19 febbraio 2016

La Vandea: “un terribile massacro”


In alcune regioni della Francia le popolazioni si ribellarono, in nome della fedeltà al re e al cattolicesimo, all’introduzione delle istituzioni e degli ideali della Rivoluzione,. L’esercito rivoluzionario fu allora impegnato a reprimere con ogni mezzo il dissenso. 
Particolarmente famosa è la rivolta della Vandea, una regione agricola nel nord-ovest della Francia. Lo storico francese Philippe Boutry delinea, in un articolo apparso nel maggio 1989 sulla rivista “Storia e dossier” pubblicata da Giunti, le dimensioni della sanguinosa repressione compiuta dalle armate rivoluzionarie.


Fino a questi ultimi anni, nei manuali scolastici francesi, la guerra di Vandea veniva descritta come una guerra civile, certamente atroce, ma gloriosa per gli eserciti repubblicani vittoriosi sui nemici interni ed esterni; quanto al numero dei morti, il silenzio o vaghe stime contraddittorie, impedivano ogni tentativo di quantificazione.
Bisogna riconoscere che il compito è difficile. Se si è riusciti a stabilire con esattezza il bilancio del Terrore legale (16.594 vittime secondo i calcoli dello storico americano Donald Greer, di cui la metà nell’ovest del paese e 2.600 a Parigi), è però molto più difficile fare il bilancio di una guerra civile: nessuna statistica delle perdite ci è stata conservata e raramente i massacri lasciano archivi… Si pensi, per rifarci a vicende paragonabili, alla difficoltà, ancora oggi, di accertare il numero delle vittime delle spedizioni condotte dal neocostituito esercito italiano contro i “briganti” negli anni Sessanta del secolo scorso.
Da diversi anni, storici e demografi si sono comunque sforzati di stabilire una stima la più possibile vicina alla realtà; gli studi di François Lebrun e di Jean-Clément Martin oggi fanno testo. Se ne traggono tre principali conclusioni. Anzitutto, le operazioni militari provocarono certamente un egual numero di vittime nei due schieramenti, dato che la conoscenza del terreno, delle siepaglie e delle foreste diedero ai bianchi [le forze controrivoluzionarie], malgrado la debolezza della loro organizzazione e del loro armamento, un sensibile vantaggio sui blu. In secondo luogo, l’esercito repubblicano adottò la tattica del “guasto” praticata dagli eserciti d’ancien régime (come nel caso della devastazione del Palatinato da parte dell’esercito di Luigi XIV): ciò comportava la distruzione sistematica degli edifici, dei raccolti e del bestiame, nonché il massacro degli abitanti. Le “colonne infernali” del generale Turreau, che nella primavera del 1794 devastarono la Vandea per ordine della Convenzione, sono così le principali responsabili delle perdite civili della guerra: centinaia di fattorie e di villaggi vengono incendiati o rasi al suolo, decine di migliaia di abitanti sterminati senza distinzione di età, sesso e nemmeno di opinione. In terzo luogo, le conseguenze della guerra sull’andamento della popolazione, stando a ciò che si ricava dai primi censimenti napoleonici, risultano pesanti: una perdita nell’ordine di un quarto o di un terzo della popolazione. Nei Mauges, regione rurale a sud di Angers, si contano 101.000 abitanti nel 1790, 74.000 nel 1802 (-27%); Cholet, la principale città degli insorti, passa da 8.400 abitanti nel 1790 a 4.700 nel 1801 (-44%). Per i tre dipartimenti della cosiddetta “Vandea militare” (la Vandea propriamente detta, e le zone meridionali della Loire-Atlantique e del Maine-et-Loire), Jean-Clément Martin propone la cifra di 220-250.000 vittime.
Dunque, ad essere esatti, non un genocidio (d’altra parte il termine presuppone una pregiudiziale etnica, che non è nello spirito della Convenzione), ma un terribile massacro. Lo storico si vede allora messo di fronte a un quesito fondamentale: perché un’atrocità di tale portata fatta da parte dei soldati della Repubblica? Tradizione militare del “guasto” e della “terra bruciata”? Scontro selvaggio tra volontari venuti dalla città (le “armate rivoluzionarie” parigine) e una società contadina estranea ai valori e ai benefici della Rivoluzione? Esasperazione della violenza repubblicana contro il pericolo di una coalizione controrivoluzionaria dei contadini, dei nobili e dei preti? Quale che sia l’ipotesi accolta, i fatti restano: l’annientamento della rivolta contadina della Vandea ha fatto da dodici a quindici volte più vittime della ghigliottina.

(Le vittime della Vandea, in “Storia e dossier“, n. 29, maggio 1989)


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