10 dicembre 2015

UE: come si decidono le sanzioni alla Russia

UE: come si decidono le sanzioni alla Russia


Prima di tutto una correzione al troppo esultante titolo ““L’Italia blocca l’estensione delle sanzioni UE alla Russia”.
In realtà, l’Italia è uno dei cinque stati che al vertice di Antalya, a metà novembre, al margine del G20 e sui ordine degli Usa, ha votato il prolungamento delle sanzioni alla Russia – insieme a Germania e Francia e Spagna. Anzi, il prolungamento delle sanzioni era stato deciso già molti mesi prima in sedi riservatissime, nemmeno dai governi europei, se il 3 giugno 2015 ilFinancial Times poteva già profetizzare: “Importanti funzionarisono fiduciosi che l’intero pacchetto di sanzioni sarà esteso a gennaio 2016 (…) questa decisione sarà un colpo per Mosca, che contava su Francia, Italia e Spagna invocassero misure per almeno alleviare le sanzioni in qualche aspetto, come riflesso di una situazione più calma in Ucraina” (Donbass).
Al Financial Times dispongono di una sfera di cristallo che apre al contatto diretto col magico spirito che sa prima cosa decideranno i governi (cosiddetti) europei (cosiddetti). Già il 5 settembre 2014 – c’erano ancora Barroso e Van Rompuy – Bruxelles annunciò che le sanzioni alla Russia non richiedevano un incontro formale tra i ministri dei paesi membri; il consenso era stato raggiunto a livello di ambasciatori.
E’ vergognoso, nota il giornalista Alexander Mercouris, che una decisione di livello politico così pesante sia decisa fra funzionari. “La realtà è che l’eurocrazia e i tre stati grossi (nel caso, Germania, Regno Unito e Francia) avevano semplicemente deciso di pubblicare un annuncio di aggravamento delle sanzioni, in pratica sfidando i paesi che non erano d’accordo a dissentire pubblicamente. Nessuno degli stati piccoli o deboli ebbe il coraggio di sollevare i dubbi che nutriva, rischiando con ciò il gigantesco litigio che gli stati potenti e con l’eurocrazia e con gli Usa che ne sarebbe seguito”.
Come mai adesso l’Italia ha avuto questo coraggio? Piano, dice Mercouris: “sta solo probabilmente facendo un ballon d’essai, per vedere se ha un appoggio da paesi come Francia e Spagna. Ma sa benissimo che le sanzioni saranno prolungate. Siccome è un paese grosso, le sue obiezioni non possono essere ignorate come sarebbero se venissero da uno stato piccolo come Malta, la Grecia o la Croazia”.
Perché è così che si prendono le decisioni in Europa – con tre paesi che tacitano i piccoli e un socio non europeo che comanda. “Noi decidiamo anche per voi; e provate a protestare, se avete il coraggio”.
E Mercouris ci offre altri istruttivi esempi dell’arbitrio e della falsità a cui questo dispotismo è giunto. Per esempio, non molti giorni fa i media hanno riportato che “nove paesi hanno scritto una lettera alla Commissione UE per protestare contro il progetto di raddoppio del gasdotto North Stream”, quello che fornisce il gas russo alla Germania passando sotto il Baltico. La Polonia è stata la promotrice della protesta – e ciò non stupisce sapendo chi è Donald Tusk, l’attuale presidente del consiglio europeo – e a firmarla sono stati i tre stati baltici (ovvio), più Ungheria, Repubblica Ceka, Slovacchia e Grecia.
Grecia?, s’è stupito Mercouris, ed ha telefonato alle sue fonti nel governo greco, ed ha avuto assicurazioni che Atene non aveva firmato nulla. Si può anche pensare che Tsipras si esattamente il tipo che oggi firma e domani lo nega, commenta Mercouris. Però è successo che un altro preteso firmatario indicato dai nostri veridici media, il governo Ceko, s’era invece rifiutato di firmare. Il ministro dell’Industria Jan Mladek aveva persino dichiarato che il North Stream II “ha degli aspetti positivi per il mio paese”. E la piccola repubblica s’era fatta coraggio dopo che il primo ministro della Bulgaria aveva rifiutato di essere un firmatario di quella lettara di protesta. A questo punto, un fantasma che s aggira per l’Europa, o un falso puro e semplice? Magari suggerito dalla Nuland? Sicuramente è Washington  che cova il gran malcontento del secondo North Stream, che  ha il ran torto di  scavalcare l’Ucraina e il regime che lì sta armando, e finanziando perché continui la sua guerricciola a Mosca.
Per completare il quadro e come ciliegina della torta, quali aziende si sono accaparrate il lucroso impianto subacqueo del secondo gasdotto? Le tedesche BASF ed EON, la francese ENGIE, la anglo-olandese SHELL, più l’austriaca OMV.
E le sanzioni? Le subiscano obbedienti i piccoli e la vile Italia, grossa ma cacasotto. Come la Fattoria degli Animali orwelliana, nella UE tutti sono eguali, ma i maiali più eguali degli altri.

PER LA MOGHERINI, LA UE “È” LA NATO

Il Montenegro è stato invitato ad entrare nella NATO, che lo voglia o no: il paese è russofono e cirillico, e le sue installazioni militari furono bombardate come la Serbia durante le guerra dell’Alleanza contro Milosevic. Ora, queste sue installazioni, specie i bunker sotterranei, serviranno a immagazzinare migliaia di tonnellate degli Usa contro la Russia. Come volete che si opponga un paese di 650 mila abitanti?
Mogherini riceve il ricercato montenegrino
Mogherini riceve il ricercato montenegrino
Ora sappiamo che è stata la Mogherini ad eseguire gli ordini di Washington. Come ha scritto il Manifesto, “Federica Mogherini, visitando il Montenegro in veste di ministro degli esteri nel luglio 2014, ribadiva che «la politica sull’allargamento è la chiave di volta del successo dell’Unione europea — e della Nato — nel promuovere pace, democrazia e sicurezza in Europa» e lodava il governo montenegrino per la sua «storia di successo». Quel governo capeggiato da Milo Djukanovic che perfino l’Europol (l’Ufficio di polizia della Ue) aveva chiamato in causa già nel 2013 perché il Montenegro è divenuto il crocevia dei traffici di droga dall’Afghanistan (dove opera la Nato) all’Europa e il più importante centro di riciclaggio di denaro sporco. Una «storia di successo», analoga a quella del Kosovo, che dimostra come anche la criminalità organizzata può essere usata a fini strategici”.
Che la UE sia qualcosa di diverso dall’Alleanza Atlantica non passa nemmeno per la zucca della Mogherini. Del resto il sito Coscienza in Rete ha ben spiegato chi è: parente di Veltroni, socia dello IAI (Istituto Affari Internazionali), dove si trova “ crema della trasversalità gesuito-massonica italiana, dal presidente onorario (Carlo Azeglio Ciampi) a Saccomanni, da Scognamiglio ad Andreatta, ecc.” (io direi globalista-massonica), er in più mmembro del l Consiglio per le relazioni tra Italia e Stati Uniti(CONSIUSA) è stato fondato nel 1983 da Gianni Agnelli e David Rockefeller, e le sue attività avvengono in stretto rapporto con la Loyola University of Chicago. Non è difficile, visto il nome, indovinare a chi appartenga la Loyola University, (..). In ogni caso, il CONSIUSA contava come vice-direttore, fino a non molto tempo fa,  un personaggino come il banchiere massone Robert Agostinelli..”: Insomma la Mogherini è una allevate per servire agli interessi globalisti. Finirà che il Time le dedicherà la copertina come donna dell’Anno.
CIR_Mogherini
Ma l’operazione a cui si presta – l’assedio americano stretto attorno alla Russia – è ogni giorno più pericolosa per via dell’impazzimento militarista di Washington, che si aggrava di ora in ora, perché il Pentagono bombarda civili in Siria al solos copo di sfidare gli S-400 russi e far vedere che, comunque, può nuocere. E contro cui Putin ha detto che “spera di non dover usare l’atomica”. Ma questo richiede un altro articolo.


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