27 gennaio 2016

Unione Europea, quando i finanziamenti arrivano da Goldman Sachs

Unione Europea, quando i finanziamenti arrivano da Goldman Sachs

Non è un mistero il fatto che molti grandi potentati bancari e finanziari d’oltreoceano stiano aiutando esostenendo il progetto dell’Unione Europea. Ovviamente non con parole e teorie filosofico-politiche, affidate invece agli europeisti che anche di fronte alle tragedie più clamorose causate dalla dittatura eurocratica dei mercati continuano a ripetere, come tarantolati, il refrain del “ci vuole più Europa”: l’aiuto fornito dalle banche è un aiuto economico.
In particolare, le grandi banche americane stanno foraggiando a flusso continuo le massicce campagne pubblicitarie contro“Brexit”, ossia contro il possibile distanziamento della Gran Bretagna dalla Ue. Goldman Sachs ha inaugurato il modello, donando – così pare – oltre mezzo milione di sterline alla campagna “Britain Stronger in Europe”. Hanno successivamente aderito alla campagna anche Morgan, Morgan Stanley e Bank of America: anch’esse hanno messo mano al portafoglio per aiutare questa “nobile” causa, mossi indubbiamente, come sempre avviene quando vi sono di mezzo le banche, da disinteressati e filantropici sentimenti.
Sono qui necessarie, credo, due considerazioni generali. In primis, iflussi della finanza – è superfluo ricordarlo – non si muovono mai accidentalmente, ma sempre seguendo la logica del profitto e del potenziamento della dittatura bancaria già divenuta realtà. Non è, dunque, difficile capire dove sia ubicato il potere, quali siano i suoi interessi, quali le sue battaglie: basta, in fondo, seguire le tracce dei foraggiamenti e dei flussi finanziari dei grandi magnati della finanza. Tutte le cause politiche finanziate dalle banche devono quanto meno destare sospetti sulla loro reale natura. Le “rivoluzioni colorate” e la vicenda dell’Ucraina dovrebbero pur averci insegnato qualcosa.
I tanti difensori dell’Unione Europea, che stentano a capire come essa sia la negazione completa della nobile idea di un’Europa di Stati fratelli e democratici, dovranno pur porsi delle domande se nelle loro battaglie per il “ci vuole più Europa” e per frenare gli “euroscetticismi” dilaganti si trovano, di fatto, dalla stessa parte della barricata con Goldman Sachs, Morgan, Morgan Stanley e Bank of America. O sono diventate filantrope le banche, o sono gli “euroinomani” del “ci vuole più Europa” a fare, volenti oppure no, gli interessi della finanza che sta uccidendo il lavoro e i diritti sociali in nome del “fiscal compact” e del vangelo della competitività. Tertium non datur.
Seconda considerazione, altrettanto brevemente. Vi è una collaudata pratica tesa a silenziare gli euroscettici e chiunque, non appagato dalla superficie, cerchi di mostrare il volto del potere e delle oligarchie neofeudali che lo gestiscono: è la pratica della demonizzazione per mezzo della categoria di “complottismo”.
Secondo la neolingua orwelliana oggi dominante, “complottista” non è solo chi vede in modo paranoico complotti ovunque (ossia chi complottista è a tutti gli effetti): è, per estensione,chiunque non si accontenti della versione dei fatti ufficiale e cerchi una verità nascosta dietro il vitreo teatro delle ideologie e delle costruzione retoriche del potere. Secondo questo “uso largo” della categoria, sarebbero, peraltro, liquidati come complottisti anche “maestri del sospetto” come Freud, Nietzschee Marx.
Ora, da quanto tempo sentiamo ossessivamente silenziati come “complottisti” quanti sostengono che dietro l’Unione Europea si nascondono in realtà gli interessi delle grandi banche e delle compagnie finanziarie? Ormai è un cliché. Un cliché che, tuttavia, alla luce di questi ultimi eventi legati al “Brexit” pare inconsistente. A meno che non si continui a usare la categoria di complottista ai danni di chiunque non accetti serenamente la nuova dittatura finanziaria e classista dell’èlite oligarchica che governa a proprio vantaggio il nuovo ordine mondiale.
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