09 febbraio 2016

Milosevic: criminale in vita, innocente da morto. Si “scoprono” i veri motivi della guerra dei balcani.

Milosevic: criminale in vita, innocente da morto. Si “scoprono” i veri motivi della guerra dei balcani.

Il verdetto inaspettato della Corte dell’Aja riguardante la sorte dell’ex presidente serbo, Slobodan Milosevic, non ha ricevuto nessuna analisi politica obiettiva da parte dei media, a cui va ad aggiungersi l’omertoso silenzio della stampa alternativa e non allineata. Eppure il responso è inopinabile: Milosevic non ha commesso nessun genocidio, il testo della sentenza è visualizzabile da tutti in rete. 1
Forse, almeno ora, è il caso di chiarire qual è stato il vero significato della guerra contro la Serbia. L’aggressione imperialista contro lo Stato indipendente serbo ha avuto una triplice valenza: (1) gli stati europei si sono ritrovati vincolati alla struttura economica e sociale della potenza nord-americana; (2) le regole sulla ‘’propaganda di guerra’’ sono state testate per la prima volta, con successo, anche sull’opinione pubblica di ‘’sinistra’’. Gli Usa sono riusciti a ‘’mettere interi popoli in armi’’ in nome dei propri interessi; (3) nasce la ‘’sinistra imperiale’’. Alcuni settori del movimento anticapitalista – principalmente i trotskisti ( con qualche nobile eccezione ) e gli anarchici ( con qualche nobile eccezione ) – passano armi e bagagli dalla parte del neocolonialismo. In Italia – come in Francia – anche i vetero ex partiti stalinisti decisero di far saltare ciò che restava del vecchio Stato socialista (pur se con le sue contraddizioni) jugoslavo.
Slobodan Milosevic si è visto trasformare in un novello dittatore fascista; ma per quale ragione ? Michel Collon ci spiega che Washington aveva il fermo interesse ‘’ di controllare le rotte strategiche dei Balcani (il Danubio e il progetto del gasdotto), installare basi militari (sottomettendo il forte esercito jugoslavo) e colonizzare economicamente questo paese. Attualmente molte fonti di informazione locale confermano una vergognosa colonizzazione da parte delle multinazionali (tra cui la US Steel), il saccheggio del paese, la miseria crescente sofferta dalla popolazione. Ma tutto ciò resta accuratamente nascosto all’opinione pubblica internazionale. Esattamente come le sofferenze patite dalle popolazioni nei vari paesi ricolonizzati’’. 2 In questo modo la Serbia è stata non solo allontanata dalla Russia ma anche dagli altri paesi del bacino euromediterraneo, ostacolando, preventivamente, una alleanza sud-europea contro la troika, vera puntella dell’imperialismo tedesco.
Il separatismo etnico dei kosovari, all’occorrenza, non poteva essere migliore piede di porco: ‘’Nel 1999, il Kosovo viene rappresentato come una terra invasa dai serbi. Ci parlano di una popolazione “albanese al 90% e serba per il restante 10%”. Ignorando il forte calo del numero dei serbi a causa del genocidio commesso nella provincia durante la seconda guerra mondiale e successivamente durante l’amministrazione albanese della provincia (anni ‘80). Si sorvola anche sull’esistenza di molte minoranze kosovare (rom, ebrei, turchi, musulmani, gorani, ecc. …). Minoranze di cui gli “amici” dell’UCK avevano pianificato la pulizia etnica, attuata oggi sotto gli occhi e con la benedizione della NATO’’.L’appoggio che la ‘’sinistra’’ ha dato all’UCK – organizzazione di tagliagole, non è stata una semplice scelta politica disastrosa, la situazione è molto più grave: la ‘’sinistra alternativa’’, dal ’99 in poi, inizierà a sovrapporre l’etnicità alla provenienza di classe, il conflitto etnico prenderà il posto delle istanze sociali progressiste. Le Costituzioni antifasciste, per i ‘’libertari moderni’’ non sono un patrimonio da difendere contro il militarismo dellaNATO ma, al contrario, un arnese antiquato da smantellare.
I pochi giornalisti seri italiani documentarono con grande precisione l’accaduto. Il nostro Fulvio Grimaldi domandò personalmente a Milosevic cosa fosse l’UCK ed ecco la risposta dell’ex presidente: ‘’I terroristi dell’UCK vengono utilizzati dagli USA in funzioneantieuropea ed antibalcanica con il miraggio della “Grande Albania”. In stretta collaborazione con il regime turco, uno dei massimi finanziatori degli albanesi, si stanno attivando, sotto la direzione UCK e con la copertura politica di Rugova, tutte le minoranze albanesi nei paesi balcanici: Serbia del Sud, l’intera Macedonia e presto anche Bulgaria e Grecia, dove vivono forti comunità albanesi (800.000 inGrecia). In Romania, invece, vengono istigate alla rivolta le minoranze ungheresi. Lo scopo strategico è di mantenere in permanente subbuglio l’intera area, contro l’interesse europeo ad una stabilizzazione, inparticolare per contrastare le tendenze anti-Nato forti in Grecia e in crescita in Bulgaria e Romania e per assicurare ampi porzioni di territorio al controllo della criminalità narcotrafficante diretta dall’UCK.L’approccio politico è ancora una volta inteso a sfruttare ledifferenze etniche” 3.
Come hanno potuto alcuni gruppi trotzschisti, i quali dicono di rifarsi al pensiero rivoluzionario di Leon Trotsky, appoggiare un movimento reazionario come quello sopra descritto ? Il lascito teorico di Trotsky, per nostra fortuna, va in tutt’altra direzione e mi obbliga a porre una domanda: i suoi presunti seguaci sono in buonafede ? Non sanno questi figuri che il leader bolscevico nonché fondatore dell’Armata Rossa aveva tanto a cuore l’unità popolare che appoggiò, per primo insieme a Lenin, il processo di laicizzazione ‘’forzata’’ portato avanti da Mustafa Kemal, proprio per evitare lo smembramento su basi etniche di una nazione indipendente ( in quel caso la Turchia ).
Grimaldi ha giustamente chiesto a Milosevic come mai la sinistra occidentale non abbia preso le sue difese e l’ex presidente, amareggiato, puntò il dito contro i mezzi di comunicazione: ‘’Un meccanismo fondato sull’inganno che, dunque, ha abolito la democrazia sostanziale in America e in Europa. Si sono vendute menzogne anzichéverità. E’ incredibile: adesso non hanno più nessuno scrupolo ad ammettere di non aver trovato tracce di una pulizia etnica fatta dai serbi in Kosovo (mentre loro ne hanno protetto una dell’UCK), che le foto di presunti campi di concentramento serbi erano un fotomontaggio, che i duecentomila stupri erano secondo l’.ONU, tra tutte le parti e in tutta la guerra, solo 300, che non si sono trovate le fosse comuni. A che servono le istituzioni democratiche e la libertà se tu, governo, non diffondi che bugie? Una democrazia non è possibile senza la verità. Le istituzioni diventerebbero delle  vuote quinte’’. Domanda: se non c’è democrazia nei media, le istituzioni politiche a cosa realmente servono ? In un mondo unipolare – ovvero dominato dalla guerrafondaia triade imperialistica: Usa, Inghilterra e Israele – abbiamo, da sinistra, la forza per realizzare, come punto di partenza, una sorta di multipolarismo mass-mediatico ? La capacità di valutare i rapporti di forza, gli antagonismo sociali e le novità insite nel conflitto di classe, pongono il giornalismo non asservito in un rapporto marxianamente dialettico con la realtà. La lezione della Serbia non deve essere vana.
Milosevic non ha realizzato un genocidio, le cose sono andate in modo molto diverso, e allora la storia ufficiale deve essere riscritta. Si abbia il coraggio di dire, una volta per tutte, che le truppe serbe, in Croazia, hanno difeso la minoranza serba dai neonazisti ustascia, rimessi in circolazione dagli Usa subito dopo la morte dell’eroe antifascista Josif Broz Tito. Troppi uomini sono stati seppelliti nel letame perchè poco inclini a compromessi con l’occidente.
La distruzione della Serbia coincide con la fine del trotskismo politico
Di fronte all’aggressione imperialista allo Stato sovrano serbo, i ‘’comunisti antistalinisti’’ hanno dimostrato una assoluta incapacità di analisi, solo le poche dissidenze interne al mondo trotskista, con una serietà inaspettata, sono riuscite a sottolineare le cause della ‘’disgregazione teorica’’ della vecchia Quarta Internazionale, cogliendo aspetti a molti poco chiari.
Moreno Pasquinelli, all’epoca militante di Voce Operaia, spiega in questo modo l’aderenza dei suoi ‘’ex compagni’’ alle ragioni neocoloniali: ‘’Il trotskysmo è sorto per epurare il movimento operaio dal tumore dello stalinismo. In decenni di espansione del movimento staliniano quello trotskysta trovava la sua ragion d¹essere in questa lotta terribile ed è diventato essenzialmente un¹antitesi. Ciò ha instillato il virus letale della stalinofobia, fino a satellitare il movimento quart¹internazionalista nell¹orbita delle socialdemocrazie. Crollato lo stalinismo come fenomeno storico mondiale ( e contestualmente l¹intero movimento operaio occidentale, diventato socio in affari della propria borghesia imperialista), coloro che non hanno saputo prontamente afferrare che per ciò stesso il trotskysmo era morto per sempre; coloro che erano accecati dalla stalinofobia, hanno finito per fare la fine di Don Chisciotte, hanno continuato a scagliarsi contro i mulini a vento dello stalinismo, e ciò mentre alle loro spalle avanzava il reale nemico: l¹imperialismo. Morale della favola: il grosso dei trotskysti è diventato spazzatura reazionaria e il marxismo rivoluzionario è tutto da ricostruire su nuove fondamenta (né stalinofile né stalinofobe). 5
Questo non implica che, mantenendo basi trotskiste, ci sia preclusa la possibilità di portare a compimento studi ricchi di riferimenti, sia come studiosi che come giornalisti antimperialisti. E’ il caso di Dino Albani il quale, proprio suVoce Operaia, inquadrò magistralmente la catastrofe postuma della ‘’sinistra imperiale’’: ‘’L’estrema sinistra occidentale, quella almeno che ha avuto il pudore di non appoggiare sloveni, croati e musulmano-bosniaci, ha assunto una posizione disfattista, anteponendo al criterio marxista su esposto, quello per cui tutti i nazionalismi sono orribili, in quanto le direzioni di quei movimenti sono organicamente reazionarie. Organicamente a cosa? Rispetto al proletariato i cetnici non sono migliori degli ustascia. Ma nemmeno Ciang Khai Shek lo era rispetto ai giapponesi, ciononostante i comunisti dovevano allearsi militarmente con lui per schiacciare l’esercito nipponico e le sue svariate agenzie cinesi locali’’ 5. La rivoluzione proletaria non ha risparmiato il Kuomintang quindi nemmeno i cetnici, in prospettiva, avrebbero fatto una bella fine, ma ‘’nonostante il loro carattere controrivoluzionario, dal momento che combattono le truppe imperialiste e i loro alleati locali, debbono essere appoggiati perché svolgono una funzione antimperialista. Cesseremo di sostenerli quando e se diventeranno anch’essi puro strumento di una o più potenze imperialistiche. Il che non è affatto escluso’’.
I ‘’trotskisti moderni’’ si sono mai chiesti quale fosse la natura di classe dello sciovinismo di Milosevic ? Albani procede con tutt’altro metodo: ‘’La rinascita del nazionalismo serbo è molto più contraddittoria di quanto si pensi. Dopo il 1989 la rinascita nazionale serba, di cui il cosiddetto Partito Socialista di Milosevic si è fatto interprete, era anche resistenza alla restaurazione capitalista, alla svendita della Jugoslavia alle potenze imperialistiche, Germania in primo luogo’’. Un articolo di grande attualità, perchè ciò che dice a riguardo del ‘’nazionalismo serbo’’, noi possiamo riaffermarlo, oggigiorno, per il ‘’nazionalismo arabo’’ ( libico, irakeno e siriano ) messo a dura prova dalle continue minacce statunitensi ed israeliane. Non mi pare che i ‘’marxisti rivoluzionari’’ davanti alle ‘’primavere arabe’’ ( o inverni imperialisti ? ) abbiano dimostrato lungimiranza di vedute, analisi e quant’altro. Certo, chi scrive ha salutato con favore le ‘primavere arabe’ ma mai si è sognato di mettere il governo antirazzista e anticolonialista di Gheddafi sullo stesso piano di Ben Alì o Mubarak ( ed ora El Sisi ), essendo i militari egiziani un ponte verso Israele.
Insomma, nonostante fosse un nazionalista borghese, Milosevic  ha saputo morire a testa alta. Una morte esemplare per chi non si è non venduto alle lusinghe occidentali. Questo, con la massima onestà, è il riconoscimento migliore che oggi possiamo fargli. Inutile perderci nella retorica.

Stefano Zecchinelli

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