16 gennaio 2016

Due anni senza comprare vestiti

Due anni senza comprare vestiti


SE VI IMMAGINATE LA SCENA DEL MIO ARMADIO DESOLATAMENTE VUOTO, DOVRETE RICREDERVI. FACCIO DI TUTTO PER CONSERVARE SOLO GLI ABITI CHE MI SERVONO E CHE METTO CON REGOLARITÀ MA, CONFESSO, FACCIO UNA CERTA FATICA NONOSTANTE L’IMPEGNO A SVUOTARE PERIODICAMENTE.
 – di Marìca Spagnesi* –
Un giorno ho deciso di non comprare più abiti perché i vestiti che avevo nell’armadio erano più di quanti potessi metterne. Ho iniziato a dar via, a fare cernite e riordini e l’armadio si è ridotto di moltissimo. Eppure avevo ancora vestiti che non usavo o mettevo raramente. Mi sono resa conto che mi sento bene con pochissime cose e tendo a mettere sempre quelle, cioè quelle che mi fanno sentire a mio agio e che mi piacciono. Non è necessario, quindi, acquistare vestiti per poi tenerli nell’armadio del tutto inutilizzati.
Negli armadi delle persone che conosco si ammassano decine, quando non centinaia, di abiti mai messi o usati una volta, di cui difficilmente si riesce a tenere il conto. A questi si aggiungono i nuovi acquisti. Continuiamo ad acquistare e ad accumulare perché siamo continuamente stimolati a farlo ma la maggior parte di noi potrebbe vivere gli anni a venire senza problemi con i soli vestiti già presenti in casa.
Vivendo in questo modo, si mette su quasi spontaneamente una specie di rete nella quale vengono prelevati e messi in circolo abiti di ogni genere: per tutti i giorni, da lavoro, da sera, da cerimonia, abiti sportivi, costumi da mare, scarpe e perfino biancheria per la casa. Ed è davvero difficile che si abbia la necessità di comprare qualcosa. Mi è capitato moltissime volte di ricevere abiti con ancora il cartellino, quindi neanche mai indossati.
Personalmente ho iniziato con gli amici e i parenti ma poi il cerchio si allarga e arrivano vestiti di persone che neppure conosci perché amici di amici. Da lì si preleva quello che può servire e il resto, con qualche telefonata, si rimette in circolo.
Se ci pensiamo, l’acquisto stagionale di vestiti non è quasi mai dettato dalle necessità ma dal nostro desiderio di avere qualcosa di diverso e di nuovo. Ma un vestito usato per un altro diventa, di fatto, nuovo e diverso per me.
Si tratta di iniziare a vedere le cose con occhi nuovi: l’impulso all’acquisto è, in realtà, telecomandato dalle pubblicità martellanti e dalle vetrine sapientemente organizzate e scintillanti di oggetti che sembrano chiamarci. Quei nuovi jeans indossati dalla tale modella o attrice hanno il magico potere di farci diventare come lei. O, almeno, è quello che crediamo. La moda stessa è un sapiente sistema per produrre, consumare e buttare nel tempo di una stagione. Se ieri i pantaloni erano stretti oggi dovranno essere larghi e poi, dopodomani, di nuovo stretti così non potrò mettere quelli che avevo comprato l’anno prima. Il rischio è quello di sentirsi diversi dagli altri. E il magico mondo della moda si basa esattamente su questo: farti desiderare ciò di cui non hai bisogno. E le riviste di moda e quelle “femminili” contribuiscono al sistema in modo non indifferente.
Questi meccanismi si aggiungono al marketing sempre più accattivante e strategico, capace di riuscire a farti acquistare cose che già sai che non metterai, che non sono della tua taglia ma lo diventeranno in un immaginario futuro o a rendere desiderabile un abito o un accessorio solo perché è in saldo.
Ho fatto parte anch’io di quel sistema in cui si crede di dover uscire e comprare solo per il fatto che ci sono delle offerte. So per certo che moltissimi capi acquistati in saldo non vengono mai messi e che è difficile, ormai, che si acquisti per reale necessità.
Così, vivo da due anni senza praticamente acquistare vestiti. E’ divertente, creativo (ho imparato ad aggiustare, stringere, sistemare) è utile e rispetta l’ambiente. Ho smesso di pensare ai vestiti come una consolazione, un modo per omologarsi, per essere riconosciuti o parte di qualche gruppo. Anche così, ho comunque più di quello che mi serve. Se ci concentriamo solo su ciò che davvero ci serve, ci piace e ci sta bene sarà facile, molto facile vestirci. Se spargiamo voce o iniziamo noi il circuito virtuoso del reindossare, sarà facile trovare montagne di abiti disponibili e in ottime condizioni solo col passaparola.
Vivendo così si dà più valore a ciò che si acquista e non si rischia di portare a casa cose inutili. E’ più facile avere chiaramente l’idea di ciò che davvero ci serve, porta un risparmio notevole nelle nostre tasche senza considerare i risvolti etici e ambientali.
Viviamo nel mondo dello spreco e ci sono persone, anche famiglie, che vivono e mangiano (benissimo) solo cibandosi di cibo avanzato o scartato da mercati e supermercati. Si tratta di ottimo cibo che viene così rimesso in circolo. Per i vestiti si può fare la stessa cosa. Sono convintissima che sia un piccolo, grande contributo a dare l’esempio che comportamenti alternativi e nella nostra vita quotidiana sono possibili e praticabili per tutti.
Marìca Spagnesi collabora anche con il blog llht.org
Posta un commento

Facebook Seguimi