11 febbraio 2016

PIU’ DI 50 MILA SCHIAVI IN PUGLIA!

PIU’ DI 50 MILA SCHIAVI IN PUGLIA!

di Gianni Lannes
Ma quale isola felice dell’Europa. Per capire il dramma invisibile bisogna toccare con mano. Così mi sono infiltrato per andare a raccogliere carciofi con questi extraterrestri indesiderabili, e prima a tagliare l’uva per una manciata di euro al giorno. Dall’alba al tramonto hanno solo il diritto di crepare dopo essere stati spremuti fino all’ultima goccia di sangue e sudore. L’altro giorno è morto di freddo in una baraccopoli di Andria, un migrante africano di 56 anni. Dopo 10 anni di governo Vendola (sostenuto dal partito democratico) e l’attuale interludio di Emiliano, i lavoratori sfruttati nelle campagne, o meglio schiavizzati in agricoltura aumentano come carne da macello. Altro che lotta al caporalato: ormai gran parte dell’agricoltura italiana si regge sullo sfruttamento spietato di esseri umani provenienti dall’estero. In tema di diritti il belpaese è sprofondato nel secolo scorso. L’ultimo rapporto della Cgil ne stima più di 50 mila: «Un terzo dei braccianti sono immigrati che lavorano in nero e vivono in condizioni disumane». All’apertura dell’anno giudiziario a Bari, è emerso che proprio la Puglia nel 2015 ha registrato il più alto numero di incidenti mortali sul lavoro.
Insomma, un inferno alla luce del sole su cui le autorità di ogni ordine e grado fanno finta di niente. Ma quale legalità, ma che genere di rispetto per la vita? Nel territorio regionale ormai esistono 55 ghetti, ai margini di città e paesi dove sopravvivono migliaia di braccianti “stranieri”. Tendopoli, ovviamente, infiltrate dalla mafiette locali che lucrano soprattutto sulla raccolta del pomodoro, ma non solo. Soltanto nella bidonville sotto Rignano Garganico, tra Foggia e San Severo,  si stima una presenza di 15 mila persone, per la maggior parte provenienti dall’Africa subsahariana. Ognuno di questi schiavi guadagna 400-500 euro in due mesi di massacrante lavoro, senza conteggiare le spese taglieggiate dai caporali.
La percentuale di maggiori irregolarità è stata rilevata a Foggia (62 per cento), poi Lecce (61 per cento), Taranto (60 per cento), Brindisi (40 per cento) e Bari (37 per cento).  Le imprese agricole pugliesi non hanno avuto nemmeno un’ispezione da quando esiste in Puglia la legge sugli indici di congruità.
Se fosse Peppino Di Vittorio come minimo prenderebbe a calci i politicanti cialtroni – da sinistra a destra, incluso il centro – che ingrassano in questo perverso sistema.
Riferimenti:
Foto: Puglia: braccianti schiavizzati – foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)
Fonte: Su La Testa
Posta un commento

Facebook Seguimi