22 gennaio 2016

Tenetevi forte: qui rischiamo che venga giù tutto.

Tenetevi forte: qui rischiamo che venga giù tutto.

Dopo il lunedì di passione in borsa con il crollo dei titoli bancari, Mps in testa e con l’offensiva di Draghi che chiede chiarimenti a sei banche italiane, cè stato un parziale recupero della Borsa martedì mattina, ma i titolo bancari sono continuati a scendere. Che sta succedendo?
Certo, in questo c’è una forte pressione speculativa e sicuramente c’è una manovra destabilizzante, ma è anche vero che le banche italiane sono le più esposte, in questo momento, sul terreno delle sofferenze che ammonterebbero a 200 miliardi più 150 di cosiddetti “incagli” e per di più, data la ben nota inefficienza della giustizia italiana, ottenere il realizzo di una garanzia spesso richiede 7 o 8 anni. Il che significa che è a “bagnomaria” circa il 17-18% degli impieghi di tutte le banche.
Che si sappia, nessun altro sistema bancario in Europa ha difficoltà di questo spessore. Dunque la speculazione aveva una buona base di partenza e, per di più, è stata agevolata dal comportamento della Bce che viene pudicamente definito “ambiguo”, “erroneo”, “intempestivo. E qui mi chiedo se si sia trattato di ambiguità non volute, di errori e di ritardi occasionali o… di altro.
Il punto è che l’urto del bail-in sta portando allo scoperto il buco su cui stanno sedute le banche italiane: già due anni fa sapemmo del disastro di Carige e della Bpm, poi, con la strana riforma delle popolari voluta da Renzi, sono cominciate a venir fuori notizie sempre peggiori dell’Etruria, della Popolare di Vicenza e, dopo, delle popolari delle Marche, di Spoleto, che ora mette nei guai anche il banco di Desio che aveva avuto l’infelice idea di acquistarne un bel pacchetto azionario. La Bce mette sotto osservazione il Mps, il Banco Popolare, la Bpm, Bper, Carige e Unicredit. E si parla di un allargamento alla Popolare di Sondrio, a Credem e (udite udite!) San Paolo. E l’elenco cresce ogni giorno.
Si dice inoltre che buona parte delle banche finite nei guai avrebbero fatto investimenti sbagliati nel trading dei metalli; che furbi! Investono in commodities di quel tipo quando inizia il calo cinese: dei geni dell’economia!
Ma gli investimenti sbagliati probabilmente sono solo un pezzo della storia: da otto anni c’è una crisi che ha costretto tutti a ballare sul filo del rasoio. Poi il governo Monti (ed il Pd che lo sosteneva) con il suo “rigore”  ha portato al disastro migliaia di imprese che hanno chiuso i battenti, lasciandosi dietro miliardi di sofferenze e folle di disoccupati. La cosa più probabile è che ciascuno abbia tentato speculazioni fra le più spericolate nel tentativo di andare in pari, ma alla maggior parte di essi  le cose sono andate male, raddoppiando il buco che dovevano sanare.
Fra le piccole banche, l’incendio principale riguarda l’Etruria, ma vedrete che musica quando si “scopriranno le tombe” di Vicenza e delle sue controllate, che daranno brutte sorprese.
Ne sono preoccupati anche gerarchi e gerarchetti renziani che iniziano ad ammettere che il sistema bancario è “appesantito” dalle sofferenze e cominciano a dire che si, ci vorrebbe una bad bank in cui concentrare i crediti deteriorati.
Ma la bad bank in cui scaricare le sofferenze, è un rimedio o ormai è troppo tardi? Giusto chiederselo.
L’Unione Europea ha dato la direttiva del bail-in sostenendo che i salvataggi debbano essere fatti da un fondo interbancario di resistenza, sostenuto da tutti. E’ il principio delle assicurazioni che distribuiscono il rischio, per il quale, sapendo che è molto probabile che tre di noi si ammaleranno, ciascuno mette 1 euro e poi si assiste chi si ammalerà. Ma il guaio è che qui i malati sono di più di quelli sani e già sanno di esserlo. Insomma: se in mille mettiamo 1 lira e tre di noi rischiano di fallire per un buco complessivo di 300 lire, il fondo li salva con parte del denaro accumulato. Ma se quelli che stanno fallendo sono 600 ed hanno sofferenze per 6.000 lire, che dovrebbero essere coperte dai 400 sani o quasi, il risultato è che, più che salvare dal burrone i 600, ci mandiamo dietro anche i restati 400 che si guarderanno bene dall’imbarcarsi in una simile sconclusionata operazione. Va da sé. E, infatti, sin qui, la fuga dei clienti dalle piccole banche è stata arginata dai prestiti interbancari di Unicredit ed Intesa, ma ora che le cifre diventano troppo onerose (senza contare che anche Intesa e Unicredit hanno i loro grattacapi) i due blocchi maggiori tirano il freno a mano.
Di fatto, i ragionamenti astratti servono a poco: il bail-in era pensato punitivamente proprio nei confronti dell’Italia che, infatti, è quella che ora si trova in difficoltà più di tutti.
Ma allora, direte voi, se le cose stavano in questo modo (e la Banca d’Italia avrebbe dovuto saperlo) perché mai l’Italia ha accettato senza fare una piega, la direttiva del bail-in, senza neppure cercare di dilazionarne di uno o due anni l’applicazione? Verrebbe da dire “Ce lo chiede l’Europa! Basta la parola”. Ma la realtà è più complessa ed incidono molti fattori: l’impresentabilità internazionale di Renzi che, ormai, ha superato quella di Berlusconi, la sostanziale acquiescenza della Mogherini e dell’ambasciatore italiano presso la Ue (che, infatti, il governo ha licenziato di colpo), le pressioni ed i ricatti reciproci, il cattivo funzionamento degli organi di controllo,  l’incompetenza dei nostri parlamentari, la speranza di uscirne con la solita furbata all’italiana (come il decreto salva banche del pagliaccio fiorentino) ecc. Il risultato finale è che stiamo ballando sull’orlo del precipizio. Certo la situazione è volutamente appesantita dall’offensiva della speculazione, e magari i margini di ripresa potrebbero esserci, ma, dobbiamo mettere nel conto che ci sono anche speculazioni che riescono nell’intento di mettere in ginocchio qualcuno.
Qui il rischio è che ci sia una cascata di fallimenti bancari e con la distruzione di una larga fetta del risparmio italiano. Che è precisamente quello che i tedeschi da tempo desiderano, rinfacciando all’Italia il suo debito pubblico dovuto all’evasione fiscale, che avrebbe consentito agli italiani di comperarsi casa e mettere soldi in banca, cosa che i tedeschi non hanno fatto, perché pagavano le tasse.
Il carattere punitivo del Bail-in è troppo evidente perché se ne possa dire, di fatto, le banche tedesche sono state salvate anche con il solito trucco della Cassa Depositi e Prestiti che per la sola Germania non è considerata nel bilancio statale e i cui aiuti non sono considerati di Stato. Solo dopo si è varata la direttiva.
Il rischio è che venga giù una bella porzione dell’edificio e che l’altra resti in piedi grazie allo sbarco di investitori stranieri. Dopo di che non esisterà più una “finanza italiana” in quanto tale.
Probabilmente, il peggiore disastro finanziario della storia repubblicana di cui il Pd ed i governi che ha sostenuto (Monti, Letta e Renzi) portano la maggior parte delle responsabilità. E dopo seguirà il crollo del sistema politico, ma di questo parleremo un’altra volta.
Fonte: Aldo Giannuli
Posta un commento

Facebook Seguimi