25 febbraio 2016

Libia, Renzi e Gentiloni cedono Sigonella a Obama


La base siciliana di Sigonella servirà alla NATO per le missioni in Libia. Solo azioni di difesa specifica il governo, ma è l’ennesima concessione di sovranità.

Che da lungo pezzo fosse “passato quel tempo” non avevamo alcun dubbio, ma a darci definitiva conferma che la località siciliana di Sigonella, (che ancora molti di noi associano al ‘guizzo’ craxiano di indipendenza e sovranità di fronte ai diktat della Casa Bianca), sia tornata a essere obbediente ingranaggio oleato nella politica di sistematica intromissione americana nel Nordafrica mediterraneo (che dovrebbe invece costituire il principale teatro d’azione di una latitante politica estera italiana) ci ha pensato qualche ora fa il ‘Wall Street Journal’.

Il quotidiano statunitense infatti, ha lasciato filtrare l’indiscrezione che, dopo oltre un anno di “pressing” del Pentagono, il Governo Renzi, preso per stanchezza o bisognoso di un certo sostegno da Oltreatlantico, avrebbe acconsentito a che le forze militari Usa utilizzino l’area NAS di Sigonella come base di lancio per missioni di UCAV (droni armati) mirati contro bersagli in terra libica.

I partner americani (bontà loro) si sono prodigati a spiegare ai loro accondiscendenti vassalli italici come tali missioni non configureranno un impegno militare continuo contro la nostra ex-colonia, ma saranno piuttosto degli interventi “ad hoc” per proteggere squadre di forze speciali u.s.a. presenti nel paese nordafricano.

(Perché la presenza sul terreno di berretti verdi, seal, ranger e quant’altro in Libia non configura invece un impegno militare stabile? Mah…)

Le azioni che dovrebbero venire ‘lanciate’ dalla base di Sigonella sarebbero, operativamente, simili a quella che lo scorso venerdì, a Sabratha, nel NordOvest libico, molto vicino alle coste italiane, ha visto un UCAV americano (partito però dalla base inglese di Lakenheath) colpire coi suoi missili un accampamento dell’ISIS ed eliminare circa una trentina di aspiranti jihadisti tra cui, sembrerebbe, nientemeno che la ‘mente’ degli attentati al Museo del Bardo e alla spiaggia di Sousse in Tunisia, Noureddine Chouchane.

Visti gli effetti meno che mirabolanti sortiti dalle ‘campagne di droni’ condotte dagli Usa in Yemen, in Afghanistan/Pachistan e in Irak, crediamo che, più che l’eradicazione della presenza ISIS dall’ex-Jamahiriyah, l’intento di Washington sia quello di giocare un’estenuante partita tra le varie fazioni in campo, nella tradizione del ‘caos controllato’ così caro agli strateghi e analisti dell’Impero a stelle e strisce.

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