16 gennaio 2016

Unioni civili. Oltre 100 giuristi dicono no al ddl Cirinnà

Unioni civili. Oltre 100 giuristi dicono no al ddl Cirinnà

Il ddl Cirinnà sulle unioni civili divide la politica. E’ tensione all’interno del Pd sullo stralcio della contestata stepchild adoption, ovvero l’adozione del figlio del partner. Il provvedimento arriverà in aula al Senato il prossimo 28 gennaio e ha ricevuto ieri una bocciatura da Forza Italia. Intanto sono oltre 100 i giuristi che hanno aderito all’appello del Centro studi Livatino contro il ddl. Tra i punti contestati: l’equiparazione al matrimonio, l’adozione o l’affido dei minori e la pratica dell’utero in affitto che il testo rischia di legittimare. Al microfono diPaolo Ondarza uno dei firmatari, Filippo Vari, docente di diritto costituzionale all’Università Europea:
R. – La Costituzione configura un regime privilegiato per la famiglia. Questo Disegno di Legge vuole svilire questa preferenza, attribuendo lo stesso regime della famiglia a forme di convivenza che hanno una diversa funzione nella società.
D. – Voi evidenziate il danno derivante per i minori dalla “Stepchild adoption”, l’adozione del figlio del compagno…
R. – C’è un danno perché la legislazione in vigore, ma anche la Corte Costituzionale, hanno sempre riconosciuto: non esiste un diritto degli adulti all’adozione, ma esiste il diritto di un bambino ad essere inserito invece in una famiglia. Questo Disegno di Legge, nel prevedere la “Stepchild adoption”, non garantisce che i minori abbiano un padre e una madre – come, invece, vuole la Costituzione – ma finisce per dare ad un bambino due padri o due madri.
D. – Voi, tra l’altro, dite no anche all’alternativa alla “Stepchild adoption”, ovvero la soluzione dell’“affido rafforzato”…
R. – L’affido è un istituto che sorge con presupposti radicalmente diversi. E’ una soluzione di compromesso, che però nasconde una grave ipocrisia. Su certi temi il compromesso non è possibile! In realtà anche con l’affido non cambierebbe il fatto che il minore, anziché trovarsi inserito in una famiglia in cui c’è un padre e una madre, si troverebbe ad essere inserito dall’ordinamento in una diversa forma, in cui ha due punti di riferimento che non sono il padre e la madre, ma sono o due padri o due madri.
D. – Non credete che il tentativo sia, invece, quello di favorire in qualche modo il minore nel garantirgli una figura di riferimento genitoriale?
R. – La figura di riferimento genitoriale il minore ce l’ha ed è il genitore biologico con il quale convive. Dopodiché l’ordinamento già prevede strumenti adeguati: se il genitore muore, il partner del genitore, se c’è un legame affettivo stabile con il minore, può adottarlo.
D. – Il partner anche dello stesso sesso?
R. – Sì, si, si! Dopo che è morto il genitore…
D. – Voi dite: i diritti individuali che vengono chiesti, in realtà, sono già riconosciuti e non serve una legge ad hoc…
R. – In realtà qui l’intento è di creare una forma di convivenza che venga equiparata alla famiglia. Nessuno mette in dubbio la legittimazione del convivente ad andare a trovare in ospedale, andare a trovare in carcere…
D. – Tutto questo è garantito oggi dalla legge?
R. – Oggi questo è tutto garantito. Poi insisto: un problema specifico di riconoscimento dei diritti dei conviventi non c’è oggi. Mi sento, con la stessa onestà, di dire che un singolo problema potrebbe sorgere, rispetto a casi della vita che noi non siamo nemmeno in grado di immaginare, ma se sorgesse si interviene puntualmente e non con un disegno istituzionale …  La critica che a me si potrebbe fare è quella di dire: “Sì, però il partner non gode della pensione di riversibilità”. Qui però bisogna capirsi: la Costituzione pone sullo stesso piano tutti i figli nati in un matrimonio o nati al di fuori; per quanto riguarda, invece, la posizione dei partner la Costituzione volutamente discrimina, perché la Costituzione riconosce la specificità della formazione sociale familiare. La pensione di reversibilità – ad esempio – ha un costo per la società; la società si sobbarca questo costo notevolissimo non perché i coniugi si vogliono più bene rispetto ad altre unioni: la pensione di reversibilità e tanti diritti sono garantiti in maniera esclusiva ai coniugi proprio per questa funzione infungibile che la famiglia ha nella società e che noi chiediamo che il legislatore finalmente cominci a riconoscere e a promuovere in maniera adeguata, visto che l’Italia è uno dei fanalini di coda per quanto riguarda le politiche pubbliche a sostegno delle famiglie. Il motivo più grande di crisi dello stato sociale in Italia è l’“inverno demografico”.
D. – Voi contestate l’iter, la modalità con cui questo ddl arriva all’Aula del Senato…
R. – Per la prima volta l’Aula si trova ad esaminare un Disegno di Legge, senza che questo Disegno di Legge sia stato esaminato dalla competente Commissione parlamentare. Questa è una gravissima forzatura!
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