21 gennaio 2016

Family Day – “Io c’ero”… potrai dirlo anche tu?

Family Day – “Io c’ero”… potrai dirlo anche tu?


di Elia Buizza -
È giunta l’ora. La macchina organizzativa del Family Daydel 30 gennaio a Roma è nel pieno dei preparativi. Siamo alla resa dei conti.
Per anni, ognuno di noi, a vario titolo, è stato coinvolto in un dibattito che ha scosso il nostro Paese senza tregua. Tanti fuochi di rivolta, per opporsi a quell’imposizione ideologica anti-familiarista che a noi proprio sta stretta. Eccome se ci sta stretta.
Hanno cavalcato mille e più luoghi comuni, a partire dal concetto di famiglia come formazione sociale in cui il sentimento è elemento esclusivo e fondamentale, fino ad arrivare a sostenere che l’Italia è in vetta alla classifica mondiale dei paesi più omofobi, in sprezzo ai dati reali, radicalmente diversi (si veda qui).
Hanno tentato di asservire ai loro interessi il Sommo Pontefice, impugnando e facendo abuso del suo “Chi sono io per giudicare un gay, se cerca Dio”: come se fosse una novità che, da sempre, l’atteggiamento della Chiesa è di giudizio verso il peccato e non verso il peccatore, trascurando volutamente tutti gli interventi in cui papa Francesco ha ribadito l’inestimabile valore dell’unica vera famiglia, formata da un uomo e da una donna. 
Hanno organizzato contromanifestazioni, violente ed offensive, lanciando sputi, preservativi, talvolta aggredendo anche fisicamente chi, pacificamente, esercitava uno dei diritti che la Costituzione garantisce.
Si sono appellati ad una manciata di “studi” pseudo scientifici che vorrebbero rassicurarci sul fatto che un bambino cresce benissimo anche all’interno di una coppia “omogenitoriale”, quando sono a bizzeffe e di gran lunga di più – e più seri – quelli che dicono il contrario. (Perfino uno studio di Richard E. Redding (condotto in prospettiva pro-gender), pubblicato sul Duke Journal of Gender Law & Policy (volume 18, 2008), ha rilevato come la letteratura sul tema soffra di pregiudizi favorevoli alle posizioni gender, ma anche che la popolazione Lgbt è più predisposta a depressione, abuso di sostanze stupefacenti e ansia e che la famiglia formata da mamma e papà è la miglior condizione per la crescita dei figli).
Hanno strumentalizzato dei poveri ragazzi che, a dimostrazione della reale sofferenza che spesso si cela dietro le persone con orientamento omosessuale, si sono tolti la vita.
Hanno organizzato conferenze e convegni, sostenuti daimass media e dai finanziamenti delle lobby, ma ben pochi dibattiti, perché sanno che, in fin dei conti, “le bugie hanno le gambe corte” e che quando si dibatte pubblicamente accade che la verità surclassi gli slogan; in alcune università hanno cercato di chiudere la bocca a studenti che si sono opposti ad una propaganda martellante ed unidirezionale, fallendo inevitabilmente nel loro pallido tentativo di demotivazione.
Si potrebbe continuare per giorni, e raccontare di come semplici uomini e semplici donne abbiano avuto il coraggio di guardare fuori dal proprio caldo e comodo salotto, di alzarsi in piedi rifiutando di chinarsi servilmente a questa menzogna organizzata.
Ora siamo all’ultimo atto. Ci stanno riprovando: i parlamentari che hanno realmente a cuore l’interesse del Paese e dei suoi cittadini (presenti e soprattutto futuri!) sono pochi, isolati e spesso abbandonati dal partito in nome di una pavidissima interpretazione della libertà di coscienza; la Chiesa istituzionale si rivela frammentata, anche se recentemente la CEI si è espressa nettamente a favore del family day; molti si fanno incantare da quel buonismo generale che non è più in grado di distinguere i diritti dai capricci, i soggetti di diritto dagli oggetti del diritto.
Chi rimane?
Tu!
Tu hai la possibilità di cambiare le carte in gioco, di unirti al popolo del Family Day per difendere i tuoi figli, per difendere la tua libertà di espressione e di educazione, per ribadire che la famiglia è costituita solo da un uomo e da una donna e che ogni bambino ha diritto a crescere in una famiglia così composta.
Non voltarti dall’altra parte, cosicché tu un domani possa dire ai tuoi figli: “IO C’ERO!”.
Fonte: ProLife News
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