21 gennaio 2016

Cucù: Schengen non c’è più

Cucù: Schengen non c’è più

Norvegia, Svezia, Danimarca, Francia, Germania e Austria, hanno introdotto controlli alle frontiere.
La frontiera del Brennero e i valichi di Resia e Prato Drava-Sillian saranno presto off-limits per le carovane di migranti che intendono dirigersi verso il Nord Europa. L’Austria ha deciso di “annullare temporaneamente” le regole di Schengen sulla libera circolazione in Europa. “Il controllo delle persone che vengono nel nostro Paese è stato rafforzato”, ha annunciato il cancelliere Werner Faymann, ufficializzando anche il cambio al dicastero della Difesa, dove il nuovo ministro sarà Hanspeter Doskozil, fino ad oggi capo della polizia austriaca. “Esattamente come fa la Germania, spiega il cancelliere, abbiamo deciso di aumentare i controlli alle frontiere e di effettuare rimpatri”. Chiunque raggiungerà l’Austria “verrà controllato. Chi non ha diritto all’asilo verrà rispedito indietro. Per passare la frontiera occorre una carta di identità valida e si dovrà presentarla su richiesta delle autorità austriache”. Poi un altro chiodo sulla bara di Schengen: “Se l’Ue non lo fa, non protegge le frontiere esterne di Schengen, è l’esistenza stessa dell’accordo a decadere”. Il ministro per l’integrazione, Sebastian Kurz, ha affermato che “90.000 migranti come lo scorso anno, nel 2016 non saranno più possibili”. L’area “colabrodo”, comprendente 26 paesi, si sta restringendo a vista d’occhio. Norvegia, Svezia, Danimarca, Francia, Germania e Austria, hanno introdotto controlli alle frontiere. I primi paesi sulla rotta dei migranti (Austria e Germania) e le mete finali (Norvegia, Svezia e Danimarca) hanno deciso di presidiare gli ingressi e scoraggiare transiti e permanenze. E proprio la “buona” Norvegia è in una situazione spinosa con la “cattivissima” Russia. I rifugiati provenienti dal Medio Oriente che sono arrivati ​​nel paese scandinavo dalla Russia in autunno, hanno iniziato uno sciopero della fame per protestare contro i piani del governo norvegese di rimandarli in terra russa. La scorsa settimana circa 70 rifugiati sono stati trasportati al centro speciale nella contea di Finnmark, non lontana dal confine russo e dall’Oblast di Murmansk, nella parte nord-occidentale del paese. I richiedenti asilo hanno dichiarato di aver paura di essere “deportati” dalla Norvegia e sostengono che non riceveranno alcun aiuto da parte delle autorità russe. L’anno scorso più di 5.500 richiedenti asilo sono entrati in Norvegia utilizzando il cosiddetto “percorso artico” attraverso Mosca, Murmansk e Noril’sk. Alla fine di novembre le autorità norvegesi hanno deciso di fermare il flusso di rifugiati. Dal canto suo, la parte russa ha fatto sapere che non avrebbe accettato i profughi indietro perché la Russia era solo un paese di transito per loro. Uno stop ai flussi migratori è arrivato a sorpresa anche dalla vicepresidente della Commissione Ue, Kristalina Georgieva. “Accogliere chi fugge, ha affermato l’economista bulgara, costa molto più degli aiuti umanitari. Di fronte al fenomeno delle migrazione abbiamo un dovere morale che ci impone di intervenire per alleviare le loro sofferenze, ma anche un interesse specifico a farlo per tutelare la nostra sicurezza e le nostre finanze. Assistere i profughi che sono già arrivati in Europa costa da 10 a 20 volte più caro che farlo nei Paesi di prima accoglienza, rendendo vivibili le loro condizioni laggiù”. Sintetizzando in maniera forse brutale: assistiamo i profughi ma facciamo il possibile perché non arrivino più da noi. Cambi di rotta a scoppio ritardato o ipocrisie di fronte al disastro in atto per cercare di salvarsi la faccia? Gli eurocrati, come avvoltoi, continuano a svolazzare sulla carcassa in decomposizione del Vecchio Continente.
Fonte: L’Opinione Pubblica
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