03 dicembre 2015

Se il presepe e “Tu scendi dalle stelle” diventano pericolosi

Se il presepe e “Tu scendi dalle stelle” diventano pericolosi

Il caso di Rozzano si è aggiunto ad uno dei tanti episodi del genere, dove si vieta qualcosa in nome di una presunta ‘laicità’, che immancabilmente cozza con la libertà di espressione e di culto sancita dalla nostra costituzione.

Da qualche anno a questa parte, non c’è Natale senza polemica su presepe e canti religiosi.

Eh si, perché il caso esploso in questi giorni a Rozzano dopo che un preside aveva deciso di cancellare il consueto concerto natalizio, non fa altro che riproporre un copione già visto con fastidiosa regolarità nell’ultimo decennio.

Già nel 2006, un drappello di parlamentari del centrodestra aveva invitato a boicottare l’Ikea dopo che la catena svedese aveva spiegato in un comunicato di non voler vendere gli addobbi del presepe, preferendo puntare sul più “trasversale” albero.

Protagonista della polemica del 2010 era stata sempre una preside, della scuola materna comunale di via delle Forze Armate a Milano, che aveva vietato ogni simbolo cristiano dalle celebrazioni natalizie per timore di discriminare i suoi studenti di altra fede.

Nel dicembre 2012 la storia si ripete nel piacentino, nell’istituto di Monticelli d’Ongina dove la dirigente scolastica, dicendo di voler “rispettare la […] normativa rivolta a promuovere una scuola interculturale a tutela degli studenti stranieri”, aveva invitato gli insegnanti a bandire tutto ciò che potesse conferire un senso religioso alle festività ed era riuscita a compattare PD e Lega Nord cittadini contro questa posizione.

L’anno successivo, invece, il presepe aveva fatto litigare centrodestra e centrosinistra ad Udine: l’opposizione azzurra rimproverava alla giunta rossa di aver fatto togliere la Sacra Rappresentazione dalla piazza centrale della città. Nel 2014 era stata la scuola De Amicis di Bergamo a conquistare la ribalta mediatica dopo la decisione del preside di proibire il presepe perché “discriminatorio” suscitando le proteste dei genitori e l’intervento di Matteo Salvini che, come avvenuto quest’anno a Rozzano, si presentò fuori l’edificio per sfidare il divieto.

Divenuta più tradizionale di una partita a Mercante in fiera e di “Una poltrona per due” trasmesso la sera della Vigilia su Italia 1, la polemica sul presepe e i canti religiosi ci accompagna pure quest’anno nel periodo di Avvento.

Al preside di Rozzano, però, va riconosciuto il tentativo di rottamare il classico e stantio polpettone ideologico della difesa della laicità dello Stato, concetto tanto abusato dai suoi predecessori presidi antipresepe mediante un goffo aggancio all’attualità: per il dirigente, infatti, far intonare brani religiosi alla scolaresca sarebbe una provocazione dopo i fatti di Parigi. Provocazione nei confronti di chi? Degli studenti musulmani della scuola materna? Un’argomentazione di questo tipo sembra andare a braccetto con la teoria degli integralisti teocon che mischiano nello stesso minestrone Islam ed Isis.

Come già successo in passato in questo genere di polemiche, le famiglie musulmane coinvolte hanno dimostrato buon senso ed hanno richiesto il ripristino della festa natalizia con canti religiosi inclusi.

Un buon senso che manca a chi, in nome dell’integrazione, pretenderebbe un annientamento delle tradizioni e dell’identità della nostra società. Non sfugge alle comunità islamiche, soprattutto quelle radicate nelle piccole realtà di quartiere e di paese, il pericolo di finire invisi, soprattutto in un momento delicato come questo, al resto della popolazione proprio a causa delle iniziative imprudenti di chi ha la brama d’essere “più realista del re”.

Una foto ironica girata in questi giorni sui social a commento di questi episodi di ‘laicità’

Pur avendoci fatto il callo in quest’Italia dell’ultra politicamente corretto, la ciclica polemica natalizia fa venire voglia di lasciarsi assalire dalla nostalgia per quel Peppone, campione della laicità “dopoguerresca”, che parla di rivoluzione proletaria mentre dipinge amorevolmente il Bambinello al fianco del suo eterno rivale don Camillo. E quanta nostalgia anche per il capofamiglia di “Natale a casa Cupiello” interpretato dal comunista Eduardo? Quello stesso amore per il presepe che, agli occhi di moglie e figlio, lo rendeva un noioso tradizionalista, oggi farebbe di lui un pericoloso rivoluzionario. Non a caso, in risposta al caso Rozzano, su alcuni siti cattolici è partita una campagna che invita a compiere un atto rivoluzionario che più rivoluzionario non si può: fare il presepe.

Nico Spuntoni

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