12 febbraio 2016

Assad marcia su Aleppo, Obama a Monaco chiede il cessate il fuoco

Assad marcia su Aleppo, Obama a Monaco chiede il cessate il fuoco
C’è speranza e soddisfazione dopo il meeting diMonacosulla crisi siriana, il segretario di stato americanoJohn Kerry parla di progressi che cambieranno la vita dei siriani in meglio e di “un risultato”, raggiunto, ” oggi a Monaco. Su tutti e due i fronti, le ostilità e gli aiuti. E questi progressi hanno il potenziale di cambiare la vita quotidiana dei siriani”. La maratona diplomatica si è conclusa a notte fonda e ha deliberato infine sulla partenza immediata di aiuti umanitari per le città ancora occupate dai terroristi e in procinto di essere liberate dall’esercito siriano e un cessate il fuoco da disegnare “entro i prossimi sette giorni”.

Questa accelerazione sulla strada del dialogo, fortemente richiesta dalla amministrazione americana e da Obama stesso, arriva a ridosso di due annunci importanti sullo scacchiere siriano, il primo è la dichiarazione, supportata dalle vittorie sul campo, che l’esercito siriano è pronto amarciare su Aleppo per strapparla dalle mani dei terroristi che la occupano tenendo in ostaggio la popolazione, e il secondo è quello fatto da Turchia e Arabia Sauditache prospettava l’apertura di un periodo di “esercitazioni militari” che hanno immediatamente palesato una volontà, dei due paesi sponsor dei ribelli siriani, di voler, anzi dover ormai, intervenire apertamente sul campo per provare a ribaltare le sorti delle loro pedine islamiste sempre più nell’angolo.


Dalla Siria arriva però il segnale dellarisolutezza e sul tavolo delle trattative fanno sapere da Damasco non ci sarà né lo smembramento del paese né tantomeno la poltrona, o la testa visti i precedenti, del presidente Assad.

A ciò si aggiunge che l’opzione del “cessate il fuoco” su cui, già da tempo i siriani hanno cominciato ad operare non prevederà trattative con Isis e Fronte Al Nusra, cioè con il Califfato e con Al qaeda.

Su questi punti a Monaco è risuonato il “Niet” di Lavrov che fa capire come anche per il Cremlino l’agenda Siria, se è vero che dovrà prima o poi arrivare a una pacificazione, non potrà lasciare come attori della pace futura le “multinazionali del terrore” che oggi si contendono la leadership della “rivolta”.

L’Europa, Merkel in primis, però accusa la Russia di Putin di colpire sopratutto le formazioni “moderate” supportate, a questo punto “apertamente” dall’Unione Europea, che invece vedrebbe di buon occhio una transizione del presidente Assad in favore dei “partigiani”siriani democratici, che però fino ad oggi si sono preoccupati più di coltivare un rapporto con il Califfo che di formulare reali proposte politiche per il futuro della Siria.


Anche l’opposizione siriana non parteciperà alnegoziato di Ginevracon il governo di Damasco e se si dice soddisfatta per il risultato di Monaco, rifiuta di incontrare le legittime istituzioni siriane e se l’intesa non sarà attuata pienamente.

Paradossalmente gli intrecci e gli accordi tra il vasto e frammentato fronte “ribelle”, che in un primo momento avevano rappresentato la forza delle formazioni combattenti, ora le vincola l’una alle altre e ognuna con i propri partner internazionali facendo entrare in conflitto le agende di ognuno sbilanciate in un ventaglio di ipotesi ampissimo, che va dall’intransigenza saudita e dell’Isis che vorrebbe una guerra totale in Siria e Iraq, ai più miti consigli che arrivano da Usa e Stati Europei che invece spingono per una transizione morbida.

Chi in questi quattro anni di guerra si è schiarito le idee è lo Stato siriano, che ripresosi dall’iniziale smarrimento e uscito dall’isolamento internazionale grazie al preziosissimo appoggio di Iran e Russia, ora può strappare intere regioni alle forze terroristiche. Aleppo ne è la dimostrazione ed un simile impegno internazionale a una settimana dalla presa della città da parte Sirio-Russa, potrebbe anche significare che proprio ad Aleppo, le avanguardie Siriane potrebbero, una volta entrate, imbattersi in elementi estranei al conflitto tipo consiglieri militari turchi o contractor occidentali che getterebbero “Obama and Friends” nell’imbarazzo più totale.

Mentre a Monaco si parla della Siria e a Ginevra le opposizioni non sanno chi mandare a rappresentarle al tavolo della pace, il popolo siriano riconquista il suo futuro metro per metro, casa 

per casa, città dopo città.


Viaggiando sulle strade siriane, dove ora corrono i convogli militari, si capisce chiaramente cosa voglia il Paese, cosa vogliono i cittadini siriani: vogliono vedere l’esercito dellaRepubblicaentrare in ogni città occupata, vogliono iltricoloresiriano sui tetti dei palazzi, ormai ischeletriti dalle bombe, vogliono le loro chiese, le loro moschee, i loro cari liberi dalla morsa del terrorismo.

Vogliono la loro Nazione libera e forte come un tempo, e sopratutto vogliono Assad a garantire tutto questo.

Alberto Palladino

Fonte: Il Primato Nazionale
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