11 dicembre 2015

Banchieri, governanti, e “parco buoi”

Banchieri, governanti, e “parco buoi”


- di Filippo Ghira –
Il suicidio di Luigino D’Angelo, il pensionato di Civitavecchia che, a causa del decreto 183 che ha salvato quattro banche dal fallimento ma che, nel caso specifico, ha fatto volatilizzare tutti i suoi risparmi (ben 110 mila euro investiti nei cosiddetti “bond subordinati” della Banca Popolare dell’Etruria) e quelli di altre migliaia di obbligazionisti, ha innescato tutta una serie di reazioni dove la rabbia diffusa per l’episodio in sé si è mischiata all’indignazione per le iniziative di un governo che, di fatto, si trova sempre schierato a fianco dei vertici bancari e contro i cittadini.
Come dimostra la recente norma dell’Unione europea, subito trasformata in legge dalle Camere, che stabilisce come, in caso di un dissesto bancario, a coprire i buchi di bilancio debbono essere chiamati a rispondere anche i titolari di conti correnti con importi superiori a 110 mila euro. Una legge approvata nel silenzio assordante dei media e che ha visto la convergenza di interessi del Partito Democratico, di Scelta civica, di Forza Italia e del Nuovo centro destra, tutti uniti quando si tratta di legarsi ai veri padroni d’Italia.
Il suicidio del risparmiatore, e il precipitare nella povertà di tanti suoi compagni di sventura, ha spinto il governo ad annunciare, tramite la ministra delle Riforme, Maria Elena Boschi, che si interverrà per “andare incontro ai non tutelati”, ai titolari di bond subordinati e quindi di crediti che il decreto ha semplicemente cancellato. Dove l’andare incontro, si spera che non si risolverà nella classica pacca sulle spalle. Ma per ora, di più, non è dato sapere.
Le quattro banche in questione sono Banca delle Marche, appunto Banca Popolare dell’Etruria, CariFerrara e CariChieti. L’aspetto curioso, tanto per usare un eufemismo, di tutta la faccenda è che il padre della ministra è stato per otto mesi vicepresidente della Banca dell’Etruria. D’accordo che il Partito Democratico è diventato il partito delle banche e che i vertici dei tre principali istituti italiani sono passati armi e bagagli con Renzi, ma a tutto c’è un limite. Soprattutto alla decenza. Renzi, da parte sua ha messo le mani avanti sostenendo testualmente che «è impossibile per le regole Ue salvare in modo definitivo gli azionisti e gli obbligazionisti subordinati ma – ha assicurato – stiamo cercando con grande impegno e tenacia di individuare una soluzione, nei limiti delle regole europee». Tale da offrire “una forma di ristoro” a chi ha perso i propri risparmi. Forse, dei buoni pasto?
In ogni caso, ha rivendicato Renzi, con il decreto salva-banche abbiamo «salvato migliaia di posti di lavoro e tutti i conti correnti».
Che Renzi si trinceri dentro l’alibi delle norme europee, come se queste fossero sempre giuste e perfette, la dice lunga sul fatto che l’ex sindaco e i suoi trovino normale che chi ha prestato i propri soldi alla banca, come obbligazionista, debba essere considerato corresponsabile della gestione. Una pretesa fuori da ogni logica ma che in Europa come in Italia si è ritenuto normale imporre ai cittadini. Nello specifico i familiari del suicida hanno ricordato che quelle obbligazioni “subordinate” erano state garantite dalla stessa banca come ultra sicure. E qui casca l’asino. Nello specifico infatti, le obbligazioni subordinate sono caratterizzate sia da una tipologia piuttosto vasta che da una rischiosità superiore alle normali obbligazioni. Hanno una cedola periodica ma spesso la loro scadenza è molto lontana nel tempo e l’emittente, la banca, può decidere a piacimento quando rimborsarle. Essendo più rischiose delle obbligazioni normali (il principio è che i titolari in caso di dissesto verranno rimborsati dopo gli obbligazionisti normali), offrono un rendimento superiore. Adesso mettiamoci nei panni di un cittadino medio che non conosce più di tanto i meccanismi economici e finanziari, che si aspetta o si illude che la banca si preoccupi in primo luogo di tutelare i suoi risparmi. Un pensionato che crede a quanto gli viene raccontato sui guadagni che ci si possono aspettare da questo o quel titolo. A chi dovrebbe credere, se non alla sua banca? Significativo è stato il giudizio del commissario europeo ai servizi finanziari, Jonathan Hill, che ha sostenuto che le quattro banche «hanno venduto prodotti inappropriati a persone che forse non sapevano cosa compravano». Insomma le suddette banche gli avrebbero venduto titoli spazzatura. Hill ha però precisato che le misure prese dal governo sono compatibili con la legislazione Ue sui salvataggi bancari.
La Boschi aveva fatto il pesce in barile ricordando che quel tipo di obbligazionisti «sono soggetti che anche in altre esperienze straniere non hanno avuto tutele». Della serie: noi più di tanto non possiamo fare, vedremo, eccetera. Da parte sua la procura della Repubblica di Civitavecchia ha aperto un fascicolo a carico di ignoti nel quale si ipotizza il reato di istigazione al suicidio. Ancora non è chiaro se gli ignoti vadano cercati nella banca o nel governo. Ma, al di là delle battute macabre, il problema è ben più vasto. Le istituzioni europee, sulla scia dell’America, continuano a vedere le banche come il fulcro del sistema economico quando al contrario dovrebbe esserne un supporto. Tutti i miliardi regalati di fatto dalla Banca centrale europea alle banche non hanno avuto gli effetti desiderati nel sostenere una ripresa economica. Pochi prestiti alle imprese e alle famiglie ma acquisti di titoli di Stato che hanno garantito entrate costanti sotto forma di interessi e che hanno permesso di ricostruire il patrimonio, intaccato da speculazioni su titoli a rischio, ma dagli alti rendimenti. Titoli che le banche, comprese quelle italiane, non hanno mai smesso di acquistare tanto che si è tornati alla stessa situazione del 2007-2008 quando il sistema finanziario internazionale rischiò di collassare su stesso. E la politica non sa fare altro che continuare a mettere in atto meccanismi tali da fare pagare ai cittadini le colpe dei banchieri.

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