18 gennaio 2016

Sovranità: l’Italia non è più uno Stato

Sovranità: l’Italia non è più uno Stato

Intervista a Marco Mori, avvocato molto noto in rete per le sue battaglie in difesa degli scenari costituzionali e per la sua strenua difesa contro le cessioni di sovranità.
Hai visto cosa sta succedendo in Polonia, dove assistiamo a una deriva ultraconservatrice, come la definiscono, ma dove il punto è ancora una volta un’Europa che interviene nelle scelte di un Parlamento sovrano? Siamo sempre allo stesso leitmotiv!
Sì, assolutamente! diciamo che qui, quello che rileva non è tanto il tipo di provvedimento che sta attuando la Polonia, sia in merito alla questione della situazione televisiva delle TV, sia in merito alla Corte Costituzionale. Qui il punto è che c’è una costante ingerenza all’interno delle politiche di Stati che sono sovrani. La Polonia giustamente risponde alle azioni della Commissione europea dicendo: “ma guardate che noi siamo la democrazia. Non permettetevi, come Stato sovrano, di intervenire e di romperci le scatole”. È sempre il solito punto. La grossa differenza è che la Polonia non è ricattabile perché, al contrario di altri Paesi, è sì all’interno dell’UE, manon avendo aderito all’Euro c’è poco che possono fare per colpirla duramente. Peraltro, se vogliamo dirla tutta, per quanto riguarda la questione della Corte Costituzionale polacca, il Governo precedente aveva eletto cinque giudici, di cui due prima della scadenza, a fine legislatura, in modo da avere il controllo della Corte Costituzionale qualora avessero perso le elezioni e quindi avere, plausibilmente, una Corte amica dell’Unione Europea. Quindi poi la battaglia si è innescata su questo: il nuovo Governo ha nominato altri cinque giudici e poi hanno iniziato a scannarsi sull’equilibrio in Corte, perché poi l’equilibrio in Corte Costituzionale, quando c’è di mezzo il tema delle cessioni di sovranità, il vincolo esterno europeo, diventa decisivo. Proprio come accadrebbe in Italia: è proprio in Corte Costituzionale che si decidono le cose.
In fatto di cessioni di sovranità, che conflitti ci sono con la nostra Costituzione? Ad esempio l’articolo 11?
Totale conflitto! Intanto partiamo da una cosa molto banale, cioè gli elementi fondanti di uno Stato, ancora prima del dettato costituzionale.Uno Stato cioè esiste se ha un popolo, il territorio e il potere d’imperio su quel territorio.In altre parole: in casa mia devo poter fare quello che voglio, altrimenti non sono proprio uno Stato. In una Repubblica democratica come l’Italia, la sovranità ai sensi dell’art. 1 appartiene al popolo. Quindi, di fatto, questi svendono i diritti democratici all’interno del nostro territorio, cioè il potere di decidere a casa nostra. L’art. 11, la cui manipolazione interpretativa ha aperto la porta a questo maledetto vincolo esterno, non consente le cessioni di sovranità; la norma parla soltanto di limitazioni e a determinate condizioni, cioè in condizioni di reciprocità tra nazioni e finalizzate all’adesione, all’ordinamento che assicuri la pace e la giustizia tra i popoli. Cioè, nessuno aveva mai detto che potevi prendere una sovranità e cederla, darla a un terzo che da domani mattina comanda a casa tua. Cioè, io non potevo cedere le sovranità monetarie ed economiche! Potevo limitarle, ma solo al fine di evitare di nuovo le tragedie della guerra. Se noi leggiamo anche soltanto i verbali dell’Assemblea costituente, i Padri costituenti hanno specificato cosa intendevano e addirittura si leggevano delle riaffermazioni piene di sovranità e il fatto che le limitazioni erano concepite per le Nazioni Unite, non certo per il progetto federale europeo, per gli Stati Uniti d’Europa che anzi erano progetti che erano stati respinti all’interno della costituente.
Te lo ricordi il Meccanismo di Stabilità Europeo, altrimenti detto MES o fondo salva-stati? Prevedeva alcune clausole “simpatiche”, tra le quali il fatto che non si poteva recedere da questo fondo in cui abbiamo investito diverse decine di miliardi, e che qualora il gestore di questo fondo, che poi erano i Ministri dell’Economia dei vari Stati, con sede in Lussemburgo, avessero deciso nuove ricapitalizzazioni, nessuno avrebbe potuto opporsi, neppure cambiando Governo. Cioè valeva da qui a tutti i governi a venire, all’infinito! Poi c’è anche la segretezza dei documenti. Il trattato è stato firmato da vari paesi e Stati membri dell’Europa Unita, tra cui la Gremania. Questa impostazione è stata però modificata dalla Corte Costituzionale tedesca che ha detto: “No! La trasparenza dei documenti è essenziale, per cui niente segretezza e poi niente ricapitalizzazioni a “babbo morto”, cioè niente ricapitalizzazioni senza passare dal voto del Parlamento. A quel punto abbiamo lo stesso trattato, la stessa limitazione di sovranità, ma lo stesso trattato è diverso tra due Stati membri, perché i tedeschi hanno più privilegi rispetto a noi. Ecco, la mia intuizione fu questa: non sono un giurista, ma dissi: “scusa, se dobbiamo cedere sovranità o limitarla sulla base del fatto che deve esserci parità, e in questo caso la parità non c’è, allora il MES non è costituzionale. Cosa ne pensi?”
Assolutamente! Tra l’altro vedi, qui il problema è che intanto si tratta di una cessione e non una limitazione, ma poi è a titolo definitivo. Cioè: io non posso tornare indietro, secondo loro! E questa è un’ulteriore follia, perché se io anche accettassi l’entrata di una norma internazionale nel mio ordinamento, mettendo anche il caso che sia questa norma legittima, va bene, ma il vincolo a non poterla mai cambiare… cioè per esigenze mie potrei decidere domani mattina di fare qualcosa di diverso e invece mi impegno per sempre a non farlo! Rientro all’interno delle cessioni, perché io perdo il mio ruolo di Stato, cioè l’elemento fondante dello Stato non c’è più! Ma questo non lo dice soltanto Messora o Marco Mori o pochi altri: lo dicono anche un Zagrebelsky, per esempio, che ha ricordato a tutti come le sovranità, ad esempio monetaria ed economica, sono elementi fondanti di uno Stato.
La nostra Costituzione rappresenterebbe per loro un problema insormontabile, perché i principi fondamentali – tra cui anche l’art. 11 – cioè i primi dodici articoli, non sono emendabil! Non possono essere modificati perché rientrano all’interno del dettato dell’immutabilità della forma repubblicana. Quindi in realtà l’Italia non può mai smantellarsi e fare questa azione contraria alla Costituzione: sarebbe di per sé un atto eversivo. Tant’è vero chePiero Calamandrei, grande giurista all’interno dell’Assemblea Costituente, quando commentava per gli altri colleghi l’art. 139, e quindi l’immutabilità della forma repubblicana, ricordava proprio questo: cioè “tenete a mente che non cambiamo più“. Anche una maggioranza schiacciante che avesse voluto modificare un principio fondamentale non l’avrebbe potuto fare e addirittura la minoranza avrebbe potuto reagire. Erano concetti assolutamente banali e ovvi, che oggi sono stati dimenticati. Per non parlare poi del tipo di cessioni che sono state fatte, cioè in materie che con la pace non c’entrano un piffero, oppure sono apertamente contrarie alla pace. Ad esempio: la competitività, perché i trattati europei fondano l’economia dell’Unione sulla forte competitività tra Nazioni. Maci dicono che l’Italia deve essere più competitiva. Però se io devo diventare più competitivo, metterò sotto qualcun’altro, cioè io esco dalla crisi e mando in crisi qualcun altro. Cioè: la competizione è sempre contro qualcuno! E allora, dov’è il fine di pace, se io imposto un sistema economico europeo sulla competitività, anziché su quello che prevederebbe l’art. 2 sulla nostra carta, che sono inderogabili doveri di solidarietà politica, economica e sociale, che pacificamente sono l’opposto della competitività? Abbiamo un problema di ingresso di fondo delle norme europee, in quanto cessioni non consentite di sovranità che apparterrebbe al popolo, e poi anche nel merito abbiamo comunque un modello europeo che è contrario a tutti i nostri principi fondamentali. Ho detto la competitività, poi potremmo parlare del lavoro, potremmo parlare del risparmio che è impedito dal pareggio in bilancio. Potremmo fare una valutazione a 360°, ma siamo di fronte a un ordinamento opposto a quello nazionale e peraltro anche fortemente antidemocratico perché in Europa non c’è un organo di rappresentanza del popolo, in grado di fare le leggi, perché la Commissione europea è l’unico organo che ha iniziativa legislativa, quindi noi possiamo mandare al Parlamento europeo chi vogliamo, che non conterà un ciuffo.
Ricordiamo che la Commissione europea è composta da membri che sono scelti dai governi.
Esattamente, esattamente!
Come si solleva un’eccezione di incostituzionalità su questi temi?
Abbiamo un grosso problema, che fortunatamente potrebbe essere più facile da risolvere dopo quello che è successo con ilPorcellum. Nel nostro ordinamento non è possibile andare in Corte per far valere l’illegittimità di una legge rispetto alla Costituzione. Cioè io non posso rivolgermi alla Corte Costituzionale così! Nell’ambito di una mia causa ordinaria, dove faccio valere un mio diritto soggettivo, un mio interesse, in una mia azione, quindi in una causa che riguarda me e un’altra persona, se una legge è ritenuta incostituzionale, posso allora sollevare l’eccezione di illegittimità. Quindi c’era sempre il problema seguente: “in quale causa di merito ordinaria riesco ad eccepire la cessione di sovranità e quindi l’incostituzionalità, in sostanza, delle leggi di ratifica dei trattati?”. Il Porcellum ha aperto un po’ la strada, perché nel Porcellum hanno consentito di fare causa contro il Presidente del Consiglio e il Ministero dell’Interno, perché aveva legiferato in contrasto con un diritto costituzionale puro. Quindi si tratta di una sorta di modo per aggirare la norma. Allora ho detto: “Beh! Se ha funzionato con il Porcellum, se hanno riconosciuto la possibilità di farlo, perché non farlo con ciò che sta a monte del diritto di voto, cioè la sovranità?“. Perché chiaramente se io voto, ma ho ceduto previamente la sovranità, il mio voto non conta niente. E allora, perché non posso far valere il diritto plurisoggettivo di sovranità e quindi dire che: “a me, come cittadino, è stato sottratto questo fondamentale diritto“, e a quel punto sollevare in quel giudizio l’eccezione di illegittimità costituzionale di quelle leggi di ratifica che hanno appunto approvato e portato al nostro ordinamento i trattati europe? Vediamo nella prossima udienza cosa succederà:  siamo in odore di sentenza per cui vedremo cosa deciderà il tribunale di Genova. Ho sollevato l’eccezione di sovranità monetaria ed economica, sostenendo che siano avvenute in contrasto con gli articoli 1 e 11 della Costituzione e poi con le norme relative al modello economico della Carta. Quindi, il quesito è che questo diritto di sovranità, che apparteneva a me come agli altri italiani, sia stato illegittimamente perso, ceduto e quindi faccio accertare se queste cessioni sono illegittime e conseguentemente che le leggi di ratifica debbano essere cassate perché, chiaramente, hanno disposto di diritti su cui non potevano disporre.
E questo accertamento chi lo deve fare?
Il Giudice di merito. Quindi il Giudice ordinario può soltanto sospendere la causa, se ritiene fondata l’eccezione di incostituzionalità, e trasmettere gli atti alla Corte Costituzionale, che a quel punto dovrà decidere se le leggi di ratifica dei trattati europei, da Maastricht in poi, siano o meno compatibili con gli articoli della Costituzione che ho citato.
Gli equilibri della Corte Costituzionale, però, adesso come sono?
Quello che è stato fatto con la nomina dei nuovi tre giudici ha messo a repentaglio questo tipo di azioni, ha spostato gli equilibri in Corte. Sono stati eletti, purtroppo, tre giudici chiaramente europeisti, di cui due addirittura completamente favorevoli al pareggio in bilancio. Ggiudici che hanno detto, ad esempio, che la pensione garantita dallo Stato non può essere avulsa dalle congiunture economiche – per dire – o che la sentenza, appunto, relativa alle pensioni, come ha detto Barbera, è una sentenza che non ha tenuto in conto la modifica dell’art. 81 della Costituzione e quindi il pareggio in bilancio. Il pareggio in bilancio è una norma di totale “cretinismo economico“, perché mette al bando ogni forma di politica espansiva. Mette al bando la possibilità di una nazione di fare risparmio. Mette al bando le politiche anticicliche, che sono ovvie in economia. Quindi, diciamo che con queste nomine la vedo dura, perché hanno messo delle persone che sono schierate ideologicamente a favore del modello neo-liberista UE.
Che cosa si può fare adesso?
Giuridicamente, io mi auguro di arrivare in Corte e vediamo che cosa succede. Anche perché poi la Corte Costituzionale ha l’obbligo di motivazione e quindi dovranno venire a dire il perché delle osservazioni, che poi sono quelle anche fatte da altri giuristi di livello, mi viene in mente Barra Caracciolo, per dirne uno. Queste osservazioni, se le vogliono smentire, devono spiegarmi perché, quindi dovranno dirmi dove e per quale ragione questi comportamenti sono stati legittimi e quindi vediamo. Tolto l’aspetto giuridico, poi, ovviamente non può che rimanere la via politica, perché poi non c’è molto di altro. Via politica che però è molto dura perché quando hai delle visioni che costantemente martellano in direzione della propaganda UE, non c’è molto da fare. Cioè, se uno parla di sovranità diventa automaticamente xenofobo, nazionalista, razzista, pazzo, matto. Diventa difficile far capire alla gente l’importanza di questo concetto, perché poi la sovranità, ripeto, è semplicemente la democrazia, cioè il fatto che il popolo di una nazione possa decidere liberamente.
In questo momento noi siamo completamente esautorati da qualunque processo decisionale, perché ricordiamolo: l’80-90% delle leggi, forse ormai anche più, sono di derivazione europea. Le leggi di derivazione europea, le normative le fa la Commissione europea. La Commissione europea non è eletta da nessuno, quindi il problema della sovranità non è un problema di lana caprina: ma riguarda la perdita della nostra possibilità di decidere, e quindi anche il senso stesso dell’andare a votare, il senso stesso delle elezioni.
L’Italia in questo momento non può essere definita uno Stato, perché manca di uno degli elementi fondamentali che è, appunto, la personalità giuridica, cioè il potere di imperio e quindi la sovranità, detto in altri termini. Per cui l’Italia non è più Stato. E questo nuovo ordinamento sovranazionale europeo è la codificazione di una dittatura finanziaria pura, né più, né meno. Cioè: non è stato codificato a livello europeo un ordinamento democratico, ma è quanto di più lontano! La sovranità è assolutamente in mano a gruppi di potere economico. Cioè, si è verificato quello che un altro Padre Costituente, Ghidini, nel ’47 ricordava come grande pericolo, laddove il potere economico, non più coordinato, controllato e disciplinato dallo Stato, potesse diventare così forte da superare la democrazia, e quindi la politica. Si è verificato questo, e anzi abbiamo addirittura sentito Mattarella a Cernobbio, dire testualmente che: “i mercati non hanno più bisogno degli Stati nazionali“, quindi certificando questa superiorità del capitale sulla democrazia. Ed è un’inversione totale di tutte quelle lotte di libertà che, purtroppo, anche con il sangue si sono portate avanti nei secoli scorsi per arrivare alle moderne democrazie, perché se pensiamo che il capitale valga più della volontà della maggioranza del popolo, siamo veramente tanto lontani dalla democrazia.
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