04 febbraio 2016

Firmata la carta per l’abolizione dell’utero in affitto La Francia all’Italia: la sinistra si schieri

Firmata la carta per l’abolizione dell’utero in affitto La Francia all’Italia: la sinistra si schieri

Ieri è stato un giorno storico per i diritti umani. Donne e femministe da tutto il mondo si sono riunite a Parigi per aprire la strada dell’abolizione universale dell’utero in affitto. Hanno lanciato un chiaro monito anche all’Italia, essendo noto che la stepchild-adoption inserita nel ddl Cirinnà benedice solennemente questa pratica immonda.
 La sala è affollata. Sono circa 500 le donne arrivate da tutto il mondo per dire no alla gestazione per altri perché, come dice la vicepresidente del Parlamento francese Laurent Dumont, che nel pomeriggio del 2 febbraio apre i lavori dell’assise all’Assemblée Nationale:”Se la dignità dell’essere umano non ha prezzo questo deve essere trattato come una persona e non come una merce”. La realtà, purtroppo, va in un’altra direzione. E poco potrà fare una risoluzione contraria del Parlamento Europe:
“Se vogliamo fermare questa pratica dobbiamo adottare una legislazione internazionale. E lo dico anche all’Italia che sta approvando la legge sulle unioni civili questa è una battaglia di sinistra perché riguarda la difesa dei diritti fondamentali”.
Applausi scroscianti. Risate quando un deputato interviene dicendo: “Buonasera a tutti”. “Tutteeeee ti sei sbagliato” grida una donna dalla platea. E lui si corregge un po’ imbarazzato.
Il clima è quello dei grandi momenti. Ed in effetti quando alla fine tutte le associazioni si assiepano sul palco per firmare la Carta per l’abolizione universale della maternità surrogata ci si rende conto che sta nascendo un movimento importante. (Nella foto la vicepresidente Laurence Dumont durante la cerimonia) 
Prima al microfono si sono alternate mediche, politologhe, scrittrici e giornaliste che hanno raccontato la situazione internazionale dall’India agli Stati Uniti. Tutte e tutti sono d’accordo su un fatto: “La Gpa etica non esiste”.
“Quello che è grave – dice Sylviane Agacinski, filosofa e presidente dell’associazione è l’uso della donna e del bambino come prodotto, fare della gravidanza un servizio renumerato rappresenta la più gtrande violenza sulla donna dopo la schiavitù”.
L’indiana Sheela Saravanan, geografa e specialista di questioni legate al genere in Asia del sud, racconta l’esperienza del suo Paese che ha appena chiuso, insieme a Thailandia e Nepal, le frontiere agli stranieri per quanto riguarda la surrogacy.
“Non possono partecipare alla vita pubblica per nove mesi, vengono imbottite di cibo, non possono muoversi troppo o vedere la famiglia, non hanno un’assicurazione sanitaria e nessun diritto sul bambino che nasce, se abortiscono spontaneamente non prendono alcun compenso”.
La politologa svizzera Regula Stampfli mette i piedi nel piatto della questione: “Qui non stiamo parlando di un fatto privato. Quello che noi diciamo è che non si può commerciare la carne umana. Ci sono femministe che sostengono che fare la surrogata è come fare la ballerina all’Opera, un lavoro come un altro. Ma non è così”.
Secondo Stampfli le lobby dietro l’utero in affitto sono talmente potenti che c’è da aver paura.
“Non sono solo le case farmaceutiche e le cliniche a fare propaganda ma anche le stesse famiglie committenti che non vogliono sentirsi in colpa. Qui ci sono soldi veri. Più il denaro è liquido e più il corpo della donna diventa un capitale da spendere”.
Fonte: Corriere.it
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