18 febbraio 2016

L’INPS al collasso

L’INPS al collasso

Quando si tocca l’argomento previdenziale si entra in un territorio minato, esplosivo, scomodo, dove apparentemente nessuno pare sia in grado di trovare una soluzione. Il problema è sotto-rappresentato nell’agenda politica italiana e sui media presi a rincorrere il “gossip” politico del momento (da settimane non si fa altro che parlare di unioni civili e stepchild adoption). Ma la cosiddetta pensione è qualcosa che riguarda tutti. Chi prima, chi poi, dovrà garantirsi un’entrata in grado di non alterare il proprio tenore di vita anche in vecchiaia. Forse, chi è giovane non troverà interessanti questi argomenti: il tema previdenziale è un qualcosa di lontano e quando si è nel pieno delle forze si tende a rimandarlo all’infinito. Eppure per chi è nato negli anni ’80 e ’90 sarà molto difficile ottenere una pensione affidandosi esclusivamente alle risorse pubbliche. Questo è un dato oggettivo, non una leggenda popolare.
La popolazione italiana invecchia sempre più. Non sarà l’invasione programmata di immigrati a salvarci, nè tanto meno gli inviti a rivolgerci alle pensioni complementari private, ci sarà sempre qualcuno che non ce la farà, che rimarrà fuori, che resterà vecchio, senza lavoro e senza pensione. Senza una forte ripresa economica – il che è, in questo momento storico, tanto utopistico quanto irrealizzabile – e un cambio di paradigma nel sostegno statale alle nascite e alle famiglie, sarà impossibile non assistere al triste epilogo dell’INPS e del sistema previdenziale statale nell’arco di qualche lustro.
Secondo i calcoli della Ragioneria di Stato, con il passare degli anni, la pensione media rispetto all’ultimo stipendio sarà sempre più bassa. Tito Boeri, presidente dell’INPS ha recentemente affermato che “le persone nate nel 1980 dovranno lavorare più a lungo, anche fino a 75 anni, e prenderanno una pensione che in media sarà inferiore del 25% rispetto a quella percepita dagli italiani nati tra gli anni ’40 e ’50“. L’allarmismo non è ingiustificato se si osservano le proiezioni dell’INPS che ha realizzato una simulazione su un campione di 5 mila soggetti nati nel 1980. In base a questi calcoli, che hanno tenuto conto anche del lento ritmo di crescita economico italiano, chi andrà in pensione nel 2050, all’età di 70 anni, percepirà in media 1.593 euro al mese contro i 2.106 di chi ha raggiunto la pensione nel 2014.
Ma l’INPS è già al collasso oggi, quindi i rischi di non vedersi pagare nulla anche nel 2050 è molto alto. Il Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Istituito presieduto da Boeri ha indicato in 11,2 miliardi di euro il disavanzo economicostimato per questo esercizio. Due miliardi in più rispetto a quello registrato nel 2015. Il patrimonio viene così ad assottigliarsi raggiungendo la cifra di 1,78 miliardi con il serio rischio che entro il 2017 andrà sotto zero. Conti futuri dell’INPS da allarme rosso e nessuna soluzione legislativa intervenutaper conseguire gli equilibri di bilancio di tutti i fondi e le gestioni previdenziali amministrate. Come se non bastasse, in base alle misure previste nella legge di Stabilità per il 2016, ci sarannoulteriori tagli per 694 milioni che impatteranno negativamente sui servizi offerti dall’ente previdenziale dello Stato.
Se oggi si ha la sensazione che i contributi previdenziali, che ci vengono tolti dalla busta paga, siano a tutti gli effetti un’ulteriore tassa a fronte della quale il contribuente non percepirà alcun servizio corrispondente, in un prossimo futuro ciò potrebbe corrispondere a mera realtà. L’INPS è stato per decenni un istituto cannibalizzato e spolpato dallacasta politico-sindacalista con la compiacenza degli imprenditori. Pagheremo tutto questo molto salato e il prezzo rischia di essere ancor più caro se i governi che si stanno succedendo non renderanno il tema prioritario nell’agenda politica italiana. E basterebbe poco, anche soltanto la promozione di un modello nel quale chi può (sperabilmente la gran parte della popolazione in età lavorativa) accumula un risparmio previdenziale, mentre chi non ce la fa viene assistito dallo Stato. Questa sarebbe la logica di un gruppo dove chi è autosufficiente s’arrangia, mentre il gruppo aiuta collettivamente quanti sono in difficoltà. Sarebbe già una battaglia di civiltà vinta contro la barbarie liberista.
Giuseppe Maneggio

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