06 dicembre 2015

La Boschi fugge e si rifugia a Ercolano



Sotto accusa per il caso dell’Etruria, il ministro si tiene lontana dalla sua Arezzo Ai «banchetti» del Pd sfila la falsa unità del partito: tra sette giorni di nuovo divisi

Altro che banchetti, la mobilitazione de Pd «Italia Coraggio» è il grande banchetto di Natale del Pd. E in quanto tale vede, per un giorno, la moratoria sui veleni, le scaramucce e i dissapori. Come in qualsiasi pranzo della Festività per una grande famiglia, dove accorrono allo stesso tavolo il ramo riuscito bene e quello un po’ più sfigato. Il cugino che ha fatto strada, la sorella secchiona e il cognato non troppo a suo agio. Dunque, mentre in Tv passano le pubblicità di panettoni in scenari di calda armonia, vietato fare malizie. Tipo notare che il ministro Boschi ha preferito scendere a Ercolano piuttosto che affacciarsi sul suo territorio, Arezzo e dintorni, dove per molti risparmiatori di Banca Etruria (dove il papà del ministro è stato vice presidente e il fratello lavorava) il pranzo di Natale, quello vero, sarà più amaro.
Non fa niente. È il pranzo di Natale. E i renziani recitano la poesia sotto l’albero, in un trionfo di tweet, dichiarazioni, sorrisi d’avorio. Debora Serracchiani, Lorenzo Guerini, Matteo Orfini che plaude alla «bellissima giornata», Ernesto Carbone che da Messina evidenzia il «grande entusiasmo». Senza il bisogno di citare la gioia e l’attivismo di Renzi, che twitta e dichiara tutto il twittabile e dichiarabile.
Arriva anche l’altro «ramo». Con Bersani che, dalla provincia di Piacenza, tra il sessantottino e il napoleonico sogna un Pd come «collettivo, dalle Alpi alla Sicilia». Per le Piramidi ci stiamo attrezzando. Cuperlo, da Roma, riconosce che «quando un partito esce dalle sedi, dai circoli, dalle sezioni e si confronta con i cittadini e ascolta le critiche, è un segno di vitalità». Il senatore Miguel Gotor posta su twitter un selfie felice da Trastevere con «iscritti, eletti, simpatizzanti ed elettori». Che bello, è il pranzo di Natale, e sono lontani i tempi in cui Berlusconi accusava la sinistra di essere triste. Ora sono foto di gruppo, gioventù e amicizia. In un’iconografia, per una nemesi curiosa, proprio vagamente berlusconiana. Il nome «Italia Coraggio» ricorda tanto quell’«Italia, Forza!» degli azzurri, elezioni politiche 2006.
Sulla prima pagina dell’ Unità la grande foto di bandiere e militanti richiama alle istantanee delle piazze del Cav divenute, negli anni, narrazione del popolo dei «liberi che vogliono restare liberi». Che bello, è il pranzo di Natale. E vanno nel cassetto i grandi nodi delle amministrative. Napoli, dove Bassolino incombe, Milano, dove Pisapia non si doma e Roma con le mille incognite, il salto in avanti di Fassina da sinistra e la minaccia di una ricandidatura Ignazio Marino. Fino alle perfomance economiche pessime, di un Paese dove si allarga il divario tra Nord e Sud e i giovani si perdono per strada.
Che bello, è il pranzo di Natale. E quando, a sera, come certi malinconici ammazzacaffè che riportano la mente alle «cose da fare dopo le Feste», sfuma l’effluvio dei tweet, delle foto, delle dichiarazioni e i video, la mente si posa sugli appuntamenti del prossimo fine settimana. Da un lato, la sesta edizione della Leopolda renziana a Firenze. Dall’altro lato, la kermesse promossa da Gianni Cuperlo (Sinistradem), Sergio Lo Giudice (Rete Dem) e Roberto Speranza (Sinistra riformista). Scopo? «Radicare l’ancoraggio del Pd nel campo della sinistra». Niente di strano, una grande famiglia è una grande famiglia. Quando Natale finisce i parenti tornano ognuno serpente dell’altro. E dunque, sulla mobilitazione di ieri, viene a mente il tweet del Senatore a Cinque Stelle Nicola Castaldi, che tagliente ha scritto «ItaliaScoreggia», ironizzando su Italia Coraggio. Magari pensando anche alla volatilità delle flatulenze. Ma no, Castaldi ha torto. È stato un bel pranzo di Natale. Soltanto che, come arriva, passa.

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