02 febbraio 2016

Massoneria e banche: L’Italia è ancora una volta sotto ricatto?

Massoneria e banche: L’Italia è ancora una volta sotto ricatto?


Negli ultimi colloqui tra Matteo Renzi e Angela Merkel, indubbiamente il tema più scottante è stato quello relativo alla crisi del nostro sistema bancario. La storia ci insegna che il legame e l’intreccio tra le banche, la massoneria e il mondo della politica è molto forte.
Per Luigi Bersani, intervistato a Otto e 1/2 pochi giorni fa, ha evocato i fantasmi di Roberto Calvi, del Banco Ambrosiano e dello IOR, tutte storie di scandali bancari nati sotto le volte dei templi massonici. Renzi è per moltiostaggio della lobby politico-affaristica che lo ha sostenuto nella scalata al potere, tanto da costringere Ferruccio De Bortoli a riferirsi al Patto del Nazareno scrivendo che è necessario liberarlo “dallo stantio odore di massoneria”. Il faccendiere piduista Flavio Carboni, condannato per la bancarotta del Banco Ambrosiano e coinvolto in alcuni tra i più grossi scandali degli ultimi trent’anni (dalla P2, a Mani Pulite, alla P3), intercettato daLibero 10 giorni fa (vedere il video in cima a questo post), ha rivelato l’imbarazzante amicizia di Tiziano Renzi, padre di Matteo, con un certo Mureddu, massone e uomo dei servizi segreti. Quest’ultimo avrebbe avuto rapporti tutt’altro che limpidi anche con Pier Luigi Boschi, ex presidente di Banca Etruria e padre del ministro Maria Elena Boschi. “Se trapela la verità su Pier Luigi Boschi salta il governo!”, dice Carboni nel video.
Le procure di Arezzo, Milano, Ferrara, Chieti e Roma stanno indagando sul crack di alcuni istituti di credito: Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, MPS, Cassa di Risparmio di Ferrara, CariChieti e Banca Marche. Per quanto riguarda l’ex Credito Cooperativo di Firenze, il deputato Denis Verdini è già stato rinviato a giudizio con l’accusa di bancarotta fraudolenta. E Verdini è lo stesso che figurava anche accanto a Carboni, nell’inchiesta sulla “P3”. Presto potrebbero saltare anche altri istituti di credito ai quali nei giorni scorsi la BCE ha chiesto chiarimenti, il tutto mentre il governo sta preparando una via d’uscita politica al problema, prima che diventi incontrollabile.
L’ostacolo maggiore è la nuova direttiva europea che vieta gli aiuti di stato alle banche: questo spiega in parte perché il premier abbia lanciato una polemica a tutto tondo contro il presidente della Commissione EuropeaJean Claude Juncker. Caso vuole che l’attacco sia stato scagliato proprio il 15 gennaio, cioè lo stesso giorno in cui Flavio Carboni ha rilasciato le dichiarazioni di cui sopra. Appare come se il faccendiere si sia sentito rassicurato da questa presa di posizione pubblica. Infatti, nel corso di una nuova intervistaconcessa a Piazza Pulita, pochi giorni dopo, fa una parziale retromarcia.
Lo scontro si sposta ora quindi in Europa, dove Renzi deve affrontare ossi ben più duri di Carboni, primo tra tuttiWolfang Schäuble. In Italia, per il momento, sembra che viga una tregua armata.
 Fonte: ByoBlu
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