di gettare acqua sul fuoco, dichiarando che le reversibilità non saranno toccate, e che la legge metterà soltanto in atto interventi dirazionalizzazione.

Parole. Il ddl è rimasto così com’è, ed il rischio dell’eliminazione della maggior parte delle pensioni di reversibilità, degli assegni sociali, familiari, e delle altre prestazioni, resta attuale più che mai: lo stesso On. Damiano ha detto che, se il testo non viene cambiato, il pericolo del taglio alla reversibilità ed agli altri trattamenti resta.

Si spera dunque che il testo di legge sia modificato al più presto, non solo escludendo la reversibilità dal novero delle prestazioni assistenziali, ma prevedendo dei limiti all’erogazione dei trattamenti basati sull’effettiva capacità di reddito delle persone, che non penalizzi ingiustamente chi ha risparmiato.

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