13 gennaio 2016

Utero in affitto. Coppia gay commissiona una figlia in Nepal, ma arriva la bambina sbagliata

Utero in affitto. Coppia gay commissiona una figlia in Nepal, ma arriva la bambina sbagliata

Sono partiti da Israele, destinazione Nepal, per prendere la figlia che avevano commissionato a una madre surrogata. Una volta ritornati a casa, dopo aver effettuato un test genetico obbligatorio, si sono accorti che la bambina non era la loro e l’hanno rimandata indietro.
«ERRORE UMANO». È quanto successo a una coppia omosessuale, che si era avvalsa della collaborazione dell’agenzia israeliana esperta in utero in affitto Tamuz. Questa ha dichiarato che si tratta di un «caso di errore umano». L’ovulo comprato e fertilizzato con lo sperma dei due uomini non era infatti stato impiantato nell’utero della donna giusta.
TEST GENETICO. La bambina è nata il mese scorso ma l’errore è stato scoperto solo questa settimana durante un test genetico condotto allo Sheba Medical Center di Ramat Gan, alla periferia di Tel Aviv. Simili test sono richiesti in Israele per legge a tutte le coppie omosessuali che si recano all’estero per la pratica dell’utero in affitto. I risultati solitamente richiedono diverse settimane.
BAMBINI E MADRI SURROGATE. La coppia gay ha rispedito indietro la bambina, che è stata affidata ai genitori che l’avevano davvero commissionata, e ora sta aspettando di vedere se la donna che questi ultimi avevano scelto come surrogata sta portando in grembo il loro bambino oppure no. Se non fosse così, i loro ovuli fecondati potrebbero essere andati persi e la seconda madre surrogata potrebbe essere incinta del figlio risultante dal materiale genetico di una terza coppia.
SBAGLI FREQUENTI. Da sempre il Nepal è una meta ambita dalle coppie omosessuali israeliane, ma la nazione himalayana ha bloccato le nuove pratiche ad agosto in attesa di rivedere la legge, come fatto anche da India e Thailandia. Secondo Dana Magdassi, proprietaria dell’agenzia Lotus, simili errori non sono così rari: «È uno sbaglio molto grave che avviene spesso anche da noi in Israele. Si sente parlare poco di simili errori all’estero, perché i dottori sanno che una volta che le coppie israeliane rientrano in patria sono costrette a fare un test genetico», ha spiegato ad Haaretz.
Foto: Nelle Note
Fonte: Tempi
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