18 gennaio 2016

Cattolici in politica con la dottrina sociale della Chiesa

Cattolici in politica con la dottrina sociale della Chiesa

Poche ore dopo il tentativo, da parte di alcuni noti sacerdoti ambrosiani, di invitare a partecipare alle primarie PD per il candidato sindaco di Milano, esce un importante documento dell’arcidiocesi, promosso dalcard. Angelo Scola assieme ai vescovi ausiliari.
E’ un documento stringato, ma molto puntuale, che rimanda direttamente alle fonti del magistero ecclesiastico per ammonire che non tutte le scelte elettorali solo valide per un cattolico, ma solo quelle che incarnano la dottrina sociale della Chiesa.
“”Educarsi al pensiero di Cristo” comporta maturare una mentalità che sappia vedere tutto nella luce del Signore e insieme trarre dalla fede e dagli insegnamenti della Chiesa motivazioni e criteri anche per la politica e la pubblica amministrazione. (…) Tutti, in questo campo, dobbiamo ritrovare entusiasmo e coraggio”.
Quali i testi di riferimento? La nota li cita esplicitamente e ne deduce alcune priorità.
“È doveroso per i cattolici e utile per tutti fare riferimento con competenza aggiornata e con capacità argomentativa agli insegnamenti ecclesiali, raccolti nella Dottrina Sociale della Chiesa (Compendio della dottrina sociale della Chiesa,Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, 2004) e ribaditi con alcune particolari insistenze da Papa Francesco (Evangelii gaudium, 2013 e Laudato si’, 2015). Alcuni temi assumono nei nostri giorni un rilievo particolare: la famiglia e le problematiche antropologiche e demografiche, la povertà e le forme della solidarietà, il lavoro e le prospettive per i giovani, la libertà di educare, l’attenzione alle periferie geografiche ed esistenziali”.
Vita, famiglia, libertà educativa, libertà religiosa non sono quindi definitivamente tramontati dal panorama ecclesiale, ma devono continuare ad ispirare l’azione politica dei cattolici che si impegnano in questo particolare ambito.
Memori di alcune tornate elettorali più antiche, si ribadisce che “sulla base dei criteri stabiliti nella normativa canonica e offerti nei ripetuti interventi dell’Episcopato italiano, ai presbiteri è richiesta l’astensione da qualsiasi forma di propaganda elettorale e di attività nei partiti e movimenti politici. Analoghi criteri prudenziali sono offerti all’attenta valutazione di diaconi e consacrati”. In questo modo si previene anche il fenomeno che si descriveva in apertura dell’articolo, certo molto meno marcato rispetto al 2012. La scusa della lotta alla povertà non può giustificare l’appoggio esplicito ad ideologie intrinsecamente anticristiane.
Il cattolico deve sì schierarsi, ma dalla parte del Magistero. “Ci si aspetta da tutti la fierezza, l’intraprendenza, una specie di giovane ardore sia per chi si candida e formula programmi coerenti, sia per chi vota nel valutare i programmi, nell’esprimere con il voto le proprie scelte: tutti insieme impegnati per non permettere che la città muoia di tristezza, banalità, rassegnazione”, conseguenze piuttosto ovvie per chi si consegna al grigiore della Rivoluzione. Il male, a ben vedere, è monotono: ripete sempre le stesse cose.
Michele Brambilla
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