17 dicembre 2015

BANCHE, NESSUNO METTE IN DISCUSSIONE IL SISTEMA A “RISERVA FRAZIONARIA”


di MATTEO CORSINI
“Lo Stato non può farsi carico dell’ammontare complessivo dei risparmi andati in fumo dei piccoli obbligazionisti. La responsabilità primaria di quanto avvenuto è del sistema bancario, che quindi dovrà concorrere sicuramente e con un contributo importante per rispondere alle richieste dei cittadini più deboli coinvolti in questa vicenda. Noi faremo la nostra parte. Stiamo studiando una misura che tenga conto della delicatezza specifica della questione ma al tempo stesso sia in linea con le regole del mercato. Altrimenti rischiamo di creare un precedente serio”. Nella generale confusione che caratterizza la vicenda di quello che è stato definitosalvataggio di quattro banche da tempo in amministrazione straordinaria, anche il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta, ha detto la sua.
Il ministro Padoan, per allontanare i sospetti di aiuti di stato da parte della Commissione europea, è arrivato a parlare di “aiuti umanitari” a cui il governo starebbe pensando per alleviare le perdite subite dai possessori di obbligazioni subordinate emesse dalla banche in questione, che hanno perso l’intero capitale investito. Renzi e i suoi sostenitori vanno in giro dicendo che il governo ha salvato quelle banche, main realtà, al netto di una parziale garanzia prestata da Cassa Depositi e Prestiti, l’onere è andato a carico delle altre banche. Un conto piuttosto salato, superiore a 3,6 miliardi. Oltre all’azzeramento delle azioni e delle obbligazioni subordinate emesse dalle quattro banche in questione, che richiederebbe un “intervento umanitario”.
Baretta parla, senza apparentemente supporre di rendersi ridicolo, di una misura “in linea con le regole del mercato”. Una misura in base alla quale ogni euro versato a chi ha subito perdite (e come stabilire chi risarcire e in quale misura sarà ovviamente deciso politicamente) verrà in parte dai contribuenti, e in parte ancora una volta dalle altre banche. Le quali aggiungeranno altri oneri a quelli già sostenuti per consentire a Renzi di dire che il governo ha salvato le banche. In ultima analisi, saranno gli azionisti delle banche sane (o meno malate) a sobbarcarsi gran parte dell’onere, e in parte forse anche i clienti di queste banche sane (o meno malate). Soggetti che si suppone siano anche contribuenti. Gira e rigira, si arriva sempre al contribuente.
Il fatto è che in Italia l’educazione finanziaria è a livello di pressoché totale analfabetismo, e questo può cambiare da un giorno all’altro, anche volendo. Né mi pare che lo Stato, in qualità di monopolista di fatto della fornitura di istruzione, abbia finora dimostrato grande interesse ad alleviare l’ignoranza dei rudimenti di finanza personale degli studenti italiani.
Ne consegue che gran parte dei risparmiatori può effettivamente aver sottoscritto o acquistato obbligazioni subordinate senza la necessaria consapevolezza dei rischi che andava assumendo. E se lo Stato non tollera l’ignoranza quando si tratta di pagare tasse e rispettare i tanti obblighi o divieti che impone alle persone nella vita di tutti i giorni, è ben lieto di soccorrere (sempre con i soldi altrui) dei risparmiatori (forse) inconsapevoli, magari citando l’articolo 47 della Costituzione (mai citato quando si invoca l’aumento dell’inflazione per alleviare l’onere del debito pubblico).
Resta il fatto che norme a tutela degli investitori ne esistono già (per esempio la direttiva Mifid), e invece di addossare indistintamente a tutte le banche (quindi ai loro azionisti e clienti) ulteriori oneri, dovrebbero essere chiamate a rispondere delle eventuali violazioni solo le banche o altri intermediari che hanno collocato quelle obbligazioni.
In tutto il dibattito in corso, tra l’altro, nessuno ha minimamente voluto affrontare la questione del perché le banche siano così fragili e soggette a rischio di contagio.Nessuno ha voluto mettere in discussione il sistema della riserva frazionaria. Il motivo è duplice: in alcuni casi si tratta di ignoranza, in altri si è consapevoli che ridimensionando (o, meglio, abolendo) la riserva frazionaria il credito sarebbe molto più limitato e, di conseguenza, costerebbe di più. Per tutti costoro è molto meglio andare avanti a fondi di garanzia (che non potrebbero comunque far fronte a crisi sistemiche) o, peggio ancora, a interventi ridicolmente definiti umanitari, dove l’umanitarismo (coatto) è sempre quello degli altri.
 Fonte: Il Miglio Verde
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