17 dicembre 2015

Non solo “Salva-Banche”, anche Consiglio di Stato dove si viene nominati per “attitudine”

Non solo “Salva-Banche”, anche Consiglio di Stato dove si viene nominati per “attitudine”


- di Maria Melania Barone –
Ormai ci siamo, fra poco andrà in pensione anche il vicepresidente del consiglio di Stato, organo spesso dimenticato da tutti ma importante al punto da gestire 500 miliardi di euro all’anno. La poltrona di Presidenza era stata già resa vacante dall’ex presidente PresidenteGiorgio Giovannini che si era infatti dimesso nel giugno scorso per protesta, perché ignorato dopo aver dichiarato che il Consiglio di Stato sarebbe rimasto privo di organico a seguito dei pensionamenti previsti per fine anno. Una motivazione scarna? Non è importante. Quello che è importantissimo è quanto è accaduto dopo: la poltrona è rimasta vuota per lungo tempo, un tempo quantomeno sospetto. Possibile che nessuno sia mai stato tentato dal presentare una candidatura in quello che è forse il ruolo più importante in Italia? Difficile da credere… Del resto, mai come adesso è importante per l’attuale Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha spesso parlato di “riforma della pubblica amministrazione” citando molto spesso i TAR.
Ancora più importante è quanto è stato scritto l’11 settembre su Il Fatto Quotidiano sull’ipotesi di candidatura delConsiglio di Stato di Francesco Patroni Griffi un super-tecnico esperto di diritto e processo amministrativo oltre che di organizzazione del lavoro pubblico, già collaboratore di ministri come Cassese, Bassanini, Amato e Frattini, ed ex ministro alla Funzione Pubblica durante il governo Monti. Testualmente, sul Fatto si legge: “Ma la vera mossa a sorpresa sarebbe quella di far cadere la scelta su Filippo Patroni Griffi, ministro per la Pubblica amministrazione nel governo di Mario Monti” – e ancora – “In quest’ottica, un profilo come quello di Patroni Griffi agevolerebbe il confronto con Palazzo Chigi, principale interlocutore istituzionale del Consiglio di Stato”. Il discorso e la “proposta” nell’articolo del 15 settembre, fa riferimento alla necessità di riformare il Consiglio di Stato così come si evince dalle dichiarazioni di Pierluigi Mantini, membro laico del Consigliio di presidenza riportate nello stesso articolo: “Questa nomina è una buona occasione per valorizzare il merito, l’attitudine ad interpretare una giustizia amministrativa del terzo millennio. E dunque in buona sostanza di innovare in base ad un approccio riformatore. Non neghiamo che ci sia bisogno di una riforma, ma non può passare il concetto che i tar siano il male assoluto. C’è uno spazio significativo di interlocuzione e qui dentro ci sono tante forze nuove disponibili a un confronto utile a delineare il futuro: per usare una metafora non c’è bisogno di usare la ruspa, ma semmai del cacciavite”.
Ma Patroni Griffi non è l’unico ad aver ricevuto “sponsorizzazioni”. Tra i corridoi di Palazzo si aggirano alcune voci: “Il Governo Renzi ha proposto una rosa di 5 nomi. Di questi solo due sono candidati alla Presidenza”. Alla nostra fonte chiediamo: “E quali sono questi nomi?”.  Fonte privata: “Il primo è Patroni Griffi, il secondo è Paino. ma la cosa grave è che tra i requisiti necessari a ricoprire questa carica c’è l’attitudine. Ma che vuol dire?”.
Effettivamente ce lo domandiamo anche noi: che razza di requisito è l’attitudine? Andiamo avanti perchè non è finita qui: in data 10 dicembre viene presentata dal Senatore Antonio Razzi un’interrogazione parlamentare che , secondo la fonte, “viene immediatamente cancellata”. L’interrogazione parlamentare viene però pubblicata su un giornale on linepoliticamentecorretto.it e poi immediatamente sparisce (ma noi siamo riusciti a recuperarne lecache e quindi a risalire alla richiesta d’interrogazione presentata da Antonio Razzi).
L’interrogazione parlamentare è abbastanza irriverente, di un’irriverenza che, avendo intuito i gusti di questo governo, scommetiamo non piace. Ne riportiamo i contenuti essenziali.
INTERROGAZIONERAZZI –
Al Presidente del Consiglio dei Ministri e al Ministro della Giustizia.Premesso che:- in data 11 settembre u.s., il quotidiano “il Fatto Quotidiano” ha pubblicato un articolo riguardante la competizione per la presidenza del Consiglio di Stato, vacante dal 1° ottobre 2015, affermando che, tra i candidati più accreditati, vi fosse l’allora Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione del Governo tecnico guidato dal Sen. Mario Monti, poiché avrebbe un profilo tale da “agevolare il confronto con Palazzo Chigi, principale interlocutore istituzionale del Consiglio di Stato”;- in data 8 gennaio 2012 e 24 novembre 2013, il medesimo quotidiano pubblicava alcuni articoli nei quali si ricordava come lo stesso ex ministro Filippo Patroni Griffi, dopo avere preso in locazione un appartamento di 109 mq. prospiciente il colosseo in via del Monte Oppio n. 12, ne otteneva nel 2008 l’assegnazione in proprietà al prezzo di € 177.000, e cioè con uno sconto di € 623.000, avvalendosi della sentenza n. 5961 del 2005, emessa dalla sesta sezione del Consiglio di Stato di cui lo stesso ex ministro era all’epoca ed è anche oggi presidente di sezione;- tale sentenza, sulla base di una perizia ivi disposta, qualificava quell’immobile come “non di pregio”, nonostante il sottosegretario del Ministero dell’Economia e delle Finanze, Maria Teresa Armosino, avesse dichiarato di essersi fermamente opposta, con il decreto poi annullato dal Consiglio di Stato, a quella che ad ogni effetto pareva essere una finzione, per aggiudicarsi un immobile di eccezionale interesse al prezzo di una casa popolare di periferia;- quest’ultima ha più volte sottolineato di essere stata addirittura sbeffeggiata da un importante inquilino di quel palazzo con la frase “hai visto che alla fine hai perso la tua battaglia?”, potendosi presumere che soltanto un collega avrebbe potuto ritenersi autorizzato a dare del tu all’esponente di Governo;- in aggiunta, come riferito dal quotidiano “Il Giornale” del 15 gennaio 2012, la stessa sesta sezione del Consiglio di Stato emetteva una sentenza gemella, la n. 5960 del 2005 relativa allo stabile di via Nicola Salvi n. 68, anch’esso prospiciente il Colosseo, sulla base di una perizia ivi definita “fotocopia”, chiedendosi ovviamente come in due stabili adiacenti potessero rinvenirsi le stesse sorprendentemente identiche lesioni alle strutture; – sui fatti in questione la Procura della Repubblica di Roma ha aperto un’inchiesta, affidata all’allora Procuratore aggiunto dr. Alberto Caperna, poi prematuramente scomparso il 14 ottobre 2012, il cui esito come reso noto è stato di archiviazione per insussistenza di reati;- le relative risultanze, come d’obbligo, avrebbero dovuto essere trasmesse ai titolari dell’azione disciplinare nei confronti dei magistrati amministrativi coinvolti, e cioè al Presidente del Consiglio dei Ministri e al Consiglio Superiore della Magistratura;- tuttavia, non si ha notizia di alcuna indagine interna, mentre, risulta che inspiegabilmente le due sentenze del Consiglio di Stato siano state tolte dal sito Web dove normalmente tali decisioni sono accessibili al pubblico, nonostante paradossalmente siano ivi consultabili le due sentenze appellate del TAR Lazio, sez.II; – nel frattempo, il dr. Patroni Griffi ha assunto l’incarico di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri del governo Letta dal giorno 28 aprile 2013, cioè da quando presumibilmente la notizia di rilevanza disciplinare, proveniente dall’inchiesta del dr. Caperna, avrebbe dovuto pervenire alla stessa Presidenza del Consiglio, per esserne valutato l’inizio, così determinandosi un vistoso conflitto di interessi; – il dr. Patroni Griffi, infine, nell’intervista rilasciata al Corriere della Sera in data 4 giugno u.s., nel ricordare il suo ruolo fondamentale di coautore della legge Severino, ne sosteneva la retroattività, avallandone così gli effetti più perversi ed incostituzionali;si chiede di sapere: se siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa e, in caso affermativo, se intendano adottare i doverosi atti conseguenti a quello che ad ogni elementare analisi appare essere un vero e proprio intrigo di Stato, abilmente coperto da mani esperte ed interne alle Istituzioni, anche segnalandone il prevedibile danno erariale alla Procura Regionale della Corte dei Conti. 
La vicenda di Patroni Griffi l’abbiamo citata anche noi nell’articolo “Consiglio di Stato, chi sarà l’onesto che presiederà un organo in grado di dirottare ben 500 miliardi di euro?“. Alcuni degli articoli dell’epoca sulla vicenda della cricca da cui emerse anche il nome di Griffi che poi ne uscì illeso, furono cancellati dalla rete nonostante fossero stati pubblicati mentre la vicenda era in corso. Trascriviamo quanto già ricordato in precedenza:
“Il Fatto Quotidiano che fa il nome di Patroni Griffi, è lo stesso che 3 anni fa denunciava quell’assurda vicenda in cui rimase coinvolto l’ex Ministro Scajola (chi ricorda la “Cricca” e la vicenda Anemone Balducci?), colpevole di aver acquistato “una casa a sua insaputa” con vista Colosseo, (poi assolto perché il fatto non costituisce reato n.d.r.), vicenda per cui, all’epoca, l’ex Ministro annunciò le sue dimissioni. In quello stesso periodo, lo stesso Fatto Quotidiano, rese nota una vicenda analoga che però atteneva proprio all’Ex Ministro della Pubblica Amministrazione Patroni Griffi, in un articolo del 7 gennaio 2012 di cui conserviamo solo il permalink, in quanto l’articolo pare sia stato rimosso dal sistema. Non conoscendone il motivo, abbiamo provato a cercare lo stesso articolo in rete e siamo riusciti fortunatamente a trovarlo sul buon Dagospia.
In sostanza, i fatti raccontati dal Fatto di quasi 4 anni fa, dipingevano un Patroni Griffi affarista che aveva acquistato una casa con vista Colosseo per 177 mila euro (“pagandola meno di Scajola”, sottolineava Il Fatto) e poi l’aveva rivenduta ad un conte che produceva vino in Puglia per 800 mila euro. “Un affare da 623 mila euro scriveva il Fatto che, semmai, testimoniava l’incredibile talento di Griffi nel saper amministrare le proprie economie. Nonostante a molti la casa sembrasse “di prestigio”, era descritta dallo stesso Patroni Griffi come “popolare”.
E’ anche vero però che come ci fa notare la nostra fonte “ci furono anche perchè la giustizia amministrativa non pose il caso alle azioni disciplinari”. In realtà questo sarebbe il minimo, perchè la riforma dei TAR rischia di diventare un’arma a doppio taglio nelle mani di questo Governo. Cosa accadrebbe infatti, alla luce di oggi, dello scandalo Salva-Banche se i poteri dei TAR venissero improvvisamente ridimensionati? E soprattutto cosa c’entrano le banche in tutta questa storia?
Ci limitiamo a constatare quanto scritto in precedenza:
LE DIMISSIONI DI GIANNINI – L’ex Presidente Giorgio Giovannini si era infatti dimesso nel giugno scorso per protesta, perché ignorato dopo aver dichiarato che il Consiglio di Stato sarebbe rimasto privo di organico a seguito dei pensionamenti previsti per fine anno. Anche lo stesso Giovannini infatti sarebbe andato in pensione a dicembre 2015, assieme all’attuale vicepresidente del consiglio di Stato. Queste, almeno, sono le sue dichiarazioni ufficiali e non sappiamo se, in realtà, ci sia dell’altro. Quello che sappiamo è che il Consiglio di Stato ha la facoltà di rompere le scatole ai potenti o di agevolarne gli affari (compresi quelli bancari, n.d.r.), basti citare l’ultimo caso balzato alle cronache, lo scandalo della Banca di Spoleto venduta a seguito di un commissariamento voluto da Bankitalia a Banco Desio. Manco a dirlo, la vicenda è stata pubblicata da Il Fatto Quotidiano che rende nota l’iscrizione di Visco, governatore di Bankitalia, nel registro degli indagati dal settembre 2015 per “concorso in corruzione”, “abuso d’ufficio e truffa”, e “infedeltà a seguito d’azione o promessa di utilità”. Nella vendita della Banca di Spoleto, Visco avrebbe ignorato l’offerta di una banca di Hong Kong superiore di ben 100 milioni di euro all’offerta di Banca Desio, che poi si sarebbe aggiudicata la compravendita. Con quest’operazione, le quote dei soci della cooperativa “Spoleto Credito e Servizi” risultavano diminuite al 10%. L’inchiesta della magistratura umbra, diretta dal pm Gennario Iannarone, coInvolgerebbe altri commissari di Bankitalia (Giovanni Boccolini, Gianluca Brancadoro e Nicola Stabile), i componenti del comitato di Sorveglianza (Silvano Corbella, Giovanni Domenichini e Giuliana Scognamiglio) e l’attuale presidente di Bps, Stefano Lado, che è vicepresidente di Banco Desio.
La vicenda non termina così anzi, è proprio nell’epilogo che interviene il Consiglio di Stato, allora presieduto da Giovannini: a seguito della compravendita di BPS, l’istituto venne poi commissariato così come venne commissariato Spoleto Crediti e Servizi, ma il commissariamento venne annullato dal Consiglio di Stato. Era febbraio 2015.
Nonostante i riferimenti del Fatto siano precisi e riportino date e nomi altrimenti confutabili,fonti della Banca d’Italia hanno comunicato che “l’Istituto non è a conoscenza di alcuna iniziativa dell’autorità giudiziaria”. Una piccola precisazione sulla banca di Hong Kong ce la fa notare un commentatore attento: “Nit Holding di Hong Kong famosa per avere millantato un’analoga offerta per MPS di 10 mlrd di euro rivelatasi poi fasulla. Dichiaravano che il bonifico era partito, ma non arrivava mai….. La vicenda mi ricorda il rinvio a giudizio dell’ex governatore Fazio prosciolto da pressochè tutte le accuse, la cui maggiore colpa è stata quella di avere ingenuamente dato fiducia ad un banchiere (Fiorani) che non la meritava”. 
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