15 febbraio 2016

Dresda 1945: la banalità del bene

Dresda 1945: la banalità del bene


C’erano i buoni da una parte, e c’erano i cattivi dall’altra.
I cattivi volevano imporre la loro dittatura su tutto il mondo, i buoni si battevano per la libertà e per la democrazia.
Per fortuna, e grazie a Dio, hanno vinto i buoni, perché il bene vince sempre, alla fine, e noi oggi siamo liberi e democratici.
Questo è il mito fondante della nostra civiltà contemporanea, e questo ci viene insegnato sin da bambini sui banchi di scuola.
E i cattivi facevano veramente delle cose orribili, ed avevano una ideologia terribile.
E su questo ci sono pochi dubbi.
Ma a volte qualcosa non torna nemmeno quando si studia la storia dei buoni.
Ci fu Hiroshima, ci fu Nagasaki.
Si calcolano circa 200.000 vittime.
Fu necessario, ci viene detto.
200.000 morti necessarie.
Necessarie per cosa, verrebbe da chiedersi, per evitare cosa?
Cosa peggio di 200.000 persone che muoiono nel giro di tre giorni?
Fu necessario per concludere la guerra, ci viene spiegato.
In fondo, se i buoni hanno fatto una cosa del genere, ci sarà stato un buon motivo.
Così ci fu Hiroshima, e Nagasaki.
E prima ancora ci fu Dresda.
Dresda, 13 Febbraio 1945
Non se ne parla molto, di Dresda.
Anche i buoni a volte fanno delle cose di cui un po’ si vergognano.
Era il 13 Febbraio del 1945, 71 anni fa.
Alle ore 22.08 di martedì grasso (13 febbraio 1945) le sirene di allarme aereo vennero a interrompere i clown che si stavano esibendo nel carosello finale allo spettacolo carnevalesco del Circo Sarassini.
[…]
Due soli minuti dopo il cielo incominciava ad affollarsi: i primi quadrimotori Lancaster dell’83° squadriglia inglese lasciavano cadere grappoli di bengala che illuminavano a giorno la città, poi seguirono pochi Mosquitos, agili cacciabombardieri il cui compito era quello di individuare con bombe segnaletiche rosse l’epicentro del bombardamento, lo stadio sportivo.
I Mosquitos fecero egregiamente il loro compito: nel centro esatto dello stadio si levava ora una luminosissima colonna rossa. I bombardieri avevano il loro bersaglio.

Dalle 22.13 alle 22.30 i Lancaster scaricano sulla città le terribili bombe dirompenti da 1.800 e 3.600 libbre. Poi si allontanano in direzione di Strasburgo, volando bassi per sfuggire ai radar tedeschi. I soccorsi iniziano ad affluire dalle città vicine, mentre gli abitanti escono lentamente dai rifugi. Erano quello che attendevano gli alleati: far uscire la gente, far arrivare i soccorsi, e tornare a colpire.
La “Tecnica del massacro”.
Ore 1.28 del 14 febbraio. La seconda ondata arriva, indisturbata come la prima. Altri 529 Lancaster portano nelle stive 650.000 bombe: per lo più sono tutti ordigni incendiari. E’ l’inizio dell’inferno. Bombardando a destra e a sinistra delle zone già colpite dal primo attacco gli inglesi riescono a provocare la tempesta di fuoco. Dalle case già sventrate dalle bombe dirompenti viene aspirato ogni oggetto e ogni persona che si trovi nel primo chilometro dall’immane incendio.
[…]
Il pilota di un Lancaster rimasto indietro racconterà: “C’era un mare di fuoco che secondo i miei calcoli copriva almeno un centinaio di chilometri quadrati. Il calore era tale che si sentiva fin nella carlinga; eravamo come soggiogati di fronte al terrificante incendio, pensando all’orrore che c’era là sotto… “
Alla fine si calcola che i morti furono 135.000, probabilmente 200.000.
La II Guerra Mondiale stava giungendo a termine, la Germania era prossima a capitolare, e Dresda era una città senza impianti di produzione bellica, senza difesa contraerea, abitata da civili e da profughi che vi avevano trovato rifugio, in quanto era diffusa la convinzione che gli alleati non avrebbero avuto nessun motivo per attaccare una città indifesa che non rappresentava nessuna fonte di pericolo.

Dresda, 13 Febbraio 1945
Eppure quell’attacco ci fu, a freddo; un’operazione che aveva il solo scopo di diffondere il massacro e il panico tra la popolazione; una sorta di punizione collettiva, fatta dai buoni contro i cattivi.
E quella guerra i cattivi la persero, alla fine.
Ma furono davvero i buoni, quelli che vinsero?
Dresda, 14 febbraio 1945

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