10 dicembre 2015

LA MERKEL PRONTA AL PIANO B PER USCIRE DALL’EURO?

LA MERKEL PRONTA AL PIANO B PER USCIRE DALL’EURO?


- di Antonio M. Rinaldi –
Mentre la classe dirigente politica italiana continua ad invocare a senso unico il “più Europa”, la Germania della Merkel sta seriamente mettendo a punto un Piano B per uscire dall’attuale euro. La notizia è trapelata da uno dei consiglieri economici più influenti ed ascoltati dal presidente Hollande, Gael Giraud, il quale ha candidamente ammesso di essere a conoscenza che si sta delineando un Piano B che consentirebbe ai paesi del Nord Europa di creare una nuova moneta.
Nella pratica la Germania, insieme ai suoi satelliti Austria e Olanda, sta mettendo a punto una sorta di supereuro, ovvero di un euromarco, per svincolarsi dagli eventuali oneri che si genererebbero da un prossimo probabile fallimento della moneta unica.
La stessa Merkel, il cui gradimento fra il suo elettorato ultimamente ha subito un sensibile arretramento non per altro per la fallimentare gestione dell’emergenza migranti, ha fondati timori che in caso di crisi di sostenibilità dell’euro i cittadini tedeschi non tollererebbero nessun tipo di sostegno a proprie spese verso altri paesi europei in difficoltà.
A questo punto entrerebbe in azione un Piano B per sganciare la Germania dal resto dei paesi eurodotati con l’adozione di una moneta propria che gli consentirebbe non solo di perseguire la politica economica a lei congeniale imperniata sulla stabilità dei prezzi e il rigore dei conti pubblici fino al perseguimento del principio del pareggio di bilancio, ma soprattutto di non partecipare più a salvataggi e aiuti che trasferirebbero dalla propria alle altrui economie ingentissime risorse non più tollerate e “digerite” dalla popolazione.
Insomma la Germania cinica calcolatrice disponibile ad essere portabandiera dell’euro finché questo gli ha consentito vantaggi e a scappare subito per prima non appena le circostanze non gli sono più favorevoli.
Inoltre se la Germania e i paesi che gli andranno dietro faranno la mossa per primi, avranno l’enorme vantaggio di dettare le regole del nuovo equilibro di forze che si determineranno in Europa, mentre chi rimarrà con l’euro “zoppo” ne subirà passivamente le conseguenze.
Sarebbe pertanto quanto mai opportuno di predisporre un “contro Piano B” da parte dei paesi esclusi dal programma tedesco, con in testa la Francia, l’Italia e la Spagna, per cogliere invece un’ottima opportunità e non essere colti all’improvviso dall’uscita della Germania. In fondo i soli tre paesi citati possono contrapporre sia una popolazione che un PIL nettamente superiori di quelli che si creerebbero dall’aggregazione voluta dalla Merkel e questo consentirebbe la nascita di un “euro-latino” basato su una politica economica molto più vicina alle esigenze dell’economia reale rispetto a quello a cui siamo stati ormai abituati a sopportare da più di sedici anni. Insomma se ben gestito il contro-piano dei “paesi latini” potrebbe rivelarsi vincente nella sfida contro la scelta tedesca di creare un nuovo ordine monetario.
Naturalmente i problemi tecnici correlati ad una vera e propria scissione dell’euro sono notevoli, ad iniziare dalla BCE e dal sistema Target 2, ma tutto è risolvibile in funzione del principio del “danno minore”, cioè di fronte al disastro finanziario completo si cercano di fare scelte con i minori effetti collaterali possibili.
Naturalmente, in tutto questo scenario, l’unico raglio che si sente nella Penisola è sempre e solamente: “Subito gli Stati Uniti d’Europa”!
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