06 gennaio 2016

Province : abolizione finta, spese vere. E le regioni ingrassano…

Province : abolizione finta, spese vere. E le regioni ingrassano…


Una storia delle pubbliche amministrazioni italiane richiederebbe al suo autore talento enciclopedico ed un fegato a prova di bomba, tante e tali sono le vicende assurde e surreali in cui ci si imbatte ad ogni passo.
Tra le mille storie, una riguarda l’abolizione delle province , anzi la legge 7 aprile 2014, n. 56, recante “Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni” .
E’ ben noto che la famosa lettera “segreta” della Banca Centrale Europea al governo italiano dell’estate 2011 ingiungeva, tra le altre misure gradite alla cupola europoide , di abolire l’ente territoriale intermedio chiamato provincia, di antica tradizione sabauda ereditata dalla Francia napoleonica.
E’ altrettanto noto che l’intera struttura amministrativa dello Stato è costruita su una gerarchia di cui il livello provinciale è l’architrave. Incidentalmente, potremmo rilevare che non si è mai vista un’entità finanziaria privata dare ordini ad uno Stato sovrano, ma l’Italia sovrana non è dal 1945…
In ogni caso, distrutto il pessimo, ma legittimo governo Berlusconi con il gioco sporco dello “spread” , delle vendite massicce di titoli di Stato italiani , nonché con il potente avvertimento del crollo pilotato in Borsa del titolo Mediaset, beninteso con la decisiva complicità del signor Giorgio Napolitano, a nostro carico dal 1953, Monti e soci hanno assiduamente lavorato a realizzare il programma dettato da Draghi .
Con il governo del Buffalmacco fiorentino ,beniamino dei poteri forti , avremo il piacere di non poter più votare il Senato, che rimarrà come ridotta di nominati a costo elevato, ma nel frattempo le province sono state abolite con un tratto di penna. Abolite ? Ma manco per niente: abolito è il nostro diritto di votarne il consiglio politico, ma per il resto, nascono dodici “città metropolitane” restano le altre, sia pure con ridotte competenze, e, soprattutto , aumenta, nel più puro stile nazionale, la confusione , l’incertezza, e, probabilmente, diminuiscono le prestazioni dei cento e più enti interessati.
Qualche esempio: intanto le regioni non gradiscono alcune competenze provinciali , del resto assai meglio avrebbero fatto, i signori banchieri, ad imporre lo smantellamento dei ventuno carrozzoni regionali, dei quali cinque a Statuto speciale, con due province autonome , Trento e Bolzano , che sono altrettante regioni da mezzo milione di abitanti ciascuna.
I signorini delle regioni sono abituati a dettare gli indirizzi generali , non a sporcarsi le mani sul territorio, quello tocca(va) ai cugini poveri delle province. Non sanno che fare delle polizie provinciali, detestano i centri per l’impiego , sono impreparate a gestire il personale operaio.
Nella provincia di Genova, ad esempio, ora felice Città Metropolitana munita di Consiglio Metropolitano e Conferenza Metropolitana ( i sindaci di tutti i comuni ), gli operai sono un quarto degli 850 dipendenti in servizio al momento del terremoto provocato dalla legge 56.
Nel mare in burrasca, per fortuna, le scialuppe di salvataggio hanno funzionato a pieno ritmo, ed i dirigenti della struttura sono stati già tutti sistemati in poltrone almeno altrettanto remunerate.
Quanto agli altri, la ricollocazione sta riservando ad alcuni piacevoli sorprese, ad altri disagi o malumore. Chi è stato sistemato nell’ Agenzia delle Dogane, per dirne una , guadagna di più di prima , tanto meglio, e i soliti malfidati potrebbero pensare ad … aiutini politici o sindacali, o amicali, ma naturalmente questo non è possibile, nella nostra bella Italia….
Altrove, si tira avanti, e si è persino costretti a dare ragione alla cricca della BCE, se pensiamo che le province italiane sono oltre cento, e che tra esse le ultime arrivate sono quelle di Fermo, Biella, Lecco, Verbano Cusio Ossola, Vibo Valentia , e che, quanto a dimensioni , possiamo vantare i novantamila abitanti della provincia di Isernia ( la regione Molise ne conta poco più di trecentomila con due province ) e l’indispensabile Lodi , patria di Fanfulla e della bella Gigogin per la quale si andava a piedi da Milano .
Nel frattempo, non c’è dubbio che la numerosa corporazione dei dirigenti e dei funzionari investiti di “posizioni organizzative”lavori a pieno ritmo per meritare i cospicui premi o indennità di risultato assegnate.
Coriolano, contadino sciocco , non riesce ad immaginare che si debba essere premiati per aver fatto semplicemente il proprio lavoro, le mode americane non sono arrivate nelle campagne arretrate dove vive.
I regimi , invero, hanno sempre bisogno di privilegiati che ne difendano gli interessi, e la finta democrazia del capitalismo terminale , per tenere buone masse crescenti di poveri e di indebitati, ha urgenza di una robusta minoranza di occhiuti controllori del popolo e di esecutori ciechi delle loro orribili leggi, talvolta persino felici del destino di sgherri.
Scriveva Carl Schmitt : “ La legalità diventa l’arma avvelenata con la quale si colpisce alle spalle l’avversario politico. In un romanzo di Bertolt Brecht alla fine il capo dei gangsters comanda ai suoi seguaci: il lavoro deve essere legale. La legalità finisce qui come parola d’ordine di un gangster. Essa aveva cominciato come ambasciatrice della divinità della ragione.”
Quanto alle province, la legge del 2014 vale soltanto per quelle appartenenti alle regioni a Statuto ordinario, per cui nulla cambia in Sicilia, Sardegna e Friuli Venezia Giulia. Sacrilegio sarebbe toccare i privilegi delle province autonome di Tento e Bolzano , che almeno sono ancora amministrate con un residuo di asburgica serietà, e , ça va sans dire , della più essenziale di tutte le regioni, la Valle d’Aosta che ha centoventottomila abitanti, una sede Rai, una sezione della Corte dei Conti e vuole ora dotarsi di un’università.
Meno male che in un impeto di buon senso, gli elettori sardi hanno bocciato con referendum la permanenza delle nuove province istituite pochi anni fa, e che portano i nomi di Ogliastra ( 60.000 abitanti e due capoluoghi) Medio Campidano (Villacidro e Sanluri) , Sulcis-Iglesiente e Olbia- Tempio . Questi enti sono ora in mano a commissari straordinari, i sardi tremano all’idea di conoscere tutte le spese affrontate per fare , prima, e disfare poi le province citate, e sfido i non sardi ad individuare sulla carta geografica Sanluri o Lanusei, co-capoluogo dell’Ogliastra.
Quanto al Friuli Venezia Giulia, il cui statuto speciale si giustificava per le dolorose amputazioni territoriali dell’Istria dopo la guerra perduta dall’Italia , ma vinta, come è noto, non dagli americani, ma dai valorosi liberatori comunisti, ha il dubbio privilegio di pagare interpreti sloveni in Consiglio Regionale e di incoraggiare il trilinguismo.
Oltre all’italiano, infatti, è ufficiale il friulano e, naturalmente, lo sloveno, parlato da non si sa quanti residenti, giacché gli slavi locali hanno rifiutato di farsi contare, come accade ai germanofoni dell’Alto Adige, dopo il censimento del 1971 , che ne attestò il basso numero . Non importa, a Gorizia e Trieste ci sono scuole slovene anche in deroga al numero minimo di alunni previsto per le altre, il sito istituzionale della provincia goriziana è trilingue ed esibisce indirizzi , telefoni e dirigenti degli uffici per le tre lingue . Non è inutile rammentare che la piccola provincia isontina ha 140.000 abitanti, meno di Reggio Emilia o Livorno.
Per la Valle d’Aosta, anzi la Vallée d’Aoste, regione voluta da alcuni costituenti di quelle parti, sfido chiunque a dimostrare l’uso comune della lingua francese ( non del bellissimo patois franco provenzale ), ma vi assicuro che in città ci sono Rue Garibaldi e Avenue desMaquisards( sarebbero i partigiani) e che negli uffici pubblici lavorano a pieno ritmo traduttori in francese .
Nel marasma generale , è molto probabile l’aumento del malaffare, e comunque nessuno tocca i carrozzoni delle società pubbliche partecipate dagli enti territoriali – autentico buco nero di debiti, clientelismo e carriere per amici e politici di terza fila, e tanto meno l’ente più stupido di tutti, le regioni.
Presidenti e consiglieri superpagati ( l’obmannbolzanino ha un appannaggio superiore ad Obama), vitalizi principeschi, scandali nelle spese dei gruppi politici, oltre ventimila dipendenti in Sicilia , notoriamente la regione meglio amministrata d’Europa, e bilanci che, per almeno il settanta per cento, riguardano la sanità. Valeva la pena di politicizzare e regionalizzare la salute per avere primari, dirigenti e imprese collegati a Comunione e Liberazione in Lombardia , alle Coop e alla vecchia struttura ex comunista in Emilia e Toscana, a soggetti ancora peggiori nel Sud, ed avere liste di attese lunghissime, ospedali chiusi e servizi che sopravvivono per l’abnegazione di chi ci lavora e per la presenza determinante , ma costosissima, delle strutture private ?
In Liguria, il Partito Democratico ha perso le elezioni perché la sua favoritissima candidata, ex assessore alla Protezione Civile, è stata clamorosamente assente nelle disastrose alluvioni , personalmente e con i suoi uffici, intanto il bellissimo palazzo dell’ex Inam giace inutilizzato da almeno vent’anni.
Per rimanere ai disastri pubblici, sarebbe interessante conoscere il numero e la percentuale di impiegati beneficiari della legge 104, una norma di civiltà che permette di assistere i parenti infermi, ma che è concessa con maggiore liberalità nell’impiego pubblico che nel privato . Si è a conoscenza di impiegati beneficiari di TRE diversi permessi per la legge 104, pari a 108 (centootto) giorni all’anno, il quaranta per cento dei giorni lavorativi . Tanto il lavoro lo fanno i colleghi fessi ed il conto, a piè di lista, lo paga Pantalone !
Altrettanto, sarebbe istruttivo conoscere di quante persone è composto l’esercito dei distaccati sindacali, i cui permessi sono indubbiamente diminuiti, ma restano moltissimi; anche qui, in ufficio restano i meno scafati, e i “sindacalai” , molti li chiamano così, sono in riunione o lavorano per le loro organizzazioni , sempre a spese di tutti noi.
Benito Mussolini affermò una volta che governare gli italiani era possibile, ma inutile…. Dopo settant’anni, le cose sono peggiorate , e sistemare le cose sembra ormai irrealizzabile.
Nella Pubblica Amministrazione, la cui eterna riforma sembra la fabbrica del Duomo, aperta da secoli, forse solo uno tsunami potrebbe consentire una ricostruzione su basi nuove.
Uno tsunami, o un’ondata di povertà generalizzata, che rivolti questo paese – con la p rigorosamente minuscola – come un calzino. Ma tanto, ci salveranno gli immigrati, come sostiene con languidi occhioni e boccuccia a didietro di gallina la Presidenta Boldrini , nostra signora di Montecitorio !
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