11 febbraio 2016

Ddl Cirinnà: si spacca anche il Pd

Ddl Cirinnà: si spacca anche il Pd

Sul fronte dei pentastellati, contro il contestato disegno di legge, esce allo scoperto il senatore napoletano Sergio Puglia.
Il confronto sul ddl Cirinnà è entrato nel vivo, al Senato, e il livello dello scontro continua ad alzarsi. La giornata di ieri potrebbe rivelarsi molto fruttuosa per il fronte che si oppone al disegno di legge della senatrice Pd su unioni civili e adozioni gay. Palazzo Madama è stato teatro di un violento confronto tra il centrodestra e Pietro Grasso, presidente del Senato, accusato di aver dismesso i panni di arbitro per indossare quelli di giocatore per aver detto “no” alla richiesta di voto segreto sull’ordine del giorno Quagliariello-Calderoli che chiedeva il “non passaggio agli articoli” del disegno di legge. Se fosse passato quell’odg, per essere più chiari, il Senato non avrebbe più potuto occuparsi delle unioni civili per i prossimi sei mesi.
Grasso però non ha concesso la votazione a scrutinio segreto e così l’odg è stato respinto con 195 no, 101 sì e un astenuto. Duro l’affondo di Quagliariello contro il presidente del Senato: “Secondo me non è stato un buon inizio, visto che lei non è un componente ma presiede l’aula, è arbitro ed invece ha deciso con una interpretazione che sembrava un surrogato dalla Corte Costituzionale stabilendo già chi avesse ragione e chi torto. Lei ha già detto tutto, ha preso parte. Era decisione che spettava quanto meno alla giunta del regolamento”.
Inizia a lesionarsi, intanto, la muraglia del Pd. Per i “dem” vi sarà libertà di coscienza sui tre emendamenti al ddl Cirinnà relativi alle unioni civili: quello che riguarda l’articolo 5, quello sulle stepchild adoption e l’articolo 22, quello che contiene le norme sulle coppie di fatto. A ufficializzare la novità, è stato il senatore senatore Luigi Zanda. E potrebbe non essere finita qui, se si considera che l’area cattolica del Pd sta forzando la mano per ottenere libertà di voto anche per quel che concerne l’articolo 3, relativo alla disciplina di diritti e doveri derivanti dall’unione civile tra persone dello stesso sesso. Una prospettiva che spaventa il capogruppo dei dem che, dopo aver ribadito la compattezza (più vera che presunta) dei suoi, si è lasciato sfuggire un inequivocabile: “Sarebbe un danno per tutti se fossimo attori di una deriva verso una roulette sui voti”.
Libertà di coscienza e di voto, ricordiamolo, di cui godranno anche i pentastellati, la cui base si è spaccata, dopo l’annuncio di Beppe Grillo che ha sconfessato il voto via web. A favore del leader dei grillini, si è pesantemente esposto il senatore campano Sergio Puglia, cattolico dichiarato, che nell’assemblea dei senatori pentastellati ha dichiarato di essere pronto perfino a rischiare l’espulsione pur di mantenere la propria posizione.
“Io ho sempre detto che avrei votato secondo coscienza perché stiamo parlando di questioni molto delicate, non bisogna farsi prendere dall’emotività o dall’ideologia. Nel Movimento ci sono varie anime, varie sensibilità e devono essere rispettate”, ha dichiarato Puglia.
Sull’articolo 5 in particolare, il senatore napoletano ha le idee chiare: “Quando si parla di adozioni di bambini si apre una breccia nel profondo dell’animo umano, per questo serve una riflessione molto più seria, non un voto a cuor leggero. Così com’è scritta la norma apre davvero a situazioni completamente diverse da quelle alle quali noi siamo abituati. Oltretutto noi non conosciamo quali conseguenze ci possano essere sui bambini che crescono in famiglie composte da due padri o da due madri. Non abbiamo esperienze tali da potere dire se è giusto o sbagliato. Con il ddl Cirinnà vogliono trasformarci in un Paese in via di sperimentazione”.
Fonte: L’Opinione Pubblica
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