09 novembre 2015

L’Italia di Renzi: duri con la Siria, proni con l’Arabia Saudita

L’Italia di Renzi: duri con la Siria, proni con l’Arabia Saudita

- di Giorgio Nigra –

Roma, 9 nov – Se c’è da sostenere le imprese italiane che portano la nostra eccellenza nel mondo, ben venga. Però diciamocelo, suona comunque ipocrita la visita di Matteo Renzi in Arabia Saudita, dove il nostro premier è attualmente ospite di uno dei più ottusi, retrogradi, corrotti, liberticidi governi del mondo.

Il presidente del Consiglio è a Riad da ieri. Domenica ha incontrato il Principe ereditario e ministro dell’Interno, Mohammed bin Nayef, e il vice Principe Ereditario e ministro della Difesa, Mohammed bin Salman. Stamattina, invece, Renzi ha visitato il cantiere della metropolitana di Riad, nel quale lavora l’azienda italiana Salini Impregilo. Alle 13 incontrerà Re Salman bin Abdulaziz Al Saud al Palazzo Reale.

“Questa linea della metro di Riad è la più lunga delle 6 in costruzione in città: 42 km, come una maratona. Ed è realizzata da tecnologia italiana, imprese italiane. È molto significativo che l’Italia sia vista non solo come Paese dove andare a fare una vacanza ogni tanto ma in grado di offrire grandi opportunità”, ha detto il premier.

Tanta devozione agli interessi nazionali sarebbe ammirevole, se non venisse da un privatizzatore convinto come Renzi.

Ma soprattutto stupisce la “normalità” delle relazioni fra Arabia Saudita e Italia: tutti gli esponenti del governo che alzano la voce contro “l’autocrate” Putin o “il dittatore folle” Assad non hanno nulla da dire? Le battaglie contro le minime violazioni dei diritti di donne e gay in ogni angolo del globo ora finiscono sotto al tappeto?

Si potrebbero al limite invocare le ragioni della realpolitik, che non concede spazio alle istanze umanitarie, ma questo argomento è messo fuori gioco dalla retorica demonizzante con cui anche il governo italiano si è messo a insultare la Siria, che al confronto del regno dei Saud è il paradiso delle libertà civili. Il nostro machiavellismo, alla fin fine, si limita a stendere il tappeto rosso ai fomentatori del terrorismo e del disordine globale.

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