08 febbraio 2016

Primarie sinistrate a Milano: non votano gli italiani? Votino i cinesi

Primarie sinistrate a Milano: non votano gli italiani? Votino i cinesi

- di Eugenio Orso -
Oggi la situazione è completamente diversa, rispetto al 2010-2011 che ha visto la vittoria di Pisapia e del centro-sinistra, in cui avevano un certo peso altre formazioni, diverse dal piddì, come il sel, la federazione della sinistra, l’Italia dei valori, radicali e liste civiche. Diciamo che il piddì la fa da padrone sempre di più, nella sinistra filo-atlantista, radical chic a caviale e diritti umani, e naturalmente euroserva, mentre lo spazio per gli altri sodali si è ridotto di parecchio. Ci sarà, poi, in occasione delle elezioni comunali di maggio, l’ingombrante presenza del partito a 5 stelle, nel 2011 ancora movimento e ancora marginale con meno del 4% dei voti, che questa volta contenderà al piddì i vivai elettorali e l’osso del consenso.
Il capitolo Pisapia si è definitivamente chiuso (qualsiasi giudizio si dia su di lui e sulla sua Junta sinistroide non militare), anche se la vice sindaco Francesca Balzani partecipa alle primarie del 6 e 7 febbraio. Per quanto riguarda il centro-destra ridimensionato, tuttora esistente grazie al trio nazionale Salvini-Meloni-Berlusconi, siamo ancora in alto mare – grasso che cola per il piddì! – quanto alla scelta del candidato.
Quel che conta, visto che finora tutte le primarie importanti sono state a vincitore predeterminato, è che il vincitore delle primarie e futuro sindaco sarà l’ex commissario dell’Expo Giuseppe Sala (come si è deciso a tavolino con il placet di Renzi), con un piccolo dubbio a riguardo della “performance” di Pierfrancesco Majorino, assessore di Pisapia per le politiche sociali, da giovanissimo ex FGCI e poi esponente dem.
Detto questo, per delineare sommariamente il contesto, il piddì che ormai rappresenta quasi tutto il centro-sinistra, non vorrebbe che la partecipazione alle primarie crolli, passando da 67.000 voti ad appena qualche migliaio. Il problema del 6 e 7 febbraio (cioè di oggi, domenica, e di ieri, sabato) sembra essere proprio questo, ossia tenere alta a tutti i costi la “partecipazione popolare” alla festa privata delle primarie. Si rischia di finire sinistrati con una partecipazione in netto calo rispetto al 2010, che vide il trionfo di Giuliano Pisapia, eletto sindaco l’anno dopo. Il pericolo è di dare un’impressione di penosa débâcle, che potrà riflettersi negativamente sul voto di maggio. Il trionfo programmato di Sala, alle elezioni comunali vere, dovrà essere pieno, non offuscato dalle ombre del crollo dei votanti alle primarie.
Sappiamo che a Renzi non importa se il piddì perde tesserati e militanza, e che, anzi, è lui stesso che ha favorito questo fenomeno per liberarsi degli ostacoli interni all’applicazione delle politiche neoliberiste e troikiste, ma non può tollerare che si riduca al lumicino la partecipazione al voto, non tanto a quello delle elezioni vere, quanto a quello delle primarie “private” del piddì, che rivestono ancora una funzione propagandistica, di legittimazione dell’esecutivo in carica (anche se “propedeutiche” alle amministrative e non alle politiche) e di simulazione del consenso.
In passato il piddì e il cosiddetto centro-sinistra (oggi gran parte partito democratico tout court) hanno ricorso a qualsiasi stratagemma per trasformare le primarie in un successo partecipativo democratico. Prima delle ultime regionali liguri nel 2015, ad esempio, alle primarie che hanno visto il trionfo della Paita (candidato di Renzi) su Cofferati (incazzato con Renzi), hanno votato ad Albenga numerosi stranieri e addirittura minorenni – senza diritto a votare nelle elezioni vere – si dice per soli cinque euro a cranio. Sappiamo, inoltre, che in Campania e a Napoli i banchetti del piddì alle primarie, nel passato, erano assiduamente frequentati, e controllati, da noti esponenti locali della camorra, che vota e fa votare in cambio di favori. Nefandezze come queste, teoricamente con possibili risvolti penali – ma nessuno è mai finito dentro! – sono all’ordine del giorno, quando si tiene la “festa privata” elettorale piddina.
Non ci si deve stupire, allora, se per gonfiare la partecipazione al voto dei Milanesi, nelle primarie per l’importante comune, il piddì ha arruolato in massa gli immigrati cinesi! I cinesi a Milano sono numerosi, c’è chi dice il 15% della popolazione (anche se le anagrafi, per loro, sappiamo che non funzionano molto bene!), popolano soprattutto la Chinatown locale, con Via Sarpi e Via Rosmini, e sono stati protagonisti della rivolta del 2007, fra manifestazioni e scontri con la polizia. Molte attività e esercizi commerciali sono cinesi, e costoro, fra gli immigrati, non sono quelli che hanno più pezze al culo. Una comunità potente e numerosa, quella cinese, piuttosto compatta e non stracciona, controllata da organizzazioni extralegali, alla quale attingere per garantire il trionfo alle primarie del commissario Sala. Del resto, se gli italiani partecipano sempre meno, i vuoti li possono colmare benissimo costoro …
A questo punto, si possono presentare di seguito alcune ipotesi, sul curioso fenomeno, per cercare di spiegarlo.
1)    Una “vendetta” della comunità cinese – tesi sostenuta all’interno del piddì (per depistare?) –contro l’assessore Pierfrancesco Majorino, che ha litigato con i figli del dragone cercando di “regolamentare il commercio all’ingrosso nel quartiere Sarpi Canonica”, come lui stesso scrive. Ecco che i “chinos” decidono liberamente – fuor di voto di scambio e di pressioni della mafia cinese! – di andare a votare in massa per Sala, facendo lo sgambetto a chi gli ha rotto i coglioni. Ma è proprio così?
2)    I cinesi sono tutti cittadini italiani, ormai, sono consapevoli, con buone capacità critiche, parlano bene la lingua, capiscono la politica e vanno a votare, per dovere civico e “passione”, schierandosi con Sala affascinati dal suo programma per Milano. Ci credete? E’ questa l’ipotesi più probabile, caldeggiata da molti piddioti?
3)    Un accordo segreto fra il piddì e la potente mafia cinese per far votare i figli dell’impero di mezzo. Sia chiaro, non sto ipotizzando che le storiche Triadi abbiano trattato direttamente con esponenti dem per sostenere Sala e la partecipazione alle primarie dei cinesi immigrati, in sostituzione degli autoctoni che “disertano le urne”. Non so chi siano queste organizzazioni, ma so che i cinesi, in molti casi, non sono liberi, e a loro fanno riferimento anche per muovere un passo. Altrimenti, come avrebbero potuto comprare, con fior di contanti, centinaia, migliaia di esercizi commerciali e immobili, in piena crisi strutturale, oltretutto pagando un buon prezzo agli italiani in difficoltà. Inoltre, ieri sera, sabato 6 febbraio, mentre passavo davanti alla televisione accesa, ho notato un cinese partecipante alle primarie che fotografava, con il telefonino, il tagliandino rilasciatogli dal piddì accanto alla sua carta d’identità. Un caro ricordo? O forse una prova che ha votato per intascarsi qualche euro, o addirittura per evitare che le Triadi (simboleggianti le organizzazioni cinesi) lo mazzuolino, perché non si è recato come gli altri alle urne? Siamo sicuri che costui sappia cosa sono le tanto santificate primarie, e che gliene importi veramente qualcosa?
Che dire, in conclusione del discorso? Sarà che le frizioni fra i cinesi di Milano e Majorino li spingono, in massa, a vendicarsi e a votare per Sala, sarà che son tutti cittadini italiani integrati e perfettamente consapevoli, e allora votano con entusiasmo per il migliore (Sala, senza dubbio), in quell’apoteosi della democrazia che sono le primarie, ma io ho ancora davanti agli occhi l’immagine del cinese che fotografa scheda elettorale e documento d’identità uno sotto l’altra, come se dovesse dar prova a qualcuno (altrimenti son cazzi) che ha votato!
Ad infima!
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