28 gennaio 2016

Il Braghettone ai tempi di Renzi. Quando l’oscurantismo sull’arte è progressista.

Il Braghettone ai tempi di Renzi. Quando l’oscurantismo sull’arte è progressista.

Ci voleva Matteo Renzi a riportare d’attualità il suo corregionale Daniele da Volterra.
Allievo prediletto di Michelangelo, il pittore pisano si guadagnò il soprannome di “Braghettone”  per aver rivestito le figure nude del Giudizio Universale secondo le disposizioni del Concilio di Trento .
Dopo più di quattro secoli dalla sua morte, Braghettone rivive nella decisione di installare pannelli bianchi per coprire le nudità della Venere Esquilina, del Dioniso degli Horti Lamiani ed altre due opere dei Musei Capitolini, in occasione della visita a Roma del presidente iraniano Rohani. Una decisione, come spesso avviene in questi casi, ancora senza padri: il ministro per i Beni Culturali Dario Franceschini l’ha definita una “scelta incomprensibile” su cui né lui né Renzi sarebbero stati informati.  Ma la Sovrintendenza capitolina ai beni culturali ha negato ogni responsabilità puntando il dito contro il cerimoniale di Palazzo Chigi.
La polemica sui nudi coperti a Roma ha trovato ampio eco anche sui media internazionali e segue di poco tempo la figuraccia della delegazione italiana in Arabia Saudita per la zuffa sui Rolex.
L’imbarazzante caso dei Musei Capitolini arriva proprio a pochi giorni dal Family Day, la manifestazione a sostegno della famiglia tradizionale, bollata da diversi esponenti della sinistra Dem come iniziativa “oscurantista”. Potrebbero provare qualche imbarazzo i sostenitori del ddl Cirinnà, per i quali la difesa della laicità dello Stato è da anni illeitmotiv della battaglia sul riconoscimento legale delle unioni civili, nel vedere che il governo che trasformerà in legge l’abusato slogan “stesso amore stessi diritti” è lo stesso impegnato ad imbracare le “oscenità” marmoree di capolavori ellenistici come atto di riverenza, peraltro non richiesto, verso il credo religioso di un capo di Stato estero.
Di fronte a quello che il vulcanico critico d’arte Vittorio Sgarbi ha definito “o ignoranza o un atto di sottomissione culturale”(nato, però, dalla zelanteria dei sottomessi piuttosto che dalla pretesa dei “sottomettitori”), non si può non concordare con l’invettiva di “Repubblica” contro  ” […]  il piatto oscurantismo […]. In funzione proprio di questa arretratezza, la nudità nell’ arte […] si è vista spesso bandita con la scusante di non offendere la sensibilità […] a suggello, semmai, di una mentalità retrograda che con la creatività non ha nulla da condividere. […]la verità […] è nuda […]. Ora, […], una delle maggiori istituzioni interviene su di lei come fosse un soggetto a luci rosse e la copre, la rende cioè meno comunicativa e comprensibile, la piega tanto per dire con una decisione arbitraria e surrettizia a una interpretazione di parte.”
Parole oltremodo condivisibili. Peccato siano comparse sul quotidiano di Largo Fochetti nel lontano 2008 quando si verificò un episodio analogo sempre per volere di Palazzo Chigi e sempre per ragioni di convenienza istituzionale; con la differenza che il seno coperto era quello della “Verità nuda” del Tiepolo e il presidente del Consiglio era Silvio Berlusconi.  Le rileggeremo anche nel caso che riguarda Renzi e la visita di Rohani?
Nico Spuntoni

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