13 novembre 2015

Tra massoni e finanza, ecco chi sostiene la propaganda LGBT

Tra massoni e finanza, ecco chi sostiene la propaganda LGBT
- di Mirko De Carli

A livello internazionale troviamo diversi soggetti decisamente attivi nel sostenere in varie forme le lobby lgbt: organismi internazionali, fondazioni bancarie, filantropiche e multinazionali. Tutte realtà accomunate spesso dalla partecipazione attiva alle cosiddette battaglie per i diritti civili. Qualche anno fa lo scrittore Vittorio Messori alla domanda ‘chi finanzia coloro che vogliono abbattere la famiglia naturale’ ha risposto senza mezze misure: ‘Alcuni settori della massoneria, l’organizzazione mondiale della sanità, le grandi lobby omosessuali internazionali, influenti settori del partito socialista europeo e i partiti di vecchia ispirazione marxista trasformati in aggregazioni cosiddette liberal’.

Dietro i movimenti a favore del riconoscimento del matrimonio omosessuale operano quindi apparati di potere che programmano e finanziano la propaganda pro lgbt. Non comprendere questo significa non arrivare a capire le ragioni per cui le istituzioni internazionali siano così appassionate a festival come i ‘gay pride’. È un dato incontestabile l’attivismo delle lobby lgbt all’interno delle Nazioni Unite: ogni settimana vengono sollecitate iniziative per imporre agli Stati membri ONU il riconoscimento legale dell’unione tra persone dello stesso sesso all’interno dei meccanismi internazionali di attuazione e controllo dei diritti umani, pena le continue pressioni e le persistenti dichiarazioni di condanna verso gli Stati che non favoriscono politiche di tale ispirazione.


Affianco a questo troviamo l’alta finanza: la lobby omosessuale internazionale, molto attiva a New York, Washington e Bruxelles riceve contributi sia dalle private corporation americane sia dai governi ed istituzioni europee ed internazionali. Il tutto avviene sotto forma di donazioni a organizzazioni non governative per, ad esempio, la lotta all’Aids. Uno dei maggiori contribuenti del mondo lgbt risulta essere l’organizzione ‘Catholic for a free choice’: un ente che insieme all’ILGA (International Gay and Lesbian Association), di cui vi ho parlato nei giorni scorsi sulle colonne de La Croce, opera quotidianamente a Bruxelles per imporre ai legislatori europei il riconoscimento del matrimonio omosessuale negli Stati in cui ancora non è divenuto legge.
CFFC (acronimo di Catholic for a free choice) è finanziata da diverse fondazioni: Playboy Foundation, MacArthur Foundation, la fondazione della casa automobilistica Ford (con oltre un milione di dollari), Open Society Institute del finanziere George Soros, Goldman Fund, Turner Foundation e Rockfeller Foundation. Tanto per citarne alcune. A queste vanno poi aggiunte aziende riconosciute a livello internazionale come Kodak, American Airlines, Apple, Citigroup, Microsoft, Toyota ed Ubs che sovvenzionano le lobby lgbt di Washington: prima fra tutte la ‘Human Right Campaign’. Un’azienda che eccelle nel proprio attivismo, non solo finanziario, a favore di queste lobby è Motorola, la quale impone ai propri dipendenti corsi di formazione contro l’omofobia nell’ambito dei quali non viene garantita la possibilità di dissentire o di esprimere pareri contrari a quanto proposto.

Oltre a questi casi nota è la vicenda dei finanziamenti arrivati dai fondi ‘hedge’ (fondi speculativi della finanza creativa) per sostenere le campagne volte a far cancellare la legge, approvata nello stato della California con referendum popolare , che afferma come unico matrimonio riconosciuto per legge quello tra un uomo ed una donna. Queste esperienze, questi numeri e questi fatti documentano e certificano sempre più una verità: ci sono miliardari, banche e fondi di investimento che sovvenzionano con milioni di euro e dollari le campagne pro lgbt. Il tutto perché il soggetto consumatore è economicamente più interessante del soggetto famiglia. Più un bambino diventa un oggetto di desiderio e non il frutto di un amore autentico più il business di certi settori aumenta: stiamo attraversando le nefaste conseguenze del consumismo di cui Giovanni Paolo II ne ha più volte sottolineato la pericolosità. A noi, oltre il dovere di conoscere quanto accade e raccontarlo a chi ancora non ha piena consapevolezza, il compito di appellarsi alle istituzioni affinché non continuino a ritenere vantaggioso sostenere lobby che del futuro degli Stati hanno ben poco interesse ma favoriscano politiche di sostegno reale al vero motore dell’economia: la famiglia naturale.

Fonte: La Croce Quoridiano 11/11/2015
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