01 dicembre 2015

Verso la Bancarotta: Quel Simpatico Buco da (almeno) 40 Miliardi di Euro nelle Banche Italiane

Verso la Bancarotta: Quel Simpatico Buco da (almeno) 40 Miliardi di Euro nelle Banche Italiane

Ieri è uscito un post molto interessante sul Blog Vincitori e Vinti di Paolo Cardenà:
In riferimento ai “salvataggio” bancari di questi giorni, è opportuno richiamare la vostra attenzione su una questione che pochi commentatori hanno osservato.
Come è noto, i crediti inesigibili delle quattro banche in questione sono stati trasferiti alla bad Bank al 17,6% del valore nominale.
Come abbiamo già detto QUI, varrebbe la pena sottolineare che nel sistema bancario italiano i crediti in sofferenza sono iscritti nei bilanci delle rispettive banche, mediamente, al 35/40% del valore nominale, dopo le rettifiche.

A cosa è dovuta la differenza di valutazione così ampia, rispetto alla valutazione dei crediti della banche oggetto del “salvataggio”?
È stata fatta una valutazione troppo prudenziale dei crediti inesigibili delle quattro banche? 
Le altre banche godono di garanzie più robuste rispetto alle quattro banche in questione?
Oppure è stato sopravvalutato il valore di realizzo delle sofferenze bancarie del sistema?…

Ve lo spiego for dummies se non lo aveste capito:

Nelle banche italiane, ci sono “ufficialmente” circa 200 milirrdi di euro di crediti in sofferenza, cifra che in realtà probabilmente è doppia ma facciamo finta siano “solo” 200 miliardi di euro come scrive l’Abi.

Fin qui è facile.

Le banche, per buona prassi contabile, applicano alcuni criteri e svalutano i crediti in sofferenza costituendo al tempo stesso delle riserve a bilancio per far fronte all’impossibilità di ottenere indietro interamente il denaro prestato.

Di fatto negli ultimi anni, gli utili (o le perdite) delle banche italiane sono stati quasi completamente determinati da una maggiore o minore svalutazione delle sofferenze bancarie.

Ora attenzione.

In media il sistema bancario italiano stima (a bilancio…taroccato?) che il valore reale del complesso dei propri crediti in sofferenza sia di circa il 35%-40% rispetto al valore nominale. In altre parole, per ogni 100 euro di crediti in sofferenza le banche italiane “stimano a bilancio” che ne potranno recuperare solo 35 o 40.

Ok?

Bene….ma accade che quando si arriva al sodo, ovvero quando si fa una operazione più o meno di mercato che stimi sul serio questi crediti in sofferenza, ovvero quanto è accaduto con la cerazione delle bad bank delle 4 banchette piddine salvate prima del bail in, la realtà emerge fuori.

I crediti in sofferenza messi nelle Bad Banks di Banca Marche, Etruria, CariFe e CariChieti sono stati valutati nel complesso 17,5 centesimi.

Ovvero si è stimato che in realtà solo 17,5 euro su cento sono ragionevolmente recuperabili fra quelli in sofferenza di quelle 4 banche.


Sapete che significa se applicassimo lo stesso criterio per il complesso dei crediti in sofferenza del sistema bancario italiano?

Almeno 40 miliardi di euro di “buco”, una cifra enorme e vi assicuro che è una stima per difetto.

Come fa giustamente notare Stefano Bassi sul grande Bluff, i “mitici” 200 miliardi di euro di sofferenze lorde è probabile che siano una enorme sottostima. La cifra vera si aggira tra i 300 e i 400 miliardi di euro e sulla eccedenza non è stata MAI fatta alcuna rettifica ne apposta riserva a bilancio.

E’ sempre più chiaro che il sistema bancario italiano, dopo quello Cipriota e Greco, è il grande malato d’Europa prima o dopo i nodi arriveranno al pettine, e arriveranno tutti dopo il 1 gennaio 2016 oltre il quale oltre agli obbligazionisti subordinati toccherà ai correntisti “sopra i 100,000€” (si come no).

Vorrei dire due parole rispetto agli obbligazionisti subordinati delle 4 banche “salvate”. Costoro hanno perso tutto, il loro investimento è stato azzerato.

E sarebbe giusto così, trattandosi comunque di capitale messo in una operazione rischiosa. Ma la realtà è un’altra e ve lo dico per una esperienza personale di quando ancora lavoravo in Italia.

Alla società per cui lavoravo, era il 2010, serviva una linea di credito per fare una operazione di acquisizione, era una cifra piuttosto importante,dalla banca ci telefonarono per dirci che l’approvazione della pratica era “quasi in fondo” (testuale) e che il giorno dopo ci avrebbe fatto visita un funzionario per gli “ultimi dettagli”.

Sapete cosa erano gli “ultimi dettagli”? Una richiesta “amichevole” perchè “non si sa mai che la pratica all’ultimo potesse eessere bloccata” di sottoscrizione di un simpatico e notissimo bond bancario convertendo subordinato emesso dalla stessa banca per il 10% della somma erogata.

Avete capito il giochetto?

Ed è vero avremmo potuto rifiutarci, ma a quel punto sarebbe stato necessario cercare un’altra fonte di finanziamento dopo settimane di rimpallo fra un ufficio e l’altro e l’affare da concludere il più presto possibile.

Quindi accettammo e fortunatamente vendemmo sul mercato secondario quel bond dopo poche settimane con un perdita minima (indovinate come fini il convertendo….)

E fummo fortunati perchè in quel caso un mercato secondario esisteva (TLX se non ricordo male), nel caso delle 4 banchette piddine manco quello, i bond subordinati erano scambiati nel fantomatico borsino interno delle banche stesse.

Questo per spiegare che una parte, forse minoritaria, di chi ha investito nei bond bancari subordinati di Banca Marche, Etruria, CariFe e CariChieti davvero è una vittima di un sistema mafioso. E non un investitore a cui è andata male.

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