19 febbraio 2016

DALLO YEMEN UN GRIDO: “DOVE SIETE, MENTRE DISTRUGGONO IL NOSTRO PAESE?

DALLO YEMEN UN GRIDO: “DOVE SIETE, MENTRE DISTRUGGONO IL NOSTRO PAESE?

Lo Yemen è un paese povero ed è per questo che i media italiani non se ne curano minimamente. L’Arabia Saudita ha scatenato una campagna di bombardamenti aerei a tappeto indiscriminati.
Sta aiutando ISIS ed al Qaeda a prendere lo Yemen a danno della tradizionale religione locale zaidita, i seguaci della più moderata fra le sette musulmane sciite, cioè di quella che prende il nome dal suo iniziatore Zaid ibn ‛Alī Zain al-‛Ābidīn  e che oggi sopravvive soltanto nello Yemen.
Quindi la Comunità Internazionale combatte ISIS (almeno a parole ) in Siria ma in Yemen lo appoggia.
Attaccata da ISIS fin nel suo interno, alle prese con il problema dei migranti risultato della sua politica estera spregiudicata, la Comunità Internazionale ha pensato bene di prendersi cura del problema aiutando lo stato islamico più estremista del mondo: l’Arabia Saudita. cartina
L’Italia dal canto suo, ha già espresso “piena comprensione” all’Arabia Saudita, lo ha fatto per bocca del ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni. E da allora questa linea, è rimasta invariata.
Riproponiamo una interessante critica chierificatrice del tabloid canadese ‘SUN ‘ (è un articolo un pò vecchio ma ancora attuale), il quale si distacca dal coro di unanime consenso levatosi verso l’intervento saudita .
L’articolo, dal titolo “l’Arabia Saudita inganna l’Occidente, di nuovo”  critica come le nazioni più ricche del mondo arabo scatenino tutto il proprio potenziale bellico ”contro una delle popolazioni più povere della terra (gli yemeniti) senza neppure tentare un negoziato: man mano che le vittime civili aumentano, viene perpetuata una sorta di ‘propaganda Gobelliana’ che sembra rimandare alle  armi di distruzione di massa di Saddam Hussein.
Questa volta il pericolo è ” lo spauracchio dei tentacoli dell’Iran che soffocherebbe le rotte marittime di Bab-el-Mandeb che separano lo Yemen dalla costa africana”.
Ci si dimentica però che ”la stragrande maggioranza degli attacchi terroristici islamici contro l’Occidente, Medio Oriente e Asia meridionale sono stati condotti da jihadisti musulmani sunniti, l’Arabia Saudita ha in qualche modo ci ha convinto invece che sono sciiti e che quindi è l’Iran da biasimare”.
Il SUN  affronta uno dei punti cruciali comuni anche al conflitto siriano, accuratamente evitato da governi e media occidentali:
”Ora i sauditi hanno assunto il compito di ripristinare la democrazia in Yemen sostenendo che il presidente democraticamente eletto Abd Rabbo Mansur Hadi è stato estromesso a causa di una rivolta popolare da parte di del Partito Ansar, meglio conosciuto come gli Houthi”.
E’ paradossale perché ‘i sauditi che cercano di ripristinare la democrazia in Yemen non hanno mai affrontato i propri elettori’. Né loro né la coalizione di ricchi di petrolio sceiccati arabi del Golfo che si sono uniti a loro.
Si tratta  ”degli stessi paesi che sono stati la fonte di finanziamento delle peggiori organizzazioni terroristiche jihadisti di tutto il mondo, sono esse le nazioni che hanno finanziato decine di migliaia di madrasse islamiche che sfornano jihadisti disposti a morire per la vittoria dell’Islam …”.
Interessanti alcuni passaggi conclusivi. Il primo nega che gli Houthi yemeniti sono un prodotto di intervento iraniano in Yemen e, quindi, costituiscono una minaccia per gli interessi occidentali, così come la sicurezza di Israele: ”Niente potrebbe essere più lontano dalla verità”.
In definitiva, il pericolo è da un’altra parte. Però sembra ignorato: mentre gli USA si affannano a trovare un accordo per il nucleare con l’Iran sembrano non preoccuparsi dell’Arabia Saudita ”che come ha rivelato  il redattore della BBC, Mark Urban già nel novembre 2013,  aveva in corso progetti per ricevere armamenti nucleari dal Pakistan”.
E’ solo menzogna, nonostante: ”I sauditi hanno avuto molto successo a convincere l’Occidente che non sono loro che rappresentano una minaccia per le nostre libertà, ma l’Iran”.
Vi proponiamo una breve riassunto  tratto da Caffè Geopolitico ed un’intervista al direttore dell’unica TV rimasta in Yemen.

Vietato Parlare
Il direttore della Tv yemenita Al-Masirah racconta la grave situazione nel martoriato paese della penisola arabica, lo Yemen: la Porta del Mar Rosso che intrappola 25 milioni di abitanti nei giochi geopolitici sauditi. Un drammatico appello all’opinione pubblica mondiale e ai giornalisti occidentali: “dove siete, mentre distruggono il nostro paese?(Pandora Tv)
Nel video di Pandora la situazione attuale, di cui non si parla minimamente sui media occidentali:
 Le ragioni del conflitto in Yemen
L’attuale conflitto civile (in Yemen), il quale vede contrapporsi gli Houthi (che nel 2004 avevano iniziato le proprie rivendicazioni contro il tentativo di affermare il culto salafita in luogo del tradizionale zaidita) e i lealisti al Presidente Hadi.
Dopo mesi di proteste finalizzate alla cacciata del Governo, e il rifiuto della bozza di nuova Costituzione – che prevedeva tra l’altro la divisione federale del Paese in sei regioni distinte – lo scorso gennaio il Presidente ad interim Hadi e i membri del Governo si sono dimessi dopo essere stati assediati per giorni dagli Houthi, che hanno provveduto a sostituirli con un Governo temporaneo da essi guidato.
Posto agli arresti domiciliari, ma riuscito a fuggire, Hadi si è spostato nella città di Aden il 21 febbraio scorso, nel tentativo di ripristinare il proprio Governo, considerato come legittimo dalla comunità internazionale. Anche grazie al supporto delle armi iraniane (sebbene manchi la sicurezza del coinvolgimento diretto del Paese nell’attuale conflitto), gli Houthi hanno guadagnato sempre più terreno nella parte meridionale del Paese.
Preoccupati dalla loro avanzata – e anche dal potenziale ruolo che l’Iran avrebbe potuto giocare in essa –, alcuni Paesi hanno avviato, lo scorso 25 marzo, una campagna di bombardamenti nell’area di Aden. Il leader della coalizione internazionale anti-Houthi è l’Arabia Saudita, coadiuvata militarmente da Bahrein, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Kuwait, Sudan e Qatar. Supporto non militare proviene da Belgio, Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti e Turchia, e più recentemente dal Marocco.
(tratto da fonte: il caffè geopolitico)


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